Saturday, 22 Sep 2018

Ingovernabilità o un Macròn italiano, questa la lezione delle amministrative

di Massimo Zito per Reccom Magazine

Conclusa la tornata elettorale amministrativa con i ballottaggi svoltisi nell’ultimo fine settimana possiamo provare a fare qualche ragionamento sui risultati.

La premessa necessaria è che le elezioni comunali, tipicamente, sono influenzate pesantemente dai particolari interessi locali e, si solito, vengono vinte da chi è meglio radicato sul territorio mentre il voto di matrice ideologica conta decisamente meno.

L’altro dato che si evince al volo dalla lettura dei risultati è la vastità dell’astensionismo registrato al primo turno, ancora più ampio nel turno di ballottaggio dove la percentuale dei votanti rispetto agli aventi diritto è stata notevolmente inferiore al 50%.

Riassumiamo i risultati: nel primo turno si è assistito ad un indubbio trionfo del centrodestra arrivato quasi ovunque al ballottaggio, ottimi risultati ottenuti dalle liste civiche, il centrosinistra in difficoltà un po’ ovunque, perfino nelle regioni rosse, e il movimento 5 stelle a sua volta in difficoltà rispetto alle attese, riuscito ad entrare nel ballottaggio solo in una decina di comuni minori.

Il turno di ballottaggio ha confermato la tendenza, con il PD che, pur mantenendo il maggior numero dei comuni, ha visto la sua mappa del potere locale notevolmente ridimensionata, mentre il centrodestra, nuovamente berlusconiano, ha vinto in quasi tutte le città principali al voto, perfino in alcune tradizionali roccaforti rosse e i grillini in grado di vincere otto su undici dei ballottaggi cui hanno partecipato, sia pure in comuni minori.

La lettura che hanno dato al maggior parte dei commentatori è stata quella di un trionfo del centrodestra, una disfatta del PD e un pessimo risultato dei cinque stelle.

Personalmente ho una lettura un po’ diversa.

Un po’ ovunque sono state le liste civiche protagoniste che, quando non hanno vinto, hanno partecipato a parecchi ballottaggi. I grillini, rispetto alle amministrative del 2012 sono passati da 2 a 8 sindaci con un progresso innegabile, se non fosse che nel 2012 di fatto il M5S era appena nato e che in queste elezioni sarebbe stato legittimo aspettarsi risultati di ben altra portata, non fosse altro che la partecipazione a molti più ballottaggi. Per quanto riguarda il centrodestra, per cui le amministrative sono tradizionalmente ostiche, la crescita è stata evidente e indiscutibile avendo vinto perfino in comuni che sono tradizionali fortezze della sinistra quali Sesto San Giovanni e Pistoia oltre a diversi comuni dell’Emilia-Romagna. Il PD salvo qualche eccezione come Padova, Taranto e Lecce, ha vissuto una debacle storica per le amministrative.

Grande successo del centrodestra dunque?

Piano.

Secondo l’Istituto Cattaneo che ha analizzato i flussi elettorali, il centrodestra, che in ogni caso al primo turno ha conquistato moltissimi ballottaggi con le sue proprie forze, dove ha vinto si è avvalso del voto degli elettori grillini che, dove non si sono astenuti, hanno preferito sostenere le forze di destra contro l’odiato PD che ha patito anche l’errore renziano di imporre il voto a giugno inoltrato contando sul tradizionale senso del dovere dell’elettore di sinistra, in passato capace di rinunciare alla gita al mare pur di sostenere il proprio partito.

Questa volta, però, il trucco si è rivelato un boomerang. A fronte di un giugno caldissimo, che certo non invitava gli elettori a rinunciare al mare per recarsi alle urne, Renzi non ha tenuto conto di quanto sia cambiato il profilo dell’elettore del PD. generalmente, oggi, il PD non è più percepito come il partito difensore delle classi deboli ed il voto operaio si è spostato verso la destra rappresentata dalla Lega salviniana mentre il voto di sinistra superstite ha preferito in generale astenersi, soprattutto ai ballottaggi, mentre Forza Italia si è giovata certamente del ritorno in campo di Berlusconi recuperando parecchi consensi. Renzi ha pagato anche alcune situazioni particolari poiché molti elettori non hanno dimenticato la sua promessa di ritirarsi dalla vita politica in caso di sconfitta, poi realizzatasi, al referendum costituzionale del dicembre scorso. Un altro fattore che certamente ha influito negativamente sul voto del PD sono stati gli ultimi provvedimenti del governo, soprattutto lo IUS SOLI e il salvataggio delle banche venete, per non parlare del rinnovo in RAI del contratto a Fazio, il più fazioso dei conduttori della tv pubblica, a cifre generalmente ritenute scandalose in tempo di sacrifici dei cittadini normali.

Anche il successo ottenuto dalle liste civiche è probabilmente figlio dell’eccessivo protagonismo renziano nelle nomine delle cariche pubbliche per le quali molti elettori si sono ribellati preferendo sostenere personaggi che non rappresentassero palesemente l’estlishment.

E quindi?

Quindi abbiamo avuto la conferma che l’Italia è divisa politicamente in tre poli che rappresentano ognuno mediamente un 30% di coloro che esercitano il diritto di voto, che quasi la metà degli aventi diritto non si sentono rappresentati dalle forze politiche in campo o che ritengono inutile sprecare il proprio voto per forze irrilevanti. Non c’è dubbi che Renzi, nonostante il tentativo di minimizzare esca indebolito da questa tornata elettorale mentre Grillo, nonostante l’indubbia crescita nei numeri assoluti dei comuni controllati, ottenga molto meno di quanto fosse lecito aspettarsi, anche per alcuni evidenti errori dovuti ai contrasti interni, come ad esempio a Genova e Parma, mentre a destra è Berlusconi più di Salvini a poter cantare vittoria, anche se i risultati finali sono stati sicuramente falsati dall’odio dei grillini verso il PD renziano.

Questo risultato condanna la legislatura ad esaurirsi secondo il suo ciclo naturale, nella prossima primavera, in quanto nessuno sembra avere, al momento, convenienza ad un voto autunnale con una legge elettorale che non concede premi di maggioranza e che sancirebbe l’ingovernabilità di fatto, costringendo centrosinistra e centrodestra a costituire un governo di responsabilità che nessuno vorrebbe fare nel momento in cui ci sarà da varare una finanziaria lacrime e sangue atta a scongiurare che scatti la clausola di salvaguardia che obbliga il governo ad alzare l’IVA al 25%.

Insomma, tutto sembra andare verso l’individuazione di un capro espiatorio che sarà il governo Gentiloni e un voto politico primaverile che, senza una legge elettorale in grado di garantire una maggioranza solida, vedrà una riedizione di un governo di coalizione sul tipo del pentapartito in cui vedremo tutti insieme a governare, non si sa come, Forza Italia, lega, Pd e Fratelli d’Italia sotto l’ombrello della responsabilità e i grillini autocondannati ad una comoda opposizione perenne.

A meno che anche da noi non emerga all’improvviso un personaggio superistituzionale ma non riconosciuto come parte dell’establishment come è successo per Macròn in Francia, personaggio che rappresenta in tutto e per tutto quei poteri forti tanto invisi all’elettore ma dotato di abbastanza carisma e fondi per ripulire la sua immagine e fare pazza pulita in un sistema litigioso e incapace di proporre ricette reali a beneficio della popolazione e non a soccorso delle banche, ormai percepite come un vero e proprio nemico, e schiavo dei diktat della commissione europea.

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