Sunday, 18 Nov 2018

Elezioni: tanta astensione e poche sorprese

È ancora in corso lo spoglio del voto amministrativo regionale siciliano e si è ormai concluso quello municipale di Ostia. In sicilia, dopo più del 60% delle sezioni scrutinate, si va profilando la vittoria di Nello Musumeci, rappresentante della coalizione di centrodestra, mentre a Ostia, tecnicamente un municipio di Roma ma che con i suoi oltre 230 mila residenti sarebbe la tredicesima città più popolosa d’Italia, si andrà al ballottaggio tra la grillina Di Pillo e la rappresentate di Fratelli d’Italia Picca.

Al di là delle mere valutazioni sul risultato elettorale, del quale diremo, l’aspetto che più balza agli occhi è la portata dell’astensione: In sicilia hanno esercitato il loro diritto di voto circa il 48% degli aventi diritto mentre ad Ostia sono stati meno del 30% coloro che hanno deciso di recarsi alle urne in una domenica in cui il clima certo non invogliava alle gite fuori porta.

La domanda che dovrebbero porsi un po’ tutti gli addetti ai lavori è quella sulle ragioni di una così estesa disaffezione dal voto in una popolazione che fino a non molti anni fa spiccava tra le democrazie occidentali per l’ampia partecipazione ad ogni tornata elettorale. Probabilmente le ragioni sono molteplici e danno conto dello scadimento del dibattito politico italiano negli ultimi vent’anni. Sostanzialmente, una grossa fetta degli elettori italiani ha smesso di sognare, ha smesso di credere che qualcuno voglia realmente cambiare la triste realtà economica e sociale che viviamo. In sostanza non si tratta di orfani della rappresentanza politica ma di disillusi.

Gli scandali di ogni tipo, che, sistematicamente e a cadenza quasi quotidiana, punteggiano l’attività della classe politica italiana hanno ormai portato moltissimi elettori ad essere refrattari ad ogni sollecitazione ed il refrain che si può ascoltare in ogni dibattito sulla politica è: “tanto sono tutti uguali”.

Giusto o sbagliato, sembra essere questo il limite della comunicazione politica, il non riuscire a distinguersi e il non riuscire a far passare un messaggio originale e credibile. Un ex ministro con cui ebbi diverse occasioni di parlare negli anni passati sosteneva che in campagna elettorale bisogna promettere meno tasse, più lavoro e tutte le facilitazioni possibili relative alla casa, tutto il resto è fuffa. Bene, sostanzialmente è quello che a tutt’oggi fanno tutti, solo che dopo un decennio durane il quale ci hanno bombardato con provvedimenti sempre ai danni del cittadino giustificandoli con il mantra “ce lo chiede l’Europa“, ormai nessuno crede più alla fattibilità di certe promesse e non è un caso che i pochi che sembrano trarre una qualche crescita elettorale da queste elezioni sono coloro che utilizzano abitualmente slogans pugnaci nei confronti dell’Europa ed i suoi diktat oppure che condisce ogni discorso con “prima gli italiani“.

Non intendo prendere, in questo articolo, posizione a favore o contro questo o quello, vorrei limitarmi a sottolineare gli elementi che ritengo importanti di questo voto.

Detto dell’astensione, per quanto riguarda il voto siciliano, al netto della ormai probabile vittoria della coalizione pro Musumeci, per conoscenza personale un galantuomo sostenuto da alcuni altri galantuomini e tanta feccia infiltrata nelle liste a sostegno della sua candidatura dai soliti noti, è da rilevare che a livello di liste, il solo Movimento 5 Stelle registra una sia pur lieve crescita mentre tutti gli altri partiti appaiono in grave difficoltà. Lo stesso movimento grillino raccoglie circa sette punti in meno rispetto al totale raccolto dal suo candidato il che dimostra che vi sia stato un notevole ricorso al voto disgiunto, fatto in sè non troppo sorprendente trattandosi di voto regionale in cui le inevitabili clientele presentano sempre il conto ed è particolarmente interessante il fatto che il totale del voto disgiunto a favore del candidato del movimento cinque stelle sia molto vicino al totale dei voti che mancano al candidato del centrosinistra rispetto al totale ottenuto dalle liste che lo sostengono.

Pessima, quindi, la prestazione del PD e delle liste della sua coalizione mentre la vittoria ormai probabile del centrodestra appare un po’ azzoppata dal fatto che, quasi certamente, Musumeci non raggiungerà la maggioranza e quindi dovrà presentare una giunta legata al sostegno esterno delle altre liste con le ovvie difficoltà operative. Per il PD si tratta di una vera e propria Caporetto, anche in considerazione del fatto che pure ad Ostia il suo candidato è rimasto largamente fuori dal ballottaggio, due risultati pessimi risultati che daranno forza all’opposizione interna alla leadership di Renzi.

Nel centrodestra ad uscire rafforzato è Berlusconi, ancora una volta capace di mettere insieme una coalizione che, se replicata alle politiche, competerà tranquillamente per vincere le elezioni, anche se Forza Italia si ferma ben al di sotto del 20% pur confermandosi il partito leader della coalizione.

Per il resto, lascia un po’ perplessi l’abbraccio opportunistico tra Fratelli d’Italia e Salvini, sia in Sicilia che ad Ostia, una posizione lontanissima dalla linea che tenne durante tutta la sua storia l’ormai defunta Alleanza Nazionale.

Un altro fatto da sottolineare, questa volta solo su Ostia, è il 9% conseguito dai postfascisti di Casapound che sembra dimostrare una disperata ricerca di una nuova casa da parte di tanti ex elettori delusi della vecchia destra post MSI ed AN.

In conclusione, possiamo affermare oggi con una certa tranquillità che il movimento grillino sembra reggere anche alle vicissitudini del governo di grandi città come Roma e Torino anche se è da considerare la possibilità che il M5S gode al momento di un forte attivismo e che molti suoi elettori sono particolarmente motivati nel recarsi alle urne e che, quindi, potrebbe aver sentito di meno il fenomeno dell’astensione. È quindi possibile che se alle politiche si recuperasse anche solo un dieci per cento di elettori votanti, il movimento potrebbe risentire di un fisiologico cale percentuale rispetto al dato di questa tornata.

L’unica certezza resta che con il rosatellum alle politiche le camere saranno spaccate in tre parti e che, salvo cambiamenti improvvisi, la corsa alla premiership sarà tra centrodestra e grillini, con il centrodestra favorito.

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