Tuesday, 20 Nov 2018

Minaccia nucleare: come sopravvivere ad un attacco?

La crescente tensione che si sta sviluppando nella regione coreana a causa delle continue provocazioni del dittatore Kim Jong Un sta riportando alla ribalta le paure per il nucleare che si erano sopite con la fine della guerra fredda.

La Corea del nord ha dimostrato di possedere missili in grado di colpire il territorio statunitense e l’ultimo lancio di prova ha sorvolato l’isola giapponese di Okkaido allarmando notevolmente l’America ed i suoi alleati. Si ritiene che la Corea del nord potrebbe essere in grado di colpire l’isola di Guam, un protettorato americano con una base della marina militare e due basi dell’US air force che è considerata la chiave per il controllo dell’oceano Pacifico.

L’ultimo test nucleare effettuato ieri dalla Corea del nord ha anche certificato la sua capacità di produrre testate nucleari e le fonti di intelligence riferiscono che i tecnici di Kim hanno acquisito la conoscenza necessaria per produrre testate adatte ad essere montate sui missili intercontinentali.

La minaccia costituita dal regime che domina la Corea del nord da oltre cinquant’anni non è mai stata così grande e solo i veti incrociati tra le grandi potenze hanno frenato finora il presidente Trump dall’ordinare un attacco preventivo atto a rendere inoffensiva la minaccia.

Anche Cina e Russia sono preoccupate per l’atteggiamento di Kim ma nessuna delle due può permettere che gli USA incrementino la propria presenza militare nella penisola coreana. La Cina mantiene la Corea del nord come un utile cuscinetto tra sé e la fin troppo occidentalizzata Corea del sud e, inoltre, non intende avere alle proprie porte ondate di profughi in fuga dalla guerra nè, successivamente, basi americane ai propri confini. Più o meno simile è il ragionamento della Russia di Putin per cui la situazione è, al momento, in uno stato di stallo ma, come sappiamo, l’America ha risorse adeguate a svolgere un’azione che nel giro di poche ore potrebbe annientare le forze armate della Corea del nord e, se fortemente minacciata o provocata con un missile verso Guam, potrebbe decidere di effettuare un rapido attacco preventivo per mettere tutti davanti al fatto compiuto, nonostante l’imprevedibilità delle conseguenze.

La Cina ha notevoli interessi economici in occidente ed in Asia e potrebbe limitarsi ad alzare la voce fino ad ottenere un cessate il fuoco, inoltre il premier cinese Xi sa che la Cina non è ancora all’altezza degli USA dal punto di vista degli armamenti ma diversa potrebbe essere la reazione della Russia di Putin.

Insomma, il rischio di un conflitto nucleare non era così alto da parecchi decenni ed in USA già c’è chi sta spolverando i vecchi rifugi nucleari ripristinandone le scorte e verificandone le funzionalità.

Ma come sopravvivere ad un attacco nucleare?

Il rischio non è solo nell’immediatezza dell’esplosione ma anche nel fall out radioattivo che permarrebbe per giorni. Vediamo ora cosa consigliano gli esperti per sopravvivere alla minaccia nucleare.

Le regole base di sopravvivenza in caso di attacco atomico, come sopravvivere alla radioattività.

Alcune di queste informazioni potrebbero tornare molto utili non solo in caso di attacco nucleare ma anche nell’evenienza in cui una una centrale nucleare, a causa di un grave incidente, rilasci radioattività nell’aria.

L’esplosione nucleare

Un’esplosione nucleare si annuncia con un’improvviso lampo accecante che è molto importante non guardare direttamente perché è in grado di danneggiare la retina e far perdere temporaneamente o definitivamente la vista. Il lampo sarà seguito dall’esplosione stessa con la formazione di una sfera luminosa e caldissima di gas compressi, visibile a centinaia di chilometri di distanza, cui fa seguito una nube a forma di fungo per questo viene chiamato anche “fungo atomico”. In seguito, viene prodotta un’onda d’urto collegata ad una fortissima ondata di calore, seguita da un’onda radioattiva.

L’estremo calore sviluppato dalle reazioni nucleari, in una bomba simile a quella di Hiroshima, causano, dall’epicentro dell’esplosione, la distruzione completa di una zona di 1000 metri di diametro, distruzioni gravi per 1400 metri e leggere fino a 2800 metri.

I prodotti di fissione vengono dispersi violentemente generando un’onda d’urto ma perdono presto la loro energia cinetica negli urti con le molecole atmosferiche, trasformandola in energia termica. Questo determina un grande innalzamento della temperatura che supera spesso i 10 milioni di gradi Celsius nel punto di esplosione.

L’onda radioattiva è costituita prevalentemente da raggi g prodotti in concomitanza alle reazioni nucleari e si esaurisce in circa 90 secondi, ma il suo effetto è letale per ogni essere vivente presente nel raggio di 800 metri dall’epicentro. Oltre a quest’effetto immediato si genera una radioattività dovuta alla formazione di isotopi radioattivi più o meno stabili che ricadono dalle nubi prodotte durante l’esplosione. Questi radionuclidi provocano immensi danni alla popolazione (cancro, leucemia, ecc.) e costituiscono un ostacolo all’occupazione militare delle zone colpite (come in Giappone).

