Saturday, 22 Sep 2018

Ius soli, un balzo in avanti da meditare e non da soli

di Massimo Zito per Reccom Magazine

Prima di entrare nel merito della discussione in corso, a tutti i livelli, sullo ius soli, vorrei prima esprimere alcune premesse:

  1. La questione della cittadinanza ai figli di immigrati nati sul suolo italiano viene portata alla ribalta, dopo essere rimasta in qualche cassetto per almeno 10 anni, durante la campagna elettorale per le elezioni comunali. Considerando che a questo tipo di elezioni possono votare anche i cittadini europei che abbiano la residenza sui territori dei comuni al voto, la faccenda puzza sicuramente di bruciato. Certamente era possibile avviare questa discussione con tempi meno sospetti.
  2. L’Italia concede la cittadinanza (e il diritto di voto), attraverso lo ius sanguinis, ai discendenti di cittadini italiani emigrati all’estero, anche se non hanno mai messo piede in Italia e, magari, non conoscono una parola in lingua italiana.
  3. Ad oggi, per uno straniero, è possibile acquisire la cittadinanza italiana attraverso il matrimonio con un cittadino italiano o nascendo da una coppia in cui almeno uno dei membri è cittadino italiano.
  4. L’Europa, che legifera e decide un po’ su tutti gli affari nostri, non ha ancora indicato linee guida in materia e nemmeno, in realtà, per quanto concerne l’ospitalità agli immigrati.
  5. Trovo estremamente fastidiosa la propaganda fatta su certi giornali dichiaratamente di sinistra, Repubblica.it in testa, usando immagini di bambini per propugnare il loro sostegno all’approvazione dello ius soli. Trovo altrettanto fastidioso il tam tam becero di certi media dichiaratamente di destra.
  6. Già oggi, con la vecchia legge, chi è nato e cresciuto in Italia, avendo mantenuto costante la residenza, può diventare cittadino italiano al compimento del 18° anno.
  7. In altri due casi la legge concede la cittadinanza: per nascita, sul territorio italiano, da genitori ignoti o apolidi o impossibilitati a trasmettere al soggetto la propria cittadinanza a causa della legge dello Stato di provenienza, oppure se il soggetto è trovato nel territorio italiano e non è possibile rintracciare i genitori.

Il DDL attualmente approdato al senato, dopo un iter alla camera durato anni, introduce una forma cosiddetta di di ius soli temperato, per il quale può diventare cittadino italiano un soggetto nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. E’ necessaria comunque una dichiarazione di volontà di un genitore o di chi esercita la responsabilità genitoriale, da presentare al comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età. In assenza della dichiarazione, chi vuole diventare cittadino italiano, può farne richiesta entro due anni dal raggiungimento della maggiore età. Quanto allo straniero nato e residente in Italia legalmente senza interruzioni fino a 18 anni, il termine per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza viene aumentato da uno a due anni dal raggiungimento della maggiore età.

Ius soli, dal latino “diritto del suolo” è un’espressione giuridica che intende l’acquisizione della cittadinanza come conseguenza dell’essere nati sul territorio di un dato Paese, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Lo ius sanguinis (“diritto del sangue”), indica invece la trasmissione della cittadinanza dal genitore alla prole (ad esempio, il figlio di un italiano è italiano). Lo ius cultarae, invece, prevede che può ottenere la cittadinanza il minore straniero, nato in Italia o entrato nel nostro Paese entro il 12esimo anno di età, purché abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli di studio o seguito percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali per conseguire una qualifica professionale. Tra le novità legate allo ius culturae rientra il merito: è necessario che il ciclo delle scuole primarie sia superato con successo. Chi viene bocciato alle elementari dovrà aspettare per chiedere la cittadinanza.

Le nuove regole per acquisire la cittadinanza per nascita non saranno applicabile ai cittadini europei, perché possono ottenere un permesso dell’Unione europea per soggiornanti di lungo periodo solo i cittadini di Stati non appartenenti all’Ue. Tale permesso è rilasciato allo straniero cittadino di Stati non appartenenti all’Ue in possesso da almeno cinque anni di un permesso di soggiorno valido. Inoltre, la famiglia deve dimostrare di avere un reddito minimo non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, occorre la disponibilità di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge e bisogna superare un test di conoscenza della lingua italiana. Non hanno diritto al permesso gli stranieri che soggiornano per motivi di studio o formazione professionale; a titolo di “protezione temporanea” o per motivi umanitari; quanti hanno chiesto la protezione internazionale e sono in attesa di una decisione definitiva; chi è titolare di un permesso di soggiorno di breve durata; quanti godono di uno status giuridico particolare previsto dalle convenzioni internazionali sulle relazioni diplomatiche.

All’estero, quasi tutti i Paesi del continente americano applicano lo ius soli in modo automatico e senza condizioni, come gli Stati Uniti, il Canada e quasi tutta l’America meridionale. In Europa viene concessa la cittadinanza per ius soli (per esempio Francia, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Germania) con qualche condizione. In Francia, ad esempio, il nato in territorio francese da genitori stranieri può ottenere la cittadinanza facendone richiesta purché sia vissuto stabilmente sul territorio dello Stato per almeno 5 anni. In Germania, vale di base lo ius sanguinis ma chi nasce nel territorio tedesco da genitori extracomunitari può diventare cittadino tedesco se uno dei due genitori ha il permesso di soggiorno da almeno tre anni e vive in Germania da otto.

