Sunday, 18 Nov 2018

A sei anni dall’incidente la bonifica di Fukushima appare sempre più problematica

Sono passati sei anni da quando sono iniziate le operazioni di bonifica della centrale nucleare di Fukushima Daiichi ma le prospettive di poter recuperare lo stabilimento sono ormai esigue a causa della situazione disastrosa.

L’11 marzo 2011 un forte terremoto al largo delle coste di Fukushima provocò un violento tsunami che allagò l’impianto danneggiandolo e causò la fusione del nocciolo del reattore due cui seguirono diverse esplosioni e dispersione di materiale radioattivo nell’oceano e nell’aria. Nelle ore successive all’incidente , migliaia di persone sono state velocemente evacuate e questo ha evitato malattie e morti causati dal fallout radioattivo. Nei giorni immediatamente successivi iniziarono i lavori di bonifica e ripristino dell’impianto e dell’area circostante. Fin dall’inizio è apparso evidente che si sarebbe trattato di un lavoro difficile che sarebbe dovuto durare per decenni.

Purtroppo, a sei anni di distanza, appare ormai chiaro che una bonifica totale dell’area sarà molto più problematica e costosa di quanto inizialmente previsto e il lavoro potrebbe durare secoli invece che decenni.

Quest’anno, le radiazioni emesse da una delle vasche di contenimento dei reattori della centrale hanno raggiunto il loro livello più alto dopo l’incidente che si è verificato nel 2011. Al momento, a quanto pare, un essere umano che si avvicinasse a quella vasca morirebbe in meno di un minuto. Perfino due speciali robots, appositamente progettati per operare in condizioni estreme di inquinamento radioattivo, sono andati perduti mentre si tentava di indagare sull’effettivo stato del reattore. I valori radioattivi registrati attualmente sarebbero addirittura sette volte superiori a quelli registrati nell’immediatezza dell’esplosione. Si parla di circa 530 Sievert per ora, contro i 73 Sievert per ora registrati subito dopo l’incidente. Basti pensare che la normale radiazione naturale di fondo si aggira, mediamente, intorno ai 2,4 milliSievert all’anno. Nella stessa vasca le indagini effettuate con strumenti automatici hanno evidenziato che si è creata una voragine di oltre due metri di diametro di cui, al momento, non si conosce la profondità e che fa sospettare che il nocciolo fuso del reattore stia sprofondando nel terreno con possibili conseguenze al momento sconosciute.

I costi dell’operazione di bonifica per i prossimi 40 anni sono stimati  molto vicini a 200 miliardi di dollari ma la stima è già più che raddoppiata rispetto a tre anni fa.

Intanto, nella regione, molte persone cominciano a tornare nelle proprie case sfidando la radioattività poichè il governo giapponese ha revocato l’ordine di evacuazione.

Il quadro della situazione, quindi, si presenta desolante e la preoccupazione resta alta.

Negli anni successivi all’incidente di Fukushima lo sviluppo del nucleare come forma di energia relativamente pulita è notevolmente rallentato a causa delle incognite di sicurezza evidenziate dalla tecnologia in uso di fronte ad eventi catastrofici naturali o a gravi errori umani, come fu nel caso di Chernobyl. Si sta ancora aspettando il nucleare di quarta generazione che dovrebbe essere teoricamente a prova di incidente ma l’esperienza ci ha insegnato che la sicurezza del 100% non esiste e che, probabilmente, per avere centrali davvero sicure sarà necessario aspettare che vengano sviluppate nuove forme di sfruttamento della forza dell’atomo.

Nel frattempo diventano sempre più interessanti ed efficienti i sistemi di sfruttamento dell’energia da fonti rinnovabili, particolarmente spinti da sognatori come Elon Musk di cui parleremo in prossimo articolo.

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