I più comuni residui radioattivi sono il cesio-137 e lo stronzio-90, che hanno periodi di dimezzamento di 29,4 e 28,5 anni. Questi isotopi, inoltre, possono comporre il pulviscolo radioattivo che, dopo un certo tempo, giungere a contaminare anche vaste zone del pianeta.

I rifugi antiatomici

Un rifugio sicuro deve essere costruito sotto terra e deve avere un affidabile sistema di ossigenazione che impedisca all’aria contaminata di entrare nel sistema di aerazione. L’involucro è quasi sempre in cemento armato con pareti molto spesse e gli interni sono rivestiti da particolari materiali isolanti.

Piombo e acciaio sono largamente usati per la costruzione di rifugi antiatomici per la loro alta protezione dalla radioattività.

L’entrata del bunker solitamente è composta da una botola corazzata e una scala che porta al rifugio, per entrare nel cuore del bunker si passa dalla stanza di decontaminazione e di solito da due portoni molti spessi a tenuta stagna e a chiusura ermetica.

Nella parte più profonda del rifugio devono essere state preventivamente accumulate scorte di acqua potabile, cibo, farmaci, tra cui una buona scorta di compresse di ioduro di potassio almeno un generatore di energia elettrica, scorte di carburante e servizi igienici. Sarà inoltre utile avere scorte di candele, fiammiferi, torce elettriche e relative pile, oltre ad almeno una radio a batterie, che però sarà utile dopo qualche tempo perché l’ scarica elettromagnetica provocata dall’esplosione renderà impossibili le comunicazioni radio per alcune ore.

Durante la guerra fredda, la grande richiesta da parte della popolazione ha fatto nascere ditte specializzate nella costruzione di rifugi antiatomici prefabbricati. La Svizzera risulta essere molto organizzata in questo settore in quanto una legge obbliga ogni cittadino a costruirsi un rifugio sotto casa con solai spessi 40 cm e muri spessi 30 cm, con un autosufficienza di cibo, acqua e aria di almeno sei mesi. Per i palazzi esistono i bunker condominiali.

Rifugi improvvisati

Rifugi antiatomici improvvisati possono essere le condotte sotterranee della metropolitana, tunnel autostradali e ferroviari di una certa lunghezza, grotte, miniere, fogne ecc…

Dopo l’esplosione di una bomba nucleare bisogna raggiungere velocemente un rifugio prima che cominci la ricaduta radioattiva, cioè entro mezz’ora dal lampo nel cielo.

Se non si riesce a trovare un rifugio sottoterra o in un bunker, optare per qualsiasi luogo sia al di sotto del metro e settanta dal livello della superficie.

Potete rifugiarvi anche in un fosso o potete scavare una buca; all’interno stare rigorosamente sdraiati a faccia in giù coprendosi bocca e naso con un panno o con la maglietta. In questo modo si eviterà l’onda termica, l’onda d’urto e la radioattività diretta.

Prima della ricaduta radioattiva coprire la buca o cambiare riparo.

Se esiste la probabilità che la propria città possa essere vittima di un attacco atomico e non si riesce ad abbandonarla, improvvisare un rifugio in una cantina o in un qualsiasi spazio al di sotto del livello del terreno rinforzando i muri con lastre di acciaio o sacchi di terra, sigillando eventuali aperture con calcestruzzo.

Proteggersi dal Fallout

La ricaduta radioattiva più pericolosa è quella del primo giorno dall’esplosione, poi comincia a diminuire a seconda della potenza del ordigno esploso e dalla distanza in cui ci si trova dall’ipocentro.

E’ utile sapere quando il periodo radioattivo termina in modo da tale da poter lasciare i propri rifugi.

Quando la radioattività si abbassa a un livello tale che il suo assorbimento ci permette di sopravvivere è possibile uscire all’aria aperta.

Si può usare la regola del 7/10, cioè dopo 7 ore la radioattività è di 1/10 di quella che si ha un’ora dopo l’esplosione, quindi dopo 49 ore sarà di 1/100, dopo 343 ore di 1/1000 è così via…

7X7= 49 (2 giorni)  1/100= 1/10 X 1/10

7X7X7=343 (14 giorni)  1/1000= 1/10 X 1/10 X 1/10

Esempio:

