Friday, 21 Sep 2018

Presto si potrà risorgere dopo la morte cerebrale

È il romanzo di Mary Shelley che si realizza o la folle ambizione degli scienziati pazzi che popolano taluni film o si tratta dell’ambizione finale della medicina di riuscire un giorno a vincere la morte?

Come in un romanzo o un film di fantascienza, la Biotech inc., una società statunitense ha progettato un sistema per ottenere l’inimmaginabile: resuscitare le persone in stato di morte cerebrale utilizzando la potenza delle cellule staminali.

L’anno scorso,  la Bioquark  è balzata al centro dell’attenzione dei ricercatori dopo che ha chiesto e ottenuto il permesso etico  di utilizzare 20 pazienti in morte cerebrale per effettuare questa ricerca in India. All’epoca gli esperimenti furono bloccati dai supervisori del comitato etico indiano.

Ora, però, per niente doma, secondo un nuovo rapporto di STAT News, la società ha annunciato per i prossimi mesi una nuova serie di esperimenti in America Latina.

Negli studi precedenti, l’idea di base era quella di iniettare le cellule staminali nel midollo spinale superiore del paziente insieme a un cocktail di peptidi in grado di contribuire a sviluppare i neuroni. La “riaccensione” del cervello avverrebbe attraverso stimolazione elettrica e terapia laser.

Le cellule staminali, cellule indifferenziate che hanno la potenzialità di svilupparsi in diversi tipi di cellule specializzate, hanno già dimostrato di avere un enorme potenziale per le scienze biomediche, ad esempio nel trattamento della degenerazione maculare senile o nel contrastare la perdita dei capelli. Attualmente la ricerca sulle staminali promette di creare tessuti e organi replica funzionali, da impiegare per trapianti e terapie di supporto.

Proprio all’inizio di quest’anno, una nuovo studio è riuscito a indurre la crescita di milioni di cellule cerebrali in pochi giorni. Chiaramente, però, il salto tra questo e un riavvio di un cervello morto è grande.

“Per intraprendere un’iniziativa così complessa, uniamo strumenti biologici di medicina rigenerativa con altri dispositivi medici esistenti, tipicamente utilizzati per la stimolazione del sistema nervoso centrale, in pazienti con patologie gravi della coscienza”, ha detto Ira Pastor, l’amministratore delegato di Bioquark Inc, come riportato dal Telegraph,  parlando dei precedenti esperimenti “ Oggi speriamo di vedere risultati entro due o tre mesi dall’inizio della sperimentazione.”

Molti esperti si sono già detti scettici su questo esperimento, sia da un punto di vista etico e scientifico. Scrivendo per la rivista clinica Critical Care  nel novembre 2016 , Ariane Lewis e Arthur Caplan, del NYU Langone Medical Center, hanno bollato l’esperimento come uno “studio dubbio” che “rasenta la ciarlataneria.”

È indubbio che un simile esperimento ricordi più il famoso film di Mel Brooks “Frankenstein junior” che non una seria ricerca scientifica e sicuramente solleverà interrogativi etici e morali. Si può rianimare un cervello dichiarato morto? E se anche fosse possibile, con tante nuove cellule cerebrali, il paziente risvegliato sarà sempre la stessa persona o avremo una “creatura” incontrollabile? Non abbiamo dubbi che, prima o poi, qualcosa di simile sarà possibile ma, tra poterlo fare e farlo, saranno necessari attenti e approfonditi studi che ne valutino a fondo implicazioni e conseguenze. Certo, da esperimenti simili a questo potrebbero uscire nuove terapie in grado di dare speranza, per esempio, ai malati di Halzeimer o Parkinson e perfino rivoluzionare le terapie post ictus ma siamo sicuri che per riportare in vita un morto l’unica risposta che dobbiamo darci sia “Si… Può… Fare!!!”?

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