Da tutto quanto sopra emerge chiaramente che legiferando oggi sulla cittadinanza andremmo a impegolarci in un ginepraio, soprattutto conoscendo l’efficienza della burocrazia italica. Meglio sarebbe, come sostiene oggi, dopo una bizzarra conversione ad “U” il movimento cinque stelle, demandare al parlamento europeo di legiferare in materia dando indicazioni vincolanti a tutti i paesi dell’area UE, in modo di avere tutti le stesse regole e non trovarci con paesi più o meno ambiti a causa della difficoltà o della facilità dell’acquisizione della cittadinanza. Soprattutto alla luce delle difficoltà che si stanno notando nell’applicazione degli accordi di distribuzione degli immigrati.

Personalmente, non sono contrario allo ius soli, a mio parere chi nasce, cresce studia e possibilmente lavora in una stessa nazione può a ben diritto dirsi cittadino di quella nazione, purché dimostri di averne acquisito la cultura e ne rispetti in pieno le regole. Uno degli argomenti utilizzati dai sostenitori della nuova legge è il fatto che l’acquisizione della cittadinanza potrebbe diventare un incentivo all’integrazione per le famiglie di immigrati. Sarebbe un buon argomento se i fatti avessero dimostrato altrove che il sistema funziona, invece in Francia, dove lo ius soli è simile a quello che vorremmo inserire noi, l’integrazione resta un’utopia, con la gran parte degli stranieri che vivono nelle periferie, spesso in condizioni disagiate, senza lavoro e senza cultura e gli eventi degli ultimi mesi dimostrano gli immigrati di seconda o terza generazione, lungi dall’integrarsi nei costumi e nelle tradizioni francesi, mantengono le proprie e, in molti casi, tornano a radicalizzarsi, proprio per reazione alle difficoltà di inserimento, inevitabili quando si hanno gli stessi diritti e doveri dei normali cittadini e non si gode di speciali privilegi riservati oggi ai migranti che ottengono sostegno economico dagli stati.

In Europa, un altro esempio di nazione fortemente multiculturalizzata è il Belgio, dove, come nel regno Unito e in Francia, sono numerosissimi gli immigrati di seconda o terza generazione che hanno abbracciato il terrorismo islamico andando a combattere in Siria nelle fila dell’ISIS o immolandosi come terroristi in attentati sul territorio.

Stiamo vivendo un’epoca in cui le migrazioni sono diventate un fenomeno di massa di dimensioni epocali, non c’è dubbio che sia impossibile fermarle, i rimpatri forzati pressoché impossibili, e soprattutto inutili, da eseguire in massa e, a meno di esercitare un ferreo blocco navale su tutto il Mediterraneo meridionale in cui si decida di affondare i barconi carichi di clandestini (cosa nemmeno pensabile in una democrazia occidentale), impossibile da contenere. L’obbiettivo deve essere quello di arrivare ad una equa ripartizione della massa dei migranti tra tutti gli stati dell’Unione Europea, cosa che sappiamo essere invisa a molti di quei paesi, soprattutto quelli orientali. Varare oggi una legge che renda il nostro stato, unico tra i paesi dell’UE, particolarmente ambito perché permette una maggiore facilità di acquisizione della cittadinanza e, successivamente la libera circolazione nel territorio dell’UE sarebbe da masochisti, sapendo già in anticipo che sarebbe foriera di grandi problemi sociali e non migliorerebbe effettivamente le possibilità di integrazione.

Altra cosa sarebbe una legge licenziata dal parlamento europeo che permettesse ai migranti la libera scelta dello stato in cui risiedere e stabilisse i parametri in base ai quali diventare successivamente cittadini in base allo ius culurae, status che sarebbe poi, ovviamente, trasmissibile alla propria prole, risolvendo il problema dello ius soli. Io credo che l’unico parametro da considerare nella concessione della cittadinanza sia proprio la cultura, la dimostrazione, cioè, di comprendere la lingua, di conoscere storia e tradizioni del paese di cui si vuole ottenere la cittadinanza e si dimostri l’osservanza delle leggi. Un giovane nato su territorio italiano può certamente, avendo concluso con profitto uno o più cicli di studi, chiedere ed ottenere la cittadinanza italiana ma deve dimostrare, ad esempio, di rispettare le donne come prescrive la legge italiana e non umiliarle come impone la Sharia. Io non credo che si possa richiedere la cittadinanza prima dell’età della ragione, non può bastare l’aver frequentato al scuola elementare ma si deve concludere tutto il ciclo della scuola dell’obbligo, a chiedere la cittadinanza deve essere il soggetto stesso, non i suoi genitori, e per farlo deve essere consapevole di cosa chiede. E, naturalmente, la concessione della cittadinanza deve rimanere sub iudice. Se ti becco a praticare la Sharia in Italia, ti levo la cittadinanza e ti nomino indesiderabile condannandoti all’espulsione.

Insomma, per una volta, sto sulle posizioni di Grillo, la cittadinanza è un problema che va affrontato a livello europeo ma, stranamente, sto anche con Berlusconi, la cittadinanza va meritata e mantenuta meritandoselo.

 

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