Friday, 16 Nov 2018

Star Trek: Discovery

di Massimo Zito

Negli Stati Uniti su CBS e nel resto del mondo su Netflix sono state trasmesse le prime due puntate della nuova serie televisiva ispirata al mondo di Star Trek.

Diciamo subito che ho trovato discutibile la scelta di girare la serie in formato univision, formato superpanoramico in 18:9 che può essere adeguatamente visualizzato solo da alcuni smartphone di Samsung e LG (prossimamente anche da IphoneX), costringendo le normali televisioni a visualizzare l’immagine con due bande nere, una sotto e l’altra sopra, impedendo, di fatto, di godere dell’effetto panoramico del formato.

Al di là di questo, la prime due puntate andate in onda si sono rivelate più un prologo autoconclusivo che un pilot, con la scelta interessante di introdurre i personaggi prima che entrino nella realtà della nuova serie, forse per potergli dare un background in modo non troppo ostico.

Mi ero un po’ preoccupato dopo l’intro della prima puntata, in quanto nella sigla ho trovato eccessive assonanze, sia grafiche che musicali, pur con una rispettosa citazione della colonna sonora ortiginale, con la sigla e la colonna sonora del “Trono di spade” ma poi è iniziato lo spettacolo.

Senza fare spoiler, posso dire che le prime due puntate sono spettacolari, con effetti speciali ed una storia degni più di un film per il cinema che di una serie tv ma, anche qui, evidentemente, Games of Thrones ha fatto scuola. La protagonista principale della serie è Michael Burnham, primo ufficiale della USS Shenzou, interpretata da quella Sonequa Martin-Green, che gli appassionati di The Walking Dead avevano conosciuto nel ruolo di Sasha.

La USS Shenzou è l’astronave protagonista di queste prime due puntate, in cui la USS Discovery non appare e non è citata, una nave dotata di tecnologia digitale, con consoles touch screen e una plancia ampia e panoramica. Un anacronismo evidente rispetto alla serie classica, che cronologicamente è posta nella storyline dell’universo di Star Trek dieci anni più tardi rispetto a “Discovery” è il sistema di comunicazioni che sulla Shenzou permette il dialogo in tempo reale con l’ologramma dell’interlocutore così come la sala medica appare decisamente avveniristica sia in tecnologia che in conoscenza rispetto a quella in cui operava “Bones” Mccoy.

Altra novità rispetto al passato è la nuova caratterizzazione morfologica e sociale dei Klingon, più terrificanti e ferini rispetto alle precedenti versioni ma anche più convincenti.

In questa breve presentazione preferisco evitare spoiler, per cui parlerò della storia più avanti in un nuovo articolo, basti sapere che lo spettacolo è garantito, così come l’azione, secondo il nuovo corso inaugurato nel reboot della serie classica cinematografica da J. J. Abrams.

Gli ingredienti ci sono tutti: tecnologia, equipaggio multirazziale tra cui conosceremo nuove razze, azione mozzafiato e il ritorno di un “Sense of wonder“, ingrediente fondamentale della fantascienza, ultimamente un po’ sacrificato agli stereotipi.

Lunedì 2 ottobre Netflix trasmetterà la terza puntata in cui finalmente conosceremo la USS Discovery e che sarà il vero pilot di questa nuova serie. Nel frattempo già arrivano voci della conferma della serie per una seconda stagione.

Chicca finale: in coda ad ogni puntata Netflix trasmette anche la registrazione dello show della CBS che commenta la puntata appena trasmessa, un programma tipico americano, in cui il conduttore strilla troppo ma che vale la pena vedere per la partecipazione degli interpreti dei personaggi delle varie serie e per le schede che inframezzano le varie parti dello show oltre che per l’anteprima della puntata successiva.

Vi lascio con il trailer ufficiale di Star Trek: Discovery:

 

Share
Potresti trovare interessanti
Share
Share
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: