Monday, 23 Jul 2018

11 settembre 2001

Ci sono date che lasciano il segno, date indimenticabili nella memoria, date delle quali, anche a distanza di anni, sapremmo ricostruire ogni nostro movimento durante quella giornata. L’11 settembre del 2001 rientrai a casa dal lavoro all’ora di pranzo. La sera dovevo andare allo stadio Olimpico a vedere la Roma in Champions League contro il Real Madrid e, abitando fuori città, lavorai solo mezza giornata e tornai a casa.

Non sapevo che il mondo in cui avevamo vissuto dalla metà degli anni ’90 in poi stava per cambiare e che, se le nostre vite avevano ancora un’innocenza, quel giorno la perdemmo tutti.

Appena arrivato accesi il televisore su canale 5 per sentire il notiziario mentre preparavo il pranzo e, nonostante i toni concitati degli speaker del telegiornale ci misi qualche secondo per realizzare cosa stavo ascoltando: un aereo si era sfracellato contro una delle torri gemelle di New york, una di quelle torri che in tanti films caratterizzavano lo skyline della megalopoli americana.

Smisi di preparare il pranzo e caddi inebetito su una sedia a guardare ed ascoltare. Nonostante il fatto fosse accaduto già da un po’ di tempo non era ancora ben chiara la dinamica dell’evento se non che l’aereo si era letteralmente infilato nel grattacielo un po’ più su della metà. Le immagini che passavano in televisione erano impressionanti, si vedeva lo squarcio nel fianco della torre di vetro e acciaio dal quale usciva un pesante fumo nero mentre i vari inviati raccontavano delle centinaia di persone intrappolate ai piani alti.

All’epoca gestivo un magazine di informazione generalista su SuperEva, quindi mi riscossi, mi collegai e pubblicai la notizia, aggiornandola in tempo reale man mano che radio e televisione fornivano nuove informazioni.

I vigili del fuoco erano ormai sul posto, fino a quel momento l’accaduto veniva gestito più o meno come un incidente e ci si chiedeva come fosse potuto accadere, qualche esperto provava ad azzardare ipotesi sulla tenuta del grattacielo e le modalità dei soccorsi. Intanto si era sparsa anche la notizia di qualche italiano intrappolato ai piani alti del grattacielo, quelli con coinvolti direttamente nell’impatto ma isolati dalla base della costruzione dall’incendio provocato dal carburante dell’aereo.

All’improvviso, e fu terribile da vedere in diretta tv mentre accadeva, un aereo apparve sugli schermi proprio mentre finiva la sua discesa contro la seconda delle torre gemelle, leggermente più in basso rispetto al primo. Una visione terribile, uno schianto che mi sentii riverberare dentro anche se non lo sentii con le orecchie, quella vampata di fuoco che esplose nel punto dello schianto e attraversò visibilmente tutto lo spessore del grattacielo erompendo con violenza dal lato opposto si fissò nella mia mente e vi rimase impressa e vi resterà finchè avrò vita.

Non era stato un incidente.

Qualcuno aveva volontariamente e scientemente scagliato due aerei contro le due torri simbolo della città più importante del mondo.

In televisione era il caos.

Si sparse la notizia che erano stati proibiti i voli sui cieli degli Stati Uniti e tutti gli aerei richiamati a terra. 4 o 5 aerei non rispondevano alle chiamate, i trasponder spenti, e aerei da caccia dell’aeronautica militare si erano alzati in volo per intercettarli.

A quel punto tutti pensavamo ad un attacco agli Stati Uniti e ci aspettavamo che potesse succedere qualcosa di peggio con la superpotenza americana che aveva annunciato l’aumento dello stato di allerta a defcon 3 per bocca del segretario alla difesa Donald Rumsfeld per la seconda volta nella storia. La prima volta fu durante la guerra del Kippur, lo stato di defcon 3 durò solo 24 ore in quell’occasione e solamente durante la crisi dei missili a Cuba nel 1962 si era raggiunto un livello di allerta maggiore, defcon 2.

Secondo i media si era ad un passo dall’elevare la condizione di allerta a defcon 2.

Poi le cose sembrarono peggiorare ulteriormente: un altro aereo passeggeri si schiantò contro il pentagono, giunse notizia che il presidente degli Stati Uniti era in volo sull’Air Force One ed il vice presidente diretto verso una località sicura per assicurare la continuità operativa in caso di problemi all’aereo presidenziale.

