Saturday, 17 Nov 2018

Alcuni batteri si sono evoluti per digerire la plastica

L’oceano è pieno di plastica, un cupo marker dell’Antropocene. Ci sono isole di plastica galleggianti, delle dimensioni di un continente, nel Pacifico e nell’Atlantico e, recentemente, se ne sono formate anche nell’artico. Alcune remote isole disabitate in mezzo a questi oceani sono completamente invase dalla plastica.

Alcuni scienziati che si stanno dedicando allo studio del problema sono, però, giunti alla conclusione che, in base al quantitativo che l’industria produce ogni anno, stranamente, però, c’è solo circa un centesimo della quantità di plastica che dovrebbe essere dispersa nell’ambiente. Anche se ci sono molte spiegazioni possibili per questo, un nuovo studio disponibile sul server di pre-stampa bioRxiv ha concluso che vi sono batteri che stanno degradando la plastica.

Abbiamo sempre pensato che la plastica non sia biodegradabile ma lo scorso anno alcuni ricercatori hanno scoperto hanno scoperto una specie di batteri in grado di frantumare i legami molecolari di polietilene tereftalato (PET), una delle forme più comuni di plastica e di metabolizzarlo, letteralmente utilizzandolo come fonte di cibo .

Normalmente, il PET richiede 450 anni per degradarsi completamente nell’ambiente. Questi batteri riescono a farlo in sole sei settimane. E ‘questa informazione che ha portato un team di ricercatori dell’università Pompeu Fabra di Barcellona ​​a sospettare che la plastica mancante negli oceani è stata in gran parte degradata da queste creature microscopiche.

Usando modelli matematici, sono giunti alla conclusione che altri processi geologici o errori di conteggio possono spiegare la discrepanza tra il tasso globale di produzione di plastica e la sua presenza “deludente” in mare.

A prima vista, questa sembra una buona notizia, un numero crescente di batteri che consumano la plastica contribuirà a limitare la quantità assolutamente vergognosa di plastica che scarichiamo nell’oceano, gran parte del quale finisce nello stomaco di pesci e mammiferi marini che muoiono oppure, pescati, finiscono per essere mangiati da noi.

Questo non può, tuttavia, essere una giustificazione morale per continuare a scaricare rifiuti di plastica negli oceani senza curarci delle conseguenze.

Al di là delle considerazioni morali, l’idea di aiutare questi batteri a proliferare per ridurre l’impatto negativo dell’operato dell’uomo sul pianeta è sicuramente una buona idea ma sarà solo un palliativo se non ci decideremo a ridurre la produzione di plastica e a scaricarla dopo l’uso, nell’oceano.

Il fatto che i batteri si sono evoluti nel corso degli ultimi 70 anni per digerire plastica è una notevole testimonianza di quanto drammaticamente gli esseri umani hanno cambiato questo pianeta. Kateryna Kon / Shutterstock

Non può bastare affidarsi esclusivamente a questi batteri per depurare il pianeta perchè, ad esempio, pezzi di plastica sprofondati e ricoperti dai fondali marini daranno vita, nel tempo, a nuovi tipi di rocce, sterili, chiamate plastiobreccia, la cui formazione non sappiamo che conseguenze potrà portare, sul lungo termine, a livello geologico.

In ogni caso, stiamo ancora riversando una quantità enorme di plastica negli oceani. Anche se il riciclaggio potrà leggermente aiutare, le cose probabilmente non cambieranno fino a che la plastica non verrà eliminata a favore della bioplastica, il tipo di plastica ricavato da sostanze biologiche in grado di degradarsi rapidamente in qualsiasi ambiente

Fonte: New Scientist

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