Sunday, 18 Nov 2018

IMMUNITA’ NATURALE? NO GRAZIE

Il professor Guido Silvestri ha pubblicato sulla sua pagina facebook un chiarimento relativo ad un post, diventato virale su facebook tra le pagine degli antivax, che una madre ha pubblicato per dimostrare l’immunità naturale del figlio.

Reccom Magazine ringrazia il professor Guido Silvestri per averci autorizzato a pubblicare il suo intervento.

“Da alcuni giorni circola sui social un referto medico, attribuito ad un bambino di 5 anni apparentemente non vaccinato, che indicherebbe segni di immunita’ naturale contro lo pneumococco e l’emofilo. Il messaggio sarebbe che, grazie a questa specie di “immunita’ naturale”, i vaccini sarebbero inutili. A questo post ora risponde il prof. Andrea Cossarizza, gia’ noto ai lettori di questa pagina per il suo sistematico debunking della sindrome “ASIA” (un’altra delle leggende preferite dei no-vaxx).

Dei titoli professionali di Andrea Cossarizza ho gia’ parlato, e non c’e’ bisogno di tornarci. Ora tre righe per dire chi e’ come uomo. Con Andrea ci conosciamo da non so quanti anni, che e’ meglio non dirlo — ricordo ancora una sua presentazione finita mostrando la foto del figlio neonato (ed ora uomo adulto e… vaccinato!!). Friulano tutto d’un pezzo, e’ una di quelle persone di cui ci si puo’ fidare sul serio, sia come scienziato che come uomo, e che se ti deve dire una cosa te la dice in faccia, e che se ti e’ amico lo e’ fino in fondo. Per me e’ un onore ed un piacere ospitarlo in questa pagina dove, con questi pezzi bellissimi, viene a “metterci la faccia” per il bene della Medicina e della Scienza. GRAZIE VECCHIO MIO!!”

UN REFERTO A FORMA DI BOOMERANG
Andrea Cossarizza, Modena, 31 luglio 2017

“Per una persona che si occupa di Immunologia dal lontano 1981 come il sottoscritto, commentare e smontare una cosa che non esiste come la malattia inventata da Schoenfeld non richiede un grosso sforzo intellettuale. Quando si tratta di commentare qualcosa che accade a un essere umano reale la cosa è però molto diversa. Mi riferisco ai post che stanno moltiplicandosi e che mostrano gli esami immunologici di un bambino di 5 anni che viene presentato come una persona che non è mai stata vaccinata ma che è “immune naturalmente”. Come prova viene riportato un referto di esami immunologici fatti all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, chiesti dal Day Hospital Pediatrico di Immuno-infettivologia. Il referto mostra un titolo ai limiti della capacità di misurazione di anticorpi contro il tetano (titolo di 0.1 IU/mL, con il commento: “immunità non garantita”), e un buon titolo anticorpale contro il pneumococco e l’Haemophilus. La testimonianza viene presentata da mamma (che non intendo citare ma che è molto facilmente reperibile, essendo una attiva anti-vax) che, alla faccia della privacy del figlio, mostra questi dati. Ora provo a fare alcune considerazioni, scusandomi in anticipo se uso dei termini molto tecnici, ma molto cari a noi immunologi.

E’ ovvio che commentare un quadro clinico con davanti un unico referto ha poco senso, e che servirebbero altri esami (in questo caso, proprio pochi) per capire bene la situazione. Però ha altrettanto poco senso usare dei valori citati nel referto per creare teorie strampalate sulla capacità di un bambino di auto-vaccinarsi contro cose che non ha mai incontrato. Vediamo quindi quali sono le cose da chiarire.

  1. Il primo punto è che il bambino non è affatto protetto dal tetano, come ben evidenziato dagli esami mostrati. L’immunità verso il tetano è data dalla risposta a una tossina inattivata, una proteina (il tossoide tetanico), che non si passa da una persona all’altra come un virus o un batterio. Se non sei protetto (vaccinato), il sistema immunitario non ha prodotto gli anticorpi che ti servono per neutralizzare la tossina, per cui se vieni a contatto cil Clostridium tetanii – il batterio che produce la tossina neurotropica – questa agisce indisturbata e ti puo’ quindi venire il tetano, una malattia spesso mortale. Il secondo punto è che evidentemente il bimbo ha avuto contatti col pneumococco e l’Haemophilus e ha prodotto anticorpi, immagino senza ammalarsi gravemente. Questo è quanto succede in molti casi, ma come ben sappiamo non in tutti i casi: in molti casi i pazienti si ammalano e talvolta muoiono. Portare questo caso come esempio di immunità “naturale” (che per noi immunologi sarebbe in realtà una cosa proprio diversa) non ha alcun senso logico. Venga semmai portato come esempio del fatto che nella vita ci vuole sempre una bella dose di fortuna. Attraversare con il rosso, guidare senza casco, incontrare una bassa dose di un patogeno molto aggressivo.

