Monday, 24 Sep 2018

Sette ragioni per le quali oggi rischiamo una pandemia globale

Pensateci: un solo colpo di tosse, un bacio, un tocco o persino un morso potrebbero cambiare la nostra vita e quella di tutti coloro che ci sono intorno per mesi o addirittura anni.

 Gli esperti di salute pubblica ritengono che oggi l’umanità sia più che mai a rischio di epidemie su vasta scala, molto più difficili da contenere di quelle di SARS, influenza suina, Ebola e Zika, che abbiamo visto negli ultimi anni.

Siamo pronti per la prossima epidemia globale?

Ora ciò che dobbiamo chiederci è se siamo in grado di affrontare un’epidemia globale.
Più di 28.000 persone sono state infettate durante l’epidemia di EBOLA tra il 2014 e il 2016, con oltre 11.000 morti.
Intanto, al 10 marzo, 84 paesi hanno segnalato la presenza di focolai di Zika sui loro territori. Questa malattia è stata scoperta nel 1940 ma il primo focolaio epidemico è stato individuato nel 2007 in micronesia e la sua effettiva diffusione è cominciata verso la fine del 2015.
Gli epidemiologi sono unanimi nella convinzione che la prossima epidemia sarà, molto probabilmente, una sorpresa.

Ogni mese vengono individuati piccoli focolai di svariate malattie in tutto il mondo e, poichè le infezioni non rispettano i confini, in ogni momento potrebbe esplodere una pandemia globale, visti anche i collegamenti capillari e rapidi che ogni paese del mondo ha con tutti gli altri.

L’umanità non è mai stata così numerosa,siamo già 8 miliardi e si prevede che sfonderemo il muro degli undici miliardi di individui molto prima del 2100.
Molte sono le ragioni che ci rendono vulnerabili ad un’epidemia, vediamo quali sono le principali:

1. Popolazione crescente e urbanizzazione

Le nazioni unite prevedono che entro il 2050 il 66% della popolazione mondiale vivrà all’interno di aree urbane, in ambienti, cioè, dove la promiscuità e le occasioni di contatto sono numerosissime ogni giorno e non è possibile avere nessun controllo preventivo sul rischio di incontrare, in un ufficio, sui mezzi pubblici o anche solo per le strade, persone infette che potrebbero facilmente veicolare qualsiasi infezione. Grandi concentrazioni di esseri umani favoriscono la possibilità di diffusione delle malattie attraverso l’aria, le zanzare o, perfino, tanto per fare un esempio, attraverso lenzuola non perfettamente sterilizzate.

2. Espansione dell’urbanizzazione

Con la crescita della popolazione le aree urbane si espandono rubando territori agli animali selvatici che, alla fine, sono costretti ad imparare a convivere con l’uomo, condividendone, almeno parzialmente, gli ambienti. Avviene così che gli animali selvatici, attratti anche dagli accumuli di rifiuti nelle strade cittadine, dove possono facilmente trovare nutrimento, finiscono per muoversi negli ambienti frequentati dagli esseri umani, lasciando escrementi e deiezioni. In Nigeria sono frequenti i casi di febbre di Lassa, una malattia virale trasmessa dal  contatto con le feci di roditori infetti. Quanti sono i topi che proliferano nelle nostre città? E quanto ci vorrà prima che qualche malattia dei topi muti e diventi trasmissibile all’uomo?

3. Il cambiamento climatico

Il cambiamento climatico in corso provoca, in alcune aree ondate di calore più numerose che in passato e porta più frequenti inondazioni. Queste sono condizioni in cui malattie come il colera trovano terreno fertile e anche vettori classici di malattie come le zanzare trovano un ambiente favorevole per la riproduzione.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra il 2030 e il 2050, il cambiamento climatico è destinato a causare circa 250.000 morti in più all’anno, causate da stress da calore, da malnutrizione e diffusione di malattie infettive come la malaria.
Con i vettori di malattie come le zanzare sempre più in grado di vivere in un nuovo territorio non protetto, il rischio di un focolaio è alto.

4. Collegamenti globali e veloci

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite gli spostamenti di turisti hanno raggiunto un record di quasi 1,2 miliardi nel 2015, 50 milioni in più rispetto al 2014. E ‘stato il sesto anno consecutivo di crescita superiore alla media dei viaggiatori. E con numeri più grandi. in ogni momento un’infezione esotica può saltare fuori in un paese dove prima non si era mai vista. La velocità degli spostamenti durante i viaggi moderni, permette che le infezioni possano diffondersi prima che il portatore comincia a manifestare i sintoni.
La SARS (sindrome respiratoria acuta grave), pandemia esplosa, fortunatamente senza gravi danni, nel 2003, si pensa che abbia iniziato la sua diffusionecon il dottor Liu Jianlun, che ha probabilmente preso il virus durante un viaggio in aereo a Huang Xingchu in Cina e poi è andato a visitare la famiglia a Hong Kong infettando involontariamente, e prima di manifestare i sintomi, le persone nel suo albergo e la sua famiglia.
In meno di quattro mesi, circa 4.000 casi e 550 morti per SARS potrebbero essere ricondotti alla permanenza di Liu a Hong Kong. Più di 8.000 altre persone sono state infettati in oltre 30 paesi di tutto il mondo.
Ma non sono solo gli esseri umani a portare in giro le infezioni grazie ai viaggi, anche gli insetti si spostano spesso e volentieri intrappolati nei carichi di merci che si spostano tra i diversi paesi.

5. Guerre civili

I numerosi disordini civili diffusi in molti paesi dell’Africa, del medio oriente e in alcuni pesi dell’Asia compromettono la capacità dei sistemi sanitari di quei paesi di prevenire e gestire i focolai d’infezione.
Un’eventuale infezione potrebbe essere trasmessa altrove attraverso le numerose masse di profughi e migranti che scappano da quei paesi per sfuggire a guerra e persecuzioni.

6. Nelle regioni dove si verificano più spesso i focolai il perosnale sanitario è meno numeroso

Oltre alla debolezza dei sistemi sanitari, minati da guerre civili e povertà locale, un altro serio problema dei paesi dove più di frequente si verificano focolai epidemici sta nel fatto che il personale sanitario preposto al contenimento e alla cura delle epidemie è quasi sempre sotto organico rispetto alle necessità. Questo succede perché si tratta di persone evolute che, dopo gli studi, preferiscono emigrare verso regioni che offrono migliori prospettive di vita piuttosto che rimanere in nazioni dove la vita è costantemente a rischio senza poter mai nemmeno disporre di adeguate sicurezze economiche.

7. Le informazioni girano più rapidamente

Nell’era dell’informazione, al di là dell’indubbio vantaggio di poter disporre delle notizie in tempo reale, il rischio è che insieme alle informazioni si possa trasmettere anche la paura, spingendo persone che risiedono nei pressi dei focolai epidemici a trasferirsi in altre aree, magari portandosi appresso i germi dell’infezione senza saperlo.

 

fonte: CNN

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