Intanto, un altro volo, United Airlines 93, risultò in mano a dirottatori, la notizia si sparse grazie ad sms trasmessi dai passeggeri tramite i loro cellulari. La destinazione imposta dai dirottatori per quel volo sembrava essere Washington e si suppose che era destinato a schiantarsi o sul campidoglio o sulla casa Bianca.

Il volo United Airlines 93 precipitò nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania. La versione ufficiale dei fatti attribuisce la caduta dell’aereo ad una rivolta dei passeggeri e dell’equipaggio contro il commando di terroristi ma successive analisi stabilirono che nessuna traccia di esplosivo era rilevabile sui rottami dell’aereo. Il sospetto che molti di noi ebbero da subito, mai confermato, fu che l’aereo fosse stato abbattuto dagli aerei da caccia americani mandati ad intercettarlo e abbatterlo nel caso che la minaccia verso la capitale statunitense si fosse fatta concreta.

Furono i passeggeri e l’equipaggio dell’aereo a sacrificarsi eroicamente ribellandosi ai dirottatori? Fu l’alto comando statunitense ad ordinare di abbattere il velivolo in quei momenti concitati in cui non si sapeva bene cosa fare e come reagire?

Non lo sapremo mai, soprattutto oggi dopo oltre un decennio di inquinamento delle notizie da parte di complottisti e sciacalli.

Ancora un altro aereo sembrò per un momento perduto e pronto per sfracellarsi da qualche parte ma furono ristabilite le comunicazioni e il velivolo rientrò regolarmente a terra sotto la guida del controllo di volo.

Nel frattempo, si compiva la tragedia: Le due torri gemelle di New york si comportavano come camini e l’altezza cui si erano schiantati gli aerei impediva ai vigili del fuoco di poter intervenire efficacemente. Scene scioccanti si svolgevano davanti a noi che dalle televisioni vedevamo gente buttarsi nel vuoto dai piani alti dei grattacieli ormai preda di fumo e fiamme. Cronisti, opinionisti ed esperti si alternavano a dare notizie di nuovi allarmi e facendo ipotesi, la sensazione era che potesse accadere di tutto e che il mondo fosse sull’orlo di una guerra, nessuno era ancora in grado di indicare con certezza un responsabile per gli attacchi.

Improvvisamente la prima torre collassò su sé stessa. La scena, vista in televisione, sembrò svolgersi al rallentatore. Ormai i media erano tutti sul posto e potemmo osservare quanto accadeva praticamente da ogni angolazione e da varie distanze. Una nuvola di fumo avvolse tutto nel raggio di diversi isolati dalla torre crollata. Sapemmo subito che nel crollo erano rimasti coinvolti sia i civili presenti nella torre che erano ancora in corso di evacuazione sia i vigili del fuoco che erano saliti per aiutare.

Io, attonito, continuavo a riportare gli aggiornamenti su internet e non fui quasi capace di reagire emotivamente quando crollò anche la seconda torre.

Le informazioni che continuavano a riportare i media cominciavano a fare il conto dei morti e si prospettavano cifre terribili. Arrivò anche la rivendicazione di Al Qaeda, l’organizzazione fondamentalista musulmana che già era stata protagonista di alcuni altri clamorosi attentati ai danni degli Stati Uniti negli anni precedenti ma mai in territorio americano e mai così efferati e drammatici.

Nel tardo pomeriggio mio fratello ed io decidemmo di scaricare la tensione accumulata recandoci comunque a vedere la partita anche se non si sapeva nemmeno se sarebbe stata giocata. L’atmosfera dello stadio Olimpico era surreale. Nell’impianto sportivo che solitamente si caratterizzava per i cori ed i boati dei tifosi si udiva solo un cupo vociare, quasi pudico. Penso che quella sera quasi tutti ci stavamo vergognando di essere lì, in uno dei templi del divertimento, mentre oltreoceano era morta moltissima gente e, forse, ancora non era finita.

Il mondo cambiò.

Gli USA dichiararono guerra al terrorismo e scatenarono, negli anni seguenti, una serie di guerre contro gli stati canaglia che potevano aver inq ualche modo finanziato i terroristi, guerriglia e attentati si diffusero un po’ ovunque, le borse cominciarono un lungo e lento calo che culminò nella grande crisi dei subprime del 2008 e che in parte ci attanaglia tutt’ora.

Nel crollo delle torri gemelle morirono 2997 persone e altre 6000 restarono ferite.

Su questo evento sono nel tempo fiorite teorie complottiste di ogni genere, tutte prive di fondamento e smentite da specifici studi tecnici ma ne parleremo in un altro articolo.

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