Wednesday, 21 Nov 2018

Il gioco delle parti tra Trump e Putin

di Massimo Zito

Molti osservatori continuano, a mio avviso, a sottovalutare Trump che, al contrario di quanto molti sostengono, sta dimostrando di saper recitare a braccio e a saper cogliere le occasioni. Da molte parti, soprattutto nella destra filoputiniana, si adombrano dubbi sull’effettivo uso del Sarin su Khan Sheikhun e su chi sia stato il vero colpevole… Nel mio precedente commento non sono entrato nel merito sulla paternità dell’attacco chimico e sia stato tale oppure no, personalmente devo fidarmi di quanto riportato dai media e non ho elementi per farmi un’idea indipendente, se non i ll fatto che perfino il più antitrumpiano dei giornali nostrani, Repubblica, dichiara che si è trattato di un attacco chimico, così come sulla stampa estera, dalla BBC alla CNN, entrambe assolutamente anti Trump, dichiaratamente e senza riserve, non sembrano avere dubbi sulla tipologia dell’attacco nè sulla paternità. A prescindere da questo, il bombardamento fatto effettuare da Trump, ha ottenuto diversi risultati e tutti vantaggiosi per per il presidente degli Stati Uniti, sia sul piano interno che a livello internazionale. Il primo è stato quello di spostare l’attenzione interna dal russiagate e ricompattare i gop alle sue spalle trovando anche l’approvazione di parecchi dem. Si sa, in America quando soffiano venti di guerra, tutti allineati e coperti alle spalle del leader, America first, appunto.

Portaerei USA

Il secondo riguarda le relazioni con Putin: Trump ha preavvisato i russi del bombardamento, lasciandogli il tempo di spostare uomini e mezzi dall’aeroporto e non riportare danni. Gli stessi Siriani hanno avuto il tempo di sgombrare buona parte dei militari, patendo danni minimi. Sul piano strategico il bombardamento ha pochi effetti, sono stati distrutti alcuni hangar contenenti pochi, vecchi, aerei e i danni alla pista si riparano in fretta ma è chiaro che un bombardamento affidato ai vecchi missili cruise non doveva sortire altro effetto che avvisare che non c’è più Obama che abbaiava senza mordere e che, da ora, alle parole seguiranno i fatti.

L’avvertimento è solo di striscio per Assad che non fa paura a nessuno e fa comodo a tutti.

L’avvertimento era per la Cina, non a caso il bombardamento è avvenuto mentre Xi cenava con Trump e ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, era per Kim, che ora sa che se continua a giocare con il fuoco potrebbe bruciarsi ed era per l’Iran, con il quale Trump intende regolare i conti sulla questione nucleare, come promesso già in campagna elettorale.

Non credo che a Trump interessi la Siria più di quanto interessava ad Obama, credo si sia limitato a cogliere furbamente un’occasione (magari anche per svecchiare un po’ il parco missili della US Navy) e, inoltre, gli USA, America first o meno, non possono permettersi di lasciare il medio oriente sotto il controllo della Russia e gli analisti diplomatici e militari di Trump lo sanno.

Ah, altri tre risultati, non certo incidentali, ottenuti da Trump riguardano Israele e la Turchia. Con il bombardamento ha fatto felici entrambi, dimostrando al primo che, dopo la freddezza di Obama, gli USA sono di nuovo amici e non intendono lasciare solo l’alleato sul teatro del medio oriente, e alla seconda, che continua a guardarsi n cagnesco coi russi, soprattutto per la paura che l’azione dei militari russi possa favorire, alla fine, la nascita di uno stato Curdo indipendente, che c’è spazio per riprendere a parlare. L’altro risultato, e non da poco, è che Trump ora ha ottenuto la simpatia e il sostegno pubblico di tutte le cancellerie europee che, fino ad oggi, lo aveva guardato in cagnesco.

Ma torniamo a Putin. Il leader russo ha saputo in anticicipo del bombardamento ma non ha fatto nulla per impedirlo. Anche successivamente la reazione si è limitata alle parole e all’invio, di facciata, di un paio di navi sul teatro delle operazioni. C’è da ricordare che la Russia è forte ma, oggi, tutt’al più, è paragonabile, militarmente, al UK e non ha nulla a che vedere con la potenza militare dei tempi dell’URSS non avendo né i mezzi né le risorse necessarie per opporsi agli USA sul piano convenzionale. Restano a Putin numerosi missili con testata nucleare, anche se vecchiotti, ma prima di arrivare allo scontro nucleare ne dovrebbero accadere di cose. La mia impressione è che tra Putin e Trump si sia fatto un gioco delle parti… A Trump va benissimo guardarsi ufficialmente in cagnesco con Putin per le note ragioni interne. Intanto l’incontro della prossima settimana tra Tillerson e Putin dovrebbe svolgersi regolarmente, al contrario di quanto sostenuto da alcuni, e Putin, dall’altra parte, potrebbe cogliere l’occasione per decidere con Trump (e forse con la May) la spartizione delle aree di influenza in MO… Sostanzialmente una nuova Yalta che permetterebbe a Putin di disimpegnarsi parzialmente dal teatro Siriano che lo sta svenando (non dimentichiamo che la Russia, tra crollo del prezzo del petrolio e le sanzioni occidentali, sta vivendo una forte crisi economica e sostenere Assad a 2000 chilometri di distanza è un impegno notevole di questi tempi per l’orso russo).

Io non voglio insegnare nulla a nessuno ma in politica, soprattutto in politica internazionale, quasi mai qualcosa è come sembra, Valutare e giudicare sull’onda delle emozioni, dell’ideologia e delle personali simpatie porta spesso ad errori di giudizio e valutazione. Piaccia o no, gli USA restano l’unica superpotenza al mondo e se continuerà ad abdicare al suo ruolo di sceriffo del mondo come nell’era Obama (che pure di guerre ne ha fatte, purtroppo tutte male, a metà e senza sapere dove voleva arrivare) si lascia spazio alla crescita dei piccoli dittatorelli alla Kim, quelli si, davvero pericolosi. Trump neanche volendo potrebbe lanciare un missile nucleare solo perchè si è svegliato male, Kim, al contrario, potrebbe farlo per le ragioni più banali. Ora anche la Cina sa che lo sceriffo è tornato in città e XI ha molto più bisogno di Trump, come partner commerciale, che di Kim…

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