Monday, 12 Nov 2018

Roma, l’anacronismo dei campi nomadi e la rabbia dei cittadini

I campi nomadi a Roma furono istituiti a metà degli anni ’90 per offrire alle numerose comunità nomadi che, da sempre, assediano la capitale, delle aree di transito dove fermarsi per un tempo limitato invece di permettere loro di accamparsi un po’ ovunque alla periferia e dentro la città come capitava in precedenza.

Il risultato dell’istituzione di questi campi fu però deludente. Intanto i nomadi si dimostrarono nomadi solo al momento di dover fornire generalità e indirizzo di residenza perché una volta piazzati in campi provvisti di corrente, acqua e quant’altro la maggior parte di essi ha, come si suol dire, appeso il cappello e non si è più mossa da lì, trasformando quelli che dovevano essere una sorta di campeggi riservati in aree ad alto rischio sanitario, covi di criminali di varia specie e ricettacolo di reati di ogni tipo, dal furto di corrente elettrica a quello dei cavi di rame, fino a diventare rifugio di borseggiatori e ladri di vario tipo.

Campo nomadi a Roma

L’idea iniziale prevedeva anche dei percorsi di inserimento sociale, con il rispetto dell’obbligo scolastico per i minori e aiuti di vario tipo, compresi quelli economici grazie alle varie associazioni convenzionate con il comune di Roma.

Purtroppo, affinché le buone idee diano buoni risultati occorre che vi sia buona volontà da tutte le parti, cosa che è mancata sia da chi ha amministrato la città in questi anni, da Rutelli a Veltroni, passando per Alemanno, Marino ed ora la raggi, per non parlare della volontà nulla se non l’opposizione totale da parte degli stessi nomadi, ben contenti del loro discutibile stile di vita e affatto intenzionati ad integrarsi.

Ed il punto è proprio questo: da una parte c’è chi ha fatto dei nomadi un business e chi ha finto di non vedere per mere convenienze di cassetta, politiche ed economiche, dall’altra una popolazione fatta di vere e proprie tribù, spesso in conflitto insanabile tra loro, che di integrarsi e adattarsi al rispetto delle regole non ne vuole sapere in nessun modo.

In mezzo a tutto questo sono rimasti i cittadini che hanno dovuto imparare a destreggiarsi tra borseggiatori, bande organizzate che chiede un vero e proprio pizzo alle biglietterie della metropolitana, disservizi continui dei treni metropolitani provocati dai furti, quotidiani, di rame lungo linee, furti in casa, aria mefitica proveniente dai continui fuochi accesi nei campi dai nomadi intenti a liberare il rame rubato dalle guaine di plastica o gomma per poi rivenderlo, fuochi spesso accesi, come nel caso del campo posto a La Barbuta al confine tra Ciampino e Roma, accanto all’aeroporto Pastine, bruciando decine di copertoni dismessi. Per non parlare del rischio sanitario generato da queste zone senza ordine e legge dove le immondizie vengono gettate a terra accanto alle abitazioni, diventando ricettacolo di ratti e di blatte, posti dove eprfino la polizia entra di malavoglia e, quando lo fa, avviene solo in forze perché anche loro hanno timore di accedervi.

Uno degli episodi quotidiani di fuochi accesi per sciogliere la gomma dal rame

L’esempio del campo nomadi della Barbuta è esemplare. Aperto da Rutelli contro l’opposizione dei cittadini ciampinesi nel ’95 è stato poi ampliato da Alemanno. Negli anni è diventato tristemente famoso per i quotidiani roghi di fumo nero, oleoso e puzzolente che si alzano da alcuni punti del campo rendendo spesso irrespirabile l’aria della cittadina aeroportuale. Peraltro il campo si trova proprio sotto il corridoio di atterraggio degli aerei che arrivano a Roma al Pastine ed esattamente sopra la falda acquifera della sorgente Appia, della quale si è più volte paventato l’inquinamento dovuto alle infiltrazioni di liquami dalle immondizie abbandonate intorno al campo. Fino a non molto tempo fa chi transitava sul raccordo anulare nei pressi dell’Appia poteva vedere una collina discretamente alta composta da una quantità innumerevole di copertoni usati e grandi quantità di immondizia ammucchiate nella aree circostanti il campo.

Campo nomadi de La Barbuta

Oggi la sindaca Virginia Raggi ci dice che intende iniziare a smantellare i campi, assegnando ai nomadi case, contributi economici e altri benefit per favorirne l’integrazione. tutto molto bello e sicuramente encomiabile ma con il piccolo particolare che la popolazione romana è in gran parte satura dei problemi provocati dai nomadi e che difficilmente questi ultimi accetteranno di cambiare le proprie abitudini fatte, in molto casi anche se non tutti, di vivere di espedienti, piccole rapine e furti e il solo risultato che si avrà sarà quello di esasperare ulteriormente gente che, magari, è in lista di attesa da anni per un alloggio popolare e che si vedrà di colpo scavalcata da migliaia di nomadi che nemmeno hanno mai richiesto un alloggio popolare, gente che non ha i requisiti per ricevere aiuti economici dallo stato (o dal comune) ma che vedrà, in nome dell’integrazione, premiato lo stile di vita anarchico e, spesso, illegale dei nomadi. Senza contare che chi si troverà a vivere nei pressi delle abitazioni assegnate non potrà che vedere aumentate le proprie preoccupazioni.

Come si diceva poco sopra, l’integrazione è un’ottima idea ma può funzionare solo dove c’è la volontà di integrarsi e sarà, comunque, necessaria una qualche forma di compensazione per chi si vedrà danneggiato da questo progetto, altrimenti rabbia e risentimento non faranno che crescere.

Forse, la raggi, a proposito di democrazia partecipata, dovrebbe spiegare nel dettaglio il suo progetto e poi, prima di attuarlo, chiedere l’opinione dei cittadini… e avere pronto un piano B perché questo dei nomadi è un problema che comincia a somigliare ad una polveriera a due passi da un incendio.

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