Sunday, 18 Nov 2018

Excalibur ritrovata da una bambina?

di Massimo Zito per Aenigma

È di pochi giorni fa la notizia che una bambina di 7 anni, Matilda Jones, avrebbe ritrovato casualmente, nelle acque del lago Dozmary Moor in Cornovaglia, nientemeno che Excalibur, la mitica spada dell’altrettanto mitico re Artù.

Il condizionale è d’obbligo poiché è vero che in rete circolano foto della bambina che impugna una spada di fattura medievale ed è altrettanto vero che la tradizione vuole che poco prima di morire Artù abbia gettato la mitica arma proprio nelle acque del Dozmary Moor affinchè non cadesse in mani indegne ma è anche vero che, a quanto risulta, finora sulla spada non sono stati fatti esami né riscontri di alcun tipo.

Addirittura ci sarebbe chi, in nome della tradizione, vorrebbe che la bambina rivendicasse il Trono d’Inghilterra.

 La spada ritrovata dalla bambina nel Dozmary Moor

Cosa sappiamo di Excalibur e perchè è cos’ì importante nell’immaginario collettivo?

Tanto per cominciare, il nome Excalibur significa in grado di tagliare l’acciaio. La prima traduzione, chiamava la spada Caliburn; una spada magica venuta da Avalon. Nella tradizione celtica il nome originale era Caledfwlch. Excalibur sarebbe soltanto la più nota delle varie spade magiche di Artù, infatti la versione in cui Artù estraeva la spada dalla roccia apparve per la prima volta nel racconto in versi francese Merlino, di Robert de Boron. Ma l’autore inglese sir Thomas Malory, ne La morte di Artù, scrisse che la spada che Artù aveva estratto dalla roccia non era Excalibur, poiché Artù aveva rotto la sua prima spada in uno scontro con re Pellinor; lo stesso viene affermato nella francese Suite du Merlin (Prosa di Merlino) nel 1240 circa. Poco dopo, Artù ricevette una nuova spada dalla Dama del Lago, e questa era chiamata esplicitamente Excalibur: una spada diversa, secondo Malory, dalla prima.

La spada viene citata anche da Chrétien de Troyes nella seconda parte del Perceval: Galvano, partito dalla corte di Artù per rispondere alle accuse che gli sono state mosse da Guingabresil, usa Excalibur per difendersi dall’attacco dei borghigiani che intendono vendicare la morte del loro signore (v. 5828 nell’edizione del ms. 354 di Berna a cura di Méla).

Il fodero di Excalibur aveva il potere magico di proteggere il suo proprietario dall’essere ferito; è il furto del fodero da parte di Morgana la Fata che porta, alla fine, alla morte di Artù. In Morte Arthure (circa 1400), si dice che Artù avesse due spade; la seconda era Clarent, rubata dal malvagio Mordred, che con essa diede ad Artù il colpo mortale.

La storia e la leggenda di re Artù sono intimamente legate alla magica e misteriosa spada Excalibur. Secondo la vulgata tradizionale, Merlino, il mitico druido-mago, aveva annunciato che solamente l’uomo in grado di estrarre una certa spada dalla roccia in cui era conficcata sarebbe diventato re delle isole britanniche unificate. Artù, inginocchiato di fronte alla roccia, fece proprio questo: prese la spada, la portò con sé fino alla Cattedrale e la depose sull’altare. Artù fu unto con l’olio santo e, alla presenza di tutti i baroni e della gente comune, giurò solennemente di essere un sovrano leale e di difendere la verità e la giustizia per tutti i giorni della sua vita. Sebbene Excalibur sia identificata con la spada nella roccia, specie nelle versioni recenti del mito arturiano, in numerose opere, soprattutto nelle più antiche, sono due spade distinte. La leggenda e la storia si sono mischiate tra loro nel tempo e per questo re Artù, i Cavalieri della Tavola Rotonda e la magica spada Excalibur, sono giunte intimamente unite fino ai nostri giorni.

La parola Excalibur ha origini molto controverse, che possono farsi risalire a due ceppi linguistici ben differenti: quello latino e quello sassone. Dal latino abbiamo diversi significati, ma quello più plausibile deriva da un’antica popolazione di fabbri chiamati “Calibi”, Excalibur si può quindi scindere in due parole ex (con ablativo): dai e CalibsCalibi, quindi tradotto letteralmente il significato diventerebbe “forgiata dai Calibi”. Altre sfumature latine riportano alla capacità della spada e al suo aspetto come, per esempio, ex “calibro” che tradotto significa in perfetto equilibrio. Dal ramo celtico il nome deriverebbe da Caliburn, arcaico nome della leggendaria spada, che in antichità significava “acciaio lucente” o “acciaio indistruttibile” e potrebbe quindi così ricondursi allo stesso etimo latino. La versione latina dell’etimologia sarebbe alla base di un romanzo abbastanza recente di Valerio Massimo Manfredi, “L’ultima legione” sull’origine del mito di Artù.

Interessante notare che i primi racconti arturiani in cui si fa riferimento esplicito alla “spada nella roccia” sono posteriori alla diffusione della leggenda sulla spada di San Galgano, un cavaliere medievale italiano convertitosi alla vita monastica, anch’essa conficcata in una roccia e tuttora custodita nella Rotonda dell’abbazia dedicata al santo in provincia di Siena.

La spada di San Galgano conficcata nel terreno. Interessante l’assonanza del nome di San Galgano con quello del cavaliere della tavola rotonda Galvano.

La spada di san Galgano fino al 1924 circa era conficcata in una fessura della roccia e poteva essere estratta e fu oggetto di numerosi atti vandalici nel corso dei secoli finchè, nel 1924 fu deciso di cementarla e poi coprirla con una cupola di plexiglas tuttora presente.

Sulla spada è stata condotta una indagine metallografica, iniziata il 17 gennaio 2001 e coordinata dal prof. Luigi Garlaschelli dell’università di Pavia, che ha certificato la sua autenticità quale arma del XII secolo.

L’indagine, come spesso avviene, non ha dato certezza storica agli avvenimenti descritti dalle varie fonti che hanno narrato la vita di Galgano e il confine con la leggenda rimane piuttosto labile, l’unica certezza è che la spada risale all’epoca in cui visse San galgano.

Tornando ad Excalibur, come precedentemente evidenziato, è praticamente appurato che non sia la mitica “spada nella roccia” ma una spada donata a re Artù dalla dama del lago con l’intento di proteggerlo.

Intorno alle figure di Artù e di Excalibur sono fioriti, nel corso dei secoli, innumerevoli racconti e romanzi che hanno dato vita, nell’ultimo secolo, ad una notevole filmografia dove la mitologia legata al ciclo arturiano ha finito per essere completamente stravolta nell’immaginario popolare.

Fonti: wikipedia e varie altre sul ciclo arturiano e san Galgano

Share
Potresti trovare interessanti
Share
Share
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: