Thursday, 20 Sep 2018

Voto anticipato, cui prodest?

di Massimo Zito

La stucchevole polemica in corso tra il segretario del PD Matteo Renzi ed il ministro Angelino Alfano sulla nuova legge elettorale e sulle possibili elezioni anticipate ai primi di ottobre sta riempiendo le prime pagine dei giornali italiani, provocando anche tensioni sulle borse internazionali dove lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli esteri ha ripreso a salire e i titoli ondeggiano tra indecisione e panico a causa delle incertezze dovute all’esito elettorale con una legge a base proporzionale che si prospetta poco adatta a stabilire un vincitore sicuro in grado di assicurare la governabilità per tutta la legislatura.

I dati su disoccupazione ed economia diffusi recentemente dall’ISTAT dovrebbero, a mio avviso, entrare di prepotenza almeno sul dibattito relativo all’opportunità di una convocazione anticipata dei comizi elettorali, con tutte le tensioni che ne seguirebbero, con la paralisi dell’attività del governo in carica che, oltretutto, a settembre dovrebbe rilasciare la nuova legge finanziaria che, si prevede, non sarà una passeggiata ma, anzi, richiederà provvedimenti importanti a carico dei contribuenti per garantire la non applicazione automatica degli aumenti dell’IVA previsti per il prossimo anno.

La domanda che mi pongo, conoscendo i nostri esponenti politici, è: quale governo sotto elezioni si azzarderà a promulgare una impopolare finanziaria lacrime e sangue correndo il rischio di scontentare pesantemente l’elettorato proprio alla vigilia del voto?

E quale governo uscito dalle elezioni, se ne uscirà uno, sarà in grado di disattendere subito alle promesse elettorali imponendo una manovra bis per correggere quanto non stabilito nel nel documento di previsione economica stilato prima delle elezioni?

Non voglio ricordare il costo per lo stato di una tornata elettorale ma mi domando come mai, essendo la fine naturale della legislatura prevista per la primavera del 2018, si senta tanta urgenza di anticiparla di soli sei mesi?

Secondo l’ISTAT, economia e occupazione non sono mai andate così bene negli ultimi sette o otto anni e, suppongo, questo dovrebbe significare che l’attuale governo, in carica, lo ricordo, da dicembre 2016, cioè all’indomani della rovinosa sconfitta subita da Renzi nel referendum costituzionale, tutto sommato, se non sta facendo bene, perlomeno non sta facendo danni, per cui, qual è la ragione di tutta questa fretta?

Tutti i leader di partito, compreso Grillo, sono così convinti che sia per loro il momento giusto per capitalizzare in termini di voti l’opinione pubblica? Fosse così, è indubbio che qualcuno si sta sbagliando e rischia di andare incontro ad una rovinosa delusione visto che è improbabile che tutti riescano a registrare una crescita.

Un’occhiata a volo d’uccello sui più recenti sondaggi, data alla luce di quello che al momento si suppone sarà il sistema elettorale con cui si voterà, fa pensare che nessuno possa raggiungere la soglia del 40% necessaria per accedere al bonus di parlamentari che garantisce di poter governare da soli per cui è probabile che sarà necessario ricorrere ad alleanze spesso spurie. L’impressione è che chi più si gioverà del sistema elettorale adottando sarà proprio Berlusconi che potrebbe tornare ad essere l’ago della bilancia della governabilità. Sembra, infatti, da escludere che Forza Italia possa allearsi con il movimento cinque stelle e il PD di Renzi, sicuramente, non si alleerebbe né con Salvini né con Fratelli d’Italia, il che ci porterebbe ad una riedizione della prima Repubblica, dove, dopom le elezioni, ci si accordava tra forze politiche anche molto diverse per mettere insieme la maggioranza necessaria a governare. Ricordiamo tutti che durante la prima Repubblica i governi cadevano ogni uno – due anni e se non cadevano necessitavano però di rimpasti atti a dare soddisfazione ad alleati riottosi con adeguati incarichi ministeriali.

Anche Grillo non mi è chiaro che convenienza possa avere nel voto anticipato. L’attuale 30% circa di preferenze che i sondaggi assegnano al M5S molto difficilmente potrebbero trasformarsi in un 40% nel giro di soli 3 o 4 mesi e, vista l’idiosincrasia del movimento grillino per le alleanze, l’impressione è che Grillo non abbia nessuna intenzione di vincere. Si sa, l’opposizione è molto più facile del governo.

Insomma, Grillo non può vincere ma vuole votare, Renzi non può governare da solo ma vuole votare, Salvini e Meloni sembrano convinti di poter sfruttare il voto anticipato col proporzionale per aumentare il proprio peso specifico in parlamento, tutti gli altri, a sinistra e destra rischiano seriamente di essere eliminati da un sistema elettorale che prevede una soglia minima di accesso al 5% e, in effetti, sono gli unici, vedi Alfano, che non vogliono il voto.

L’unico che sembra avere effettivamente un qualche interesse a votare con il nuovo sistema proporzionale e in anticipo sembra essere Berlusconi che, grazie ai dissidi interni della sinistra, potrebbe riassumere un ruolo centrale importante nel garantire a Renzi l’appoggio necessario per tornare ad essere primo ministro e governare.

Ovviamente bisogna capire a quale prezzo…

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