Monday, 24 Sep 2018

Nel sangue del drago di Komodo i nuovi superantibiotici?

Komodo dragonImmagine copyright: SCIENCE PHOTO LIBRARY
Il drago di Komodo è la più grande lucertola vivente nel mondo

Come sappiamo ormai da tempo, gli antibiotici tradizionali sono sempre meno efficaci. Le cause sono da ricercare nell’abuso che si è fatto di questi farmaci attraverso l’autoprescrizione che ha permesso ai batteri di selezionare ceppi via via più resistenti all’azione dei farmaci più potenti. Non è lontano il giorno in cui, se non troveremo nuove molecole più efficaci, non potremo più efficacemente combattere infezioni che oggi sono solo un fastidio passeggero.

Nella ricerca di nuove molecole da utilizzare come principi attivi per gli antibiotici gli scienziati si sono imbattuti in un composto, contenuto nel sangue del drago di Komodo, che potrebbe essere utile nel trattamento di ferite infette.

Il drago di Komodo è, sostanzialmente, un fossile vivente, che ci arriva direttamente dalla preistoria. È una lucertola enorme che ha mantenuto le proporzioni che aveva ai tempi in cui sul nostro pianeta dominavano i grandi rettili. Recenti analisi sulla saliva di questo interessante rettile hanno permesso di appurare che vi albergano numerosi batteri patogeni che, però, non hanno alcun effetto sul drago. Sulla base di questa premessa, gli scienziati della George Mason University, negli Stati Uniti, hanno sintetizzato un composto, chiamato DRGN-1, derivato da una molecole presente nel sangue del drago che, in vitro, ha dimostrato attività antimicrobica.

Il farmaco è stato sperimentato sulle ferite di alcuni topi che sono guariti perfettamente.

I risultati dello studio relativo a questo esperimento sono stati pubblicati nel NPJ biofilm e microbiomes, in un lavoro dove si suggerisce che la proteina ricavata dal sangue del drago potrebbe presto diventare il principio attivo alla base dello  sviluppo di una nuova classe di antibiotici, esprimendo la convinzione che questa sperimentazione potrebbe essere un passo avanti nella selezione dei nuovi antibiotici necessari ci tr

Gli scienziati ritengono che questo potrebbe essere un passo in avanti nell’affannosa ricerca per trovare nuovi antibiotici, necessari per combattere gli agenti patogeni multiresistenti.

I draghi di Komodo che si trovano solo su cinque isole dell’Indonesia hanno più di 80 ceppi batterici in bocca, tra cui alcuni che causano setticemia o sepsi che, però, non danneggiano in alcun modo i rettili che manifestano un’evidente immunità. non sono danneggiati dai batteri – suggerendo sono immuni.

Monique van Hoek, del team che in Virginia ha sintetizzato il composto, riporta che DRGN-1 ha funzionato bene su ferite infette nei topi contro due ceppi batterici, i “superbatteri” Pseudomonas aeruginosa e Staphlyococcus aureus, noto anche come MRSA.

Questi due batteri sono particolarmente tenaci e difficili da trattare poichè tendono a riunirsi in colonie  (dette anche biofilm) che sono molto più resistenti agli antibiotici del singolo batterio. I risultati dello studio suggeriscono che DRGN-1 promuova la guarigione delle ferite attraverso un’evidente attività antimicrobica ma che abbia anche la proprietà di promuovere la migrazione delle cellule epiteliali per chiudere la ferita.

Anche se è stato testato solo sui topi e su due soli ceppi di batteri, gli scienziati sono convinti che DRGN-1 meriti ulteriori studi per il possibile sviluppo di un nuovo agente terapeutico topico per le ferite infette.

Fonte: BBC

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