Sunday, 18 Nov 2018

Men In Black

di Oliver Melis per Reccom Magazine

Il primo a parlare di “Men in black” fu Albert K. Bender, appassionato di paranormale, ufologia e misteri che, nel 1952, fondò l’International Flying Saucer Bureau, di cui divenne membro l’ufologo Gray Barker, e proprio a Barker dobbiamo la creazione del mito dei M.I.B. I Men in Black o M.I.B. Questi devono il loro nome al tipico abbigliamento nero che identificherebbe agenti del Governo USA con il compito di intimidire o tacitare i testimoni di avvistamenti di UFO e dei loro occupanti.

Il fenomeno dei M.I.B. pur risalendo agli anni 50 è, secondo alcuni ricercatori, tra i quali John Keel, associabile, grazie ad alcune rassomiglianze riscontrate ad alcuni racconti che li coinvolgono, alle storie a sfondo demoniaco. Nel mondo ufologico il fenomeno è ancora oggi al centro di vari dibattiti in quanto molti sostengono che i MIB siano alieni coinvolti in una vasta operazione di insabbiamento delle prove della loro presenza sulla Terra e verrebbero chiamati “gli oscuri”. Secondo altri, e in particolare l’ufologo Brad Steiger, i men in black avrebbero gli occhi a mandorla e un colorito olivastro e apparterrebbero alla specie beta 2, nemici dei Nordici che invece sarebbero una sorta di protettori del genere umano.

Sui MIB abbiamo accumulato un gran numero di informazioni e dalle molte segnalazioni si ricava che il man in black tipo abbia i tratti del volto latini o, a volte, orientali; molti di loro celerebbero il viso con foulard scuri e il capo con cappello completamente glabri e privi di capelli con un naso poco o per nulla pronunciato. In genere vengono descritti come maschi, alti e robusti dai movimenti robotici e con una voce cantilenante e priva di ogni inflessione dialettale conosciuta. Avrebbero gli occhi quasi sempre scuri e senza sopracciglia e le mani non avrebbero ne unghie ne pieghe di nessun tipo. Chi racconta di averli incontrati afferma che l’abbigliamento è sempre nero e formale. Gli uomini in nero si presenterebbero quasi sempre in gruppi di tre, di cui uno resta sempre all’interno dell’automobile generalmente un’auto di grossa cilindrata sprovvista di targhe o elementi identificativi.

Ma torniamo a Bender e Barker:

Come detto, i due erano parte di un’associazione, l’International Flying Saucer Bureau che aveva lo scopo di raccogliere quante più testimonianze di avvistamenti di UFO, incontri ravvicinati, esperienze personali e prove dell’esistenza di extraterrestri possibile per creare un vasto archivio. L’associazione arrivò presto a contare 1500 persone provenienti da molte parti del mondo per discutere di UFO, extraterrestri, contatti ravvicinati e di altri fenomeni appartenenti alla sfera del paranormale. Ma il loro interesse per i diversi fenomeni e soprattutto quelli legati agli UFO, almeno secondo le affermazioni di Bender iniziarono a creare i primi problemi.

Settembre 1953.

Bender ricevette una visita, tre uomini vestiti completamente in nero gli intimarono di sospendere ogni indagine avviata dalla sua associazione con il consiglio di sciogliere la stessa. Bender ubbidì terrorizzato scrivendo ai soci:

«Si consiglia a coloro che sono impegnati nel lavoro sui dischi volanti di essere molto cauti.»

Barker cercò di capire perché Bender avesse chiuso in men che non si dica l’associazione manifestando il pensiero di chiudere con certi argomenti , e raccolse tutte le informazioni possibili inserendole in un “They Knew Too Much About Flying Saucers”, dove per la prima volta si parlava dei Men in Black. Nel 1962 Bender, su suggerimento dello stesso Barker scrisse un libro dal titolo “Flying Saucers and the Three Men” in cui raccontava degli uomini in nero da lui incontrati e arrivando alla conclusione che fossero alieni discesi sulla Terra per procurarsi sostanze chimiche a loro indispensabili.

Esiste un resoconto sui MIB che risale al 21 giugno 1947. Una storia che prese il nome di “incidente di Maury island” . Proprio quel giorno, un pescatore, Harold Dahl raccontò di aver avvistato sei dischi volanti nei pressi di Maury Island (una penisola di Vashon Island, in Puget Sound, vicino Tacoma, Washington). Sulla barca erano presenti oltre a Dahl, suo figlio, altri due uomini, ed un cane. Dahl scattò qualche foto degli oggetti, aggiungendo che da uno di essi erano cadute delle scorie sulla sua imbarcazione, che avevano colpito e ucciso il suo cane e ferito suo figlio. Il giorno dopo Dahl raccontò di aver ricevuto la visita di un uomo con un completo nero che scese da una Buick del 1947, l’uomo era alto e muscoloso e Dahl credette che l’individuo fosse un agente governativo o un militare. Ebbero un colloquio e il misterioso individuo avverti Dahl di non fare nessuna pubblicità a quanto accadutogli per il bene della sua famiglia, Dahl si impaurì e decise di non raccontare a nessuno l’accaduto ma tempo dopo ritrattò raccontando di uno scherzo.

Il tenore dei racconti è più o meno lo stesso, uomini vestiti di nero, su grosse auto o, più raramente, elicotteri neri che contattano gli avvistatori di presunti fenomeni UFO e, in modo più o meno brusco, li convincono a non rivelare fatti, foto o peggio filmati minacciandoli in modo vago. Peccato che queste storie, non si sa con quale coraggio, vengano sempre a galla, scritte nei libri o raccontate nei documentari dai ricercatori del settore. Probabilmente le minacce dei misteriosi MIB non sono sufficienti a scoraggiare i coraggiosi testimoni e gli intrepidi ufologi forse anche perché le famose, o più semplicemente fumose, minacce fatte dagli altrettanto famosi e fumosi Men in black non sono state portate a compimento o come ipotizzano altri ricercatori i men in black sarebbero dei semplici agenti governativi che ostentatamente fanno vaghe minacce in modo tale da intorbidire ancora di più le già torbide acque del mare magnum ufologico, o agenti al servizio del Governo che in ogni modo gettano discredito sul lavoro degli ufologi…

Oliver Melis è owner su facebook delle pagine NWO ItaliaPerle complottare e le scie chimiche sono una cazzata

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