  2. La cosa grave è però un’altra, ovvero che il referto riporta il fenotipo (cioè: come sono fatti e a cosa servono) dei linfociti del sangue periferico – argomento del quale mi occupo con discreto successo da diverse decadi. Dal fenotipo si evince piuttosto chiaramente che il bambino ha una seria forma di immunodepressione, con un numero eccessivo di linfociti T CD8+ (linfociti citotossici, che devono uccidere cellule infette, ad esempio da qualche virus), pochi linfociti T CD4+ (quelli che devono aiutare in vario modo le altre cellule del sistema immune, e che sono tipicamente il bersaglio dall’HIV, il virus che causa l’AIDS), il 40% circa dei quali sono di memoria o attivati (hanno cioè la molecola CD45R0). In un bambino di 5 anni i linfociti CD4 dovrebbero essere molti ma molti di più, e non di memoria. Il fatto che i CD8 siano più dei CD4 (rapporto T helper/suppressor invertito) non va proprio bene, e depone per un quadro clinico piuttosto caratteristico del quale mi occupo da decenni. Per fortuna i CD8 sono poco attivati (si legge nel referto), il che è una cosa abbastanza favorevole. Le cellule NK non sono poche, a quell’età. Qui la domanda: per quale motivo una madre fa vedere al mondo che il proprio figlio di 5 anni, seguito dal day hospital di immuno-infettivologia, ha una immunodeficienza la cui causa è facilmente ipotizzabile? Esiste la privacy, che la madre non ha minimamente rispettato. Mettere in piazza una malattia per secondi fini non mi sembra corretto, nei confronti del figlio. Sarei naturalmente lieto di sbagliare.

  3. Per rimanere naturalmente nel campo delle ipotesi: in alcune situazioni cliniche di origine infettiva, sia acute, sia croniche, il sistema immunitario subisce una certa iper-attivazione (cioè fa un po’ di tutto, e a caso), ben evidenziata dal referto. Senza terapie anti-infettive adeguate, la risposta a un patogeno è spesso drammaticamente inesistente. Ma se il sistema immunitario viene messo un minimo in ordine (e questo può accadere grazie a qualche farmaco molto efficace – ahia….. la lobby farmaceutica anche qua…), il contatto con una dose bassa di un certo agente infettivo può indurre la produzione di anticorpi, il che spiega la presenza di IgG anti-pneumococco e anti-Haemophilus.

  4. Le analisi citate non si fanno in “qualunque centro analisi”, e costano molto. Servono tecnologie molto raffinate, e persone estremamente competenti per interpretarle. Oggi si possono identificare decine di marcatori per cellula, e fornire informazioni molto accurate. Un quadro come quello indicato potrebbe necessitare di qualche approfondimento in più. La signora inoltre dichiara: “Non le ho richieste io e non sapevo neanche che gliele avessero fatte”. Attenzione: non si possono fare esami senza dirlo ai pazienti o ai loro genitori, neanche gratis (come avvenuto). Questo è un reato. Come mai la madre non ha denunciato l’ospedale? Non si è accorta che le hanno fatto mettere in piazza la condizione clinica del figlio – o forse lo ha fatto volutamente?

  5. Rimane il dubbio, corroborato dal fatto che una persona immunodepressa forse tanti anticorpi non li fa proprio, che sia tutto un fake. Ma naturalmente non ci sono prove per dimostrare che il referto sia di qualche altro paziente. In conclusione, il post dimostra che questo bambino immunodeficiente e non vaccinato non monta una risposta immunitaria contro il tetano, ha avuto contatti con patogeni potenzialmente mortali e per fortuna è riuscito a difendersi producendo anticorpi. La tesi dell’immunità naturale (ovvero, noi facciamo anticorpi senza aver visto lo stimolo) non è minimamente supportata, né supportabile. Rimane il fatto che se questo bimbo avesse quello che tutti immaginiamo, andrebbe proprio ben protetto. Soprattutto dalla madre.”

Fonte: Pagina facebook del professor Guido Silvestri

Articolo originale

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