Dopo 1 ora: 1000Rad o 10 Gray

Dopo 2 ore: 400Rad o 4Gy

Dopo 7 ore: 100Rad o 1Gy

Dopo 48 ore: 10Rad o 0.1Gy

NOZIONI DI SOPRAVVIVENZA IN CASO DI ATTACCO NUCLEARE

  • Appena si vede il bagliore nel cielo cercare un riparo immediatamente, a 2 o 3 metri da dove ci si trova.
  • Se non lo si trova mettersi dietro un muro o un riparo rivolti verso la parte opposta dell’esplosione.
  • Se non si trova nulla sdraiarsi a testa in giù e chiudere gli occhi, coprendosi le parti cutanee scoperte.
  • Non muoversi finchè non passa l’onda d’urto.
  • Ora bisogna raggiungere entro mezz’ora un ricovero possibilmente sotterraneo per sopravvivere alla ricaduta radioattiva.
  • Nello spostamento coprire naso e bocca e non guardare verso l’esplosione il forte effetto termico potrebbe bruciarvi le retine.
  • Non mangiare, bere o fumare.
  • Se al momento dell’esplosione uno si trova all’interno di un edificio, riparasi subito dietro una grossa parete o un mobile solido, stare lontano dalle apparecchiatura elettriche.
  • Una volta passata l’onda d’urto uscite a trovare un rifugio, se non trovate niente scendete nei piani più bassi dell’edificio o nel seminterrato tappezzando spifferi e finestre.
  • Se uscite a cercare un ricovero riparatevi sotto una grossa coperta che abbandonerete quando troverete un rifugio, facendo occhio agli eventuali incendi generati dall’onda termica.
  • Non utilizzate le auto, l’impulso elettrico generato dall’esplosione potrebbe aver danneggiato il motore, però potete rifugiarvi all’interno chiudendo bene tutte le possibili entrate d’aria (infilarsi in un’auto può aumentare sensibilmente le probabilità di sopravvivenza, almeno del 40 per cento).
  • Non perdete tempo con i cellulari potrebbero essere danneggiati e comunque le comunicazioni, sarebbero interrotte per via dell’effetto elettromagnetico.
  • Se durante la corsa verso un rifugio vi si depositano addosso detriti e polveri radioattive sbarazzatevi di tutti gli indumenti, fatevi più docce utilizzando molto sapone,dedicando particolare cura a capelli, mani e togliendo i residui sotto le unghie.
  • Appena entrate nel rifugio antiatomico fate una doccia di decontaminazione lasciando tutti gli indumenti e gli oggetti che avete nella stanza che precede l’entrata.
  • Una volta dentro chiudete le porte a tenute stagna e non le aprite più fin quando non dovrete uscire.

In media un rifugio antiatomico difficilmente può garantire condizioni di sopravvivenza superiori ai 5 anni.

Concludendo in caso di attacco nucleare non perdete tempo a scappare cercando di allontanarvi il più possibile dall’ipocentro ma trovate un rifugio da cui ripararvi dalla pioggia radioattiva.

Molti non sono a conoscenza del fallout secondario se ad esempio un ordigno esplodesse nel centro di una città, le persone che si troverebbero a un paio di chilometri una volta sopravvissuti all’esplosione scapperebbero in preda al panico ignari che la pioggia radioattiva sarà la causa della loro morte.

In caso ci si trovasse dentro un edificio è importante ricordarsi che i piani più alti sono i meno sicuri mentre quelli nel sottosuolo sono i rifugi ideali.

Restate dove siete e cercate un rifugio sul posto. Questo è l’unico grande messaggio, il modo migliore per salvare vite e prevenire patologie legate alle radiazioni. Va contro il nostro istinto di scappare dal pericolo per riunirci ai nostri familiari. Ma se i bambini sono a scuola o all’asilo, è lì che dovrebbero rimanere. Non si può sfuggire alla precipitazione radioattiva e gli effetti disastrosi riconducibili alla precipitazione radioattiva possono essere evitati al 100%. Si stima che 285.000 persone, senza protezione nel raggio di un miglio dalla detonazione a Los Angeles, andrebbero incontro a malattia o morte causate dall’esposizione alle radiazioni.  Solo un rifugio rudimentale, come una costruzione in legno, potrebbe salvare 160.000 persone da un’esposizione significativa. Se le persone riuscissero a trovare rifugio in seminterrati o edifici multipiano o centri commerciali, 240.000 di queste 285.000 potrebbero salvarsi. Se si riuscisse a raggiungere un parcheggio sotterraneo o il centro di un grattacielo di uffici, non si riporterebbe alcuna esposizione mortale“.

In Italia, subito dopo il disastro di Chernobyl, la protezione civile ha sviluppato un piano di emergenza nel caso in cui una delle tante centrali nucleari, poste vicino ai nostri confini, rilasci radioattività: Piano-nazionale-revisione-1marzo-2010.pdf

La Iodoprofilassi – Profilassi con Ioduro di potassio:

In caso di esplosione nucleare o incidente ad una centrale nucleare è necessario iniziare immediatamente la profilassi per salvaguardare la tiroide. Questa ghiandola tende a fissare lo iodio 131 disperso dall’esplosione, sostanza che provoca tumori. La profilassi si effettua con compresse di ioduro di potassio che forniscono protezione alla tiroide.

Una compressa agisce per 24 ore e risulta essere efficace se chi l’assume è stato esposto solo da poco tempo, è efficace se assunta fino a 3 o 4 ore dopo l’esposizione.

La profilassi andrebbe continuata finchè il rischio di ricaduta radioattiva non sia sceso sotto il livello di pericolo ed il terreno non sia stato ripulito dalle scorie radioattive.

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