Saturday, 17 Nov 2018

Ooparts: la lampada di Dendera

di Oliver Melis per Reccom Magazine

Le lampade di Dendera vengono definite da alcuni ricercatori dei veri e propri OOPart, termine coniato dal criptozoologo Ivan T. Sanderson, che come abbiamo visto in un precedente articolo sono quegli oggetti o reperti paleontologici che appaiono fuori dal contesto storico e scientifico nel quale vengono apparentemente ritrovati. Nel tempio di Hator a Dendera (Egitto), compare un bassorilievo risalente alla IV dinastia e cioè oltre 4500 anni fa, questo bassorilievo che raffigura una scena in cui alcuni sacerdoti sarebbero intenti ad officiare dei riti accanto a degli oggetti simili a delle lampade. Chi sostiene che i misteriosi oggetti siano delle lampade lo fa rilevando che nel bassorilievo appare un cavo elettrico stilizzato collegato a un bulbo simile a una lampada di vetro poggiata su un sostegno che ricorda la forma di un isolante elettrico, all’interno del bulbo un cavo ondulato che sembra un serpente che ricorda per forma e posizione una resistenza che attraversata da corrente si riscalda e genera luce.

Se osserviamo con attenzione il bassorilievo sembra proprio che quegli oggetti siano lampade collegate a dei cavi elettrici e vengano utilizzate per illuminare i corridoi delle tombe, magari erano collegate a delle batterie elettriche, gli antichi egizi avevano forse scoperto i principi dell’elettricità e riuscivano a produrre dei tubi creando il vuoto all’interno? Il filo all’interno della lampada è forse il particolare che più colpisce e se proprio volessimo c’è un altro particolare che farebbe pensare che il bassorilievo rappresenti dei sacerdoti intenti a manovrare delle lampade, la presenza del dio Toth con dei coltelli in mano, che gli egizi usavano come simbolo di un grande pericolo. Nel 1857, lo scienziato inglese sir William Crookes realizzò una lampada capace di emettere raggi x chiamata “tubo di Crookes” . Il questo congegno notiamo molte similitudini con la lampada di Dendera, tale oggetto era utilizzato per emettere radiazioni? Le ipotesi si sprecano come quella che vede coinvolto il celebre fisico e astronomo inglese J. Norman Lockyer.

Lockyer scopri l’elio e fondò anche la prestigiosa rivista scientifica Nature. Nel 1894 pubblicò The dawn of astronomy (L’alba dell’astronomia), un libro sulla storia dell’astronomia in cui si occupava di varie curiosità e tra di esse anche di un bassorilievo del tempio di Dendera. Il bassorilievo non quello delle “lampade” ma quello, più interessante per lui, raffigurante lo Zodiaco. Lockyer ipotizzò che venissero usati giochi di specchi per guidare la luce solare attraverso i corridoi, permettendo agli artisti di fare a meno delle fumose torce. Questo spiegherebbe l’assenza di fuliggine sui soffitti della maggior parte delle tombe egizie, anche se ancora oggi mancano le prove archeologiche di questa tecnica. Lockyer osservò che l’assenza di fuligine poteva derivare dal fatto che come disse scherzosamente un suo amico M. Bonriant, mentre discutevamo di questo a Tebe, che la luce elettrica fosse nota agli antichi Egizi».

Ma cosa dicono gli egittologi sul bassorilievo? L’archeologia ufficiale ha definito gli oggetti che sembrano lampade fiori di loto con al centro un serpente che nasce per rappresentare un antico mito egizio legato al dio Osiride. Il supporto che come abbiamo detto sarebbe la rappresentazione della colonna dorsale del dio Osiride, somiglia molto agli isolatori elettrici che possiamo osservare nelle linee elettriche, e che servono ad isolare le colonne dai cavi dell’alta tensione. Gli egiziani simboleggiarono talvolta l’emergere dalle acque del Grande Spirito della vita come un fiore di loto sbocciante, dai petali rovesciati per rivelare il dio della Luce e del Movimento. Il loto è in sé una forma del Dio Supremo, quindi niente cavi elettrici, niente resistenze che si scaldano e illumuinano, niente bulbi trasparenti in cui viene praticato il vuoto e niente isolanti o raggi X, purtroppo ecco cosa succede quando si cerca di interpretare dei disegni vedendoci degli oggetti del nostro quotidiano. Agli egizi è stato attribuito di tutto, di essere in contatto con alieni, con Atlantide e di avere conoscenze tecnologiche superiori alle nostre. Se fosse stato vero avremo trovato qualche reperto, forse una fabbrica di antiche lampadine e qualche bolletta dell’energia elettrica.

Oliver Melis è owner su facebook delle pagine NWO Italia, Perle complottare e le scie chimiche sono una cazzata.

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