Sunday, 23 Sep 2018

Vita aliena: se la trovassimo, sapremmo riconoscerla?

Si fa un gran parlare di ricerca di vita aliena, soprattutto ora che, oltre al SETI che esplora l’universo alla ricerca di segnali, sono sempre più numerose le missioni spaziali che la NASA (ed ora anche l’ESA) inviano per l’esplorazione di Marte, dei pianeti esterni del sistema solare e delle loro Lune. Nel 2018, ad esempio, sarà lanciata la sonda Europa clipper che avrà il compito di esplorare gli oceani liquidi al di sotto della crosta di ghiaccio del satellite gioviano Europa con l’obbiettivo, non secondario, di individuare segni di vita nell’acqua del satellite. a siamo certi che riusciremo a riconoscere la vita per quello che è, quando e se, la incontreremo?

In un episodio di 1967 di  Star Trek , il capitano Kirk e il suo equipaggio indagano su misteriosi omicidi ai danni di minatori sul pianeta Janus VI. Alla fine, scoprono che l’assassino era un mostro roccia chiamata la Horta. Ma come mai i sensori dell’  Enterprise non avevano registrato alcun segno della creatura?Perché l’Horta era una forma di vita a base di silicio. Completamente diverso da qualsiasi forma di vita conosciuta sulla Terra in cui tutto è a base di carbonio.

È probabile che riconoscere forme di vita sviluppatesi su mondi diversi non sarà cosa semplice, anzi potrebbe rivelarsi particolarmente difficile se la ricetta per la vita, altrove, non include ingredienti familiari. Addirittura, gli scienziati non escludono che possano esserci anche sulla Terra cose viventi  non individuate perché non si adattano alle definizioni standard.

Christoph Adami, un fisico teorico che opera presso la Michigan State University di East Lansing. Ha creato una simulazione al computer per dimostrare che la vita è possibile anche su base di silicio oltre che di carbonio.

Adami ha spiegato che, probabilmente, i primi alieni che gli esseri umani incontreranno non saranno omini verdi  piccoli microbi di un colore o di un altro – o forse di nessun colore o tutti.

Gli scienziati stanno cercando di capire come potrebbero riconoscere quei microbi alieni. Potrebbe essere davvero difficile individuare microbi troppo insoliti per la nostra esperienza. Molti insistono sul fatto che certe caratteristiche devono essere presenti per qualsiasi tipo di vita, compresi gli alieni. Tra queste, un metabolismo , la riproduzione e l’evoluzione. Altri aggiungono il requisito fondamentale per la vita è che vi siano cellule abbastanza grande da contenere le macchine che assemblano le proteine, i ribosomi (RY-BOH-soams) o un loro equivalente.

virus Ebola
la definizione di “vita” non è semplice. Un virus, come il virus Ebola, non è vivo (anche se alcuni scienziati sostengono il contrario).
CDC / Wikimedia Commons

Ma tali definizioni possono essere eccessivamente rigide. “Fare un elenco dei criteri necessari per la vita può dare agli scienziati una visione limitata”, dice Carol Cleland, dell’Università del Colorado di Boulder, “una visione ristretta potrebbe impedirci di vedere la diversità della vita nel cosmo”.

Alcuni scienziati, per esempio, dicono che i virus non sono vivi perché si basano su cellule ospiti di riprodursi. Ma Adami non ha “alcun dubbio” che i virus siano vivi. “Loro non portano con sé tutto ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere”, riconosce. “Ma neanche noi.” Quello che è importante, sostiene, è che i virus trasmettono informazioni genetiche da una generazione all’altra. E, di base, la vita è solo informazione che si replica.

Sono più di 1.000 i pianeti individuati fuori del nostro sistema solare. Con la loro scoperta, le probabilità a favore dell’esistenza di vita aliena sono migliori che mai. Ma anche i più potenti telescopi non possono permetterci di vedere direttamente questi pianeti e quindi è necessario lavorare affidandosi ad altri parametri, come l’analisi spettrografica di eventuali atmosfere per scoprire prove della presenza di metabolismo tipico della vita. Ma, anche in questo caso, siamo limitati alla nostra esperienza e qualcosa di davvero diverso potrebbe sfuggirci.

Marte meteorite

Questo meteorite proveniente da Marte si chiama ALH84001 (in alto). Le formazioni al suo interno furono scambiate per batteri alieni.
JSC / NASA; NASA

Nel 1984 fu scoperto in Antartide il  meteorite ALH84001, all’interno del quale una squadra di scienziati della NASA del Johnson Space Center di Houston, identificò dei globuli di carbonato simili ad alcune forme di vita microscopica terreste con cristalli di magnetite sovrapposti ad essi. Alcuni batteri terrestri producono cristalli simili, contenenti ferro, utilizzandoli come bussola per muoversi in cerca di cibo. Alcuni scienziati conclusero che si trattava di resti fossili di forme di vita microscopiche marziane mentre altri negarono decisamente questa ipotesi affermando che globuli e cristalli potevano prodursi anche attraverso processi chimici spontanei. Oggi l’ipotesi dei fossili marziani è stata ampiamente respinta.

 

 

Ma gli esseri umani e anche le sonde possono avere un momento più difficile avvistare la vita sulla locali più lontani o esotici. obiettivi principali sono le lune di Giove e Saturno. ET cacciatori sono attratti Europa ed Encelado perché loro oceani liquidi slosh sotto croste ghiacciate.

Oltre ad Europa ed Encelado, un altro satellite è ritenuto dai ricercatori particolarmente interessante per la ricerca della vita, la luna di Saturno chiamata Titano. Secondo alcune ipotesi, su Titano la vita potrebbe essersi sviluppata all’interno di strutture contenenti azoto chiamati azotosomes.

azotosome azoto
rappresentazione artistica dello spaccata di un batterio che potrebbe abitare su Titano
credit: James Stevenson

Su Titano il clima è spaventosamente freddo e la sua atmosfera di metano non permetterebbe la sviluppo della vita così come la conosciamo. Il metano si Titano è un liquido viscoso e il ghiaccio è duro come roccia. Eppure, certe simulazioni al computer hanno dimostrato che certe molecole a coda corta potrebbero creare bolle stabili simili alle membrane cellulari. Le condizioni estreme del satellite potrebbero imporre alla eventuale vita un ritmo metabolico estremamente lento a causa della poca luce e del poco calore. In queste condizioni la vita su Titano potrebbe avere un metabolismo lentissimo e potremmo non essere in grado di riconoscerlo.

Insomma, le possibilità di incontrare la vita là fuori aumentano esponenzialmente con il migliorare della nostra tecnologia e le occasioni, tra pianeti e satelliti, solari ed extrasolari, sono sempre più numerose. Gli scienziati sono confidenti circa la loro capacità di riconoscere qualsiasi forma di vita, anche molto diversa dalla nostra ma le certezze sono pochissime. Per quanto ne sappiamo, i nostri rover su Marte potrebbero avere distrutto una colonia di vita a base silicea passandoci sopra con le ruote, magari poteva essere l’ultima. Magari, su Marte, la storia della creazione è finita a causa nostra.

Cercare la vita è importante e necessario, per espandere le nostre conoscenze ed imparare ma, mentre la nostra tecnologia diventa sempre più invasiva, dovremo essere sempre più attenti e rispettosi, partendo dal presupposto di non avere nessuna certezza e di dovere avere la mente aperta ad ipotesi per ora impensabili.

Fonte: ScienceNewsForStudent

 

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