Friday, 21 Sep 2018

Il divieto di essere donna

di Fabiana Lanzi per Reccom Magazine

“Sabato parenti e amici verranno a casa mia per festeggiare la mia cicatrice”. A scrivere questa frase tremenda che suscita orrore è una bambina di sette anni, in un tema fatto in classe. Insospettita, la maestra di un istituto toscano, ha fatto intervenire la procura presso il tribunale dei minori di Firenze.  C’era infatti più di un sospetto che per la piccola fosse in calendario la terribile pratica dell’infibulazione.

Per chi non lo sapesse, la MGF ( mutilazione genitale femminile) o infibulazione, è una grave mutilazione della donna. Consiste nell’asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione a cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.

Il tutto praticato senza anestesia, in condizioni igieniche scarse, con piccoli coltelli, utensili affilati o pezzi di vetro. Con altissimi rischi di infezione.

I paesi in cui si pratica sono più di 40: Egitto, Senegal, parte della penisola Arabica, Asia sud orientale. Si è stimato che in Egitto, nonostante sia legalmente vietata, ancora oggi tra l’ 85% e il 95% delle donne abbia subito tale pratica. Per non parlare della Somalia, definita dall’antropologo Villeneuve “il paese delle donne cucite” dove la pratica è diffusa al 98% .

Due milioni di piccole vittime ( 6-7 anni) ogni anno, costrette a subire questa mutilazione in nome di una tradizione, per preservare l’illibatezza e spesso, per paura della stigma sociale e dell’emarginazione. Chi non è infibulata viene infatti vista e considerata come impura, non adatta al matrimonio.

Descrivere con pochi aggettivi le conseguenze fisiche e psicologiche che essa comporta, non è facile. Il corpo della donna diventa carne da macello, costrette a combattere a vita con dolori atroci, infezioni, problemi durante la gravidanza e il parto. Ogni piacere sessuale viene negato, il suo valore viene esclusivamente legato alla procreazione, l’atto sessuale diviene così, dalla prospettiva femminile, un dovere. L’infibulazione diviene dunque una “strategia vincente” in quanto permette di controllare la sessualità femminile da parte di una egemonia (culturale, tradizionale, religiosa, ecc.) maschile.

Il problema delle mutilazioni genitali femminili  va di certo considerato come un problema sanitario, ma non solo: vi sono di fondo delle convinzioni culturali, inculcate fin dall’infanzia, difficili da eliminare, anche evidenziando il dolore e i problemi futuri: una donna che ha subito una mutilazione genitale sa che fa male, lo sa sulla sua pelle, ma sa anche che quello è ciò che la sua cultura, la sua comunità, la sua famiglia le richiede e richiederà alle donne future.

Per questo credo fortemente che l’unica arma a nostra disposizione, per tentare di limitare il susseguirsi di tali pratiche, sia quello dell’informazione, del confronto, del dialogo e della crescita comune. È fondamentale formare chi ha quotidianamente a che fare con potenziali soggetti a rischio ( medici, volontari). Anche nel nostro paese, dove i dati raggiungono numeri allarmati, più di trentacinque mila bambine sono state sottoposte a mutilazioni e sono oltre tremila quelle a rischio, sopratutto nelle comunità migranti del Corno d’Africa, del Mali o dell’Egitto. Nonostante una legge in vigore dal 2006, punisca severamente tali pratiche, il più delle volte vengono eseguite illegalmente.

Oltre ad avere stabilito pene e sanzioni per  l’inosservanza della legge contro le mutilazioni genitali femminili, il nostro stato ha, però, il dovere di fare prevenzione e per fare ciò sarà fondamentale cercare un confronto anche con i futuri mariti e  padri di queste bambine, poiché nessuna madre rinuncerà ad assicurare un futuro alla propria figlia, finché esisteranno uomini che rifiuteranno la mutilazione genitale. È necessario far capire loro che, nonostante antiche tradizioni dettate da superstizioni e usanze derivanti da un passato oscuro, ogni caratteristica anatomica dell’uomo e della donna ha una precisa funzionalità. La modifica, specialmente nelle parti genitali, è dovuta esclusivamente a visioni culturali repressive e limitative.

Purtroppo, per realizzare tutto questo sarà sicuramente necessario un progetto a lungo termine che andrà condotto  nell’ambito di quelle comunità di migranti il cui substrato culturale è rimasto decisamente arretrato e ancora approva queste pratiche.Sarà anche appoggiare e proteggere quelle donne coraggiose capaci di liberarsi dai lacci delle loro stesse tradizioni cultural-religiose e reclamare il loro diritto ad essere donne complete.

lo scopo dovrà essere quello di insegnare ad ogni singola piccola donna che, esser nata tale, non è una colpa.

Il blog personale della scrittrice Fabiana Lanzi

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