Sunday, 18 Nov 2018

Il mistero Valentich

Valentich era un giovane pilota italo-australiano che scomparve dopo aver avvistato un UFO che descrisse via radio alla torre di controllo; era il 21 ottobre del 1978. Della vicenda si è parlato molto, spesso a sproposito con articoli e resoconti vari. Della misteriosa scomparsa ha parlato lo scienziato e ufologo Richard Haines in un libro ancora disponibile in Italia dalle edizioni Upiar; “Delta Sierra Juliet rispondi“. Diversi esperti si sono occupati del caso e in ultimo anche Keith Basterfield che ha verificato alcuni documenti governativi relativi alle indagini condotte per il Ministero dei trasporti declassificati recentemente grazie al Freedom of information Act, la legge che consente l’accesso a documenti ufficiali dopo 30 anni.

Keith Basterfield si è occupato del rilascio di documentazione ufficiale sul caso Valentich con tre interventi nel 2012 e due nel 2013 sul suo blog .

La documentazione, raccolta da Basterfield con un ottimo lavoro sulle fonti documentali, riguarda le fasi dell’indagine relativa ad un incidente aereo di natura non determinata. Vengono riepilogate in dettaglio le fasi delle operazioni di ricerca e soccorso. Si citano anche alcuni avvistamenti di luci bianche non identificate, con la precisazione che dall’osservatorio astronomico di Mt. Stromlo hanno comunicato il verificarsi del picco di uno sciame meteorico nella notte del 21 ottobre 1978. Si tratta di documentazione interessante soprattutto per quanto riguarda gli aspetti aeronautici e anche burocratici del caso, ma che non sembra aggiungere nuove notizie a quanto già conosciuto.

Il 21 ottobre 1978 Valentich era decollato dall’aeroporto di Moorabbin, nei pressi di Melbourne, a bordo di un aereo da turismo Cessna 182. Il programma era di fare un volo di andata e ritorno lungo lo stretto di Bass, raggiungendo l’isola King distante circa 240 Km, alle 19:06 Valentich si trovava sul mare e si mise in contatto con la torre di controllo per chiedere informazioni su un altro volo. Dalla torre la risposta fu negativa, nessun altro volo era presente nella zona. Ma Valentich affermò di vedere dietro di lui a circa 1500 m di quota un altro aereo con 4 luci. La torre chiese se era possibile identificare il mezzo ma Valentich non fu in grado di farlo essendo l’oggetto molto veloce. valentich aggiunse che il misterioso aereo lo inseguiva scendendo di quota. Contattò nuovamente la torre di controllo affermando che l’aereo sotto osservazione era in realtà un grosso oggetto dalla superficie metalliva con una luce verde in cima e che compiva delle manovre attorno al suo aereo. Valentich comunicò alla torre di avere delle noie al motore, poco dopo, alle 19:12 si senti un rumore metallico e le comunicazione torre – Cessna 182 cessarono.

La RAAF fece partire immediatamente un aereo per effettuare delle ricerche ma senza ottenere nulla. Le ricerche si protrassero fino al 25 ottobre coinvolgendo navi e aerei civili e militari ma nessuno trovò resti del Cessna o il corpo del giovane pilota. Di Valentich fu dichiarata la scomparsa.

Per molti ufologi era chiaro, Valentich descrisse un mezzo alieno che in qualche modo catturò il piccolo Cessna facendolo sparire per sempre, forse distruggendolo o forse portandolo con sé.

Altre tesi, meno fantascientifiche e forse più probabili vedono nella scomparsa del giovane, un tentativo riuscito di scomparire senza lasciare tracce per qualche motivo sconosciuto o un suicidio programmato, visto che quel giorno le condizioni atmosferiche si presentavano ottimali.

Secondo il rapporto ufficiale del Department of Transport (DOT) australiano, le cause della scomparsa dell’aereo sono ignote. Alcuni funzionari del DOT hanno ipotizzato che Valentich si sarebbe disorientato per qualche agione sconosciuta e avrebbe volato a testa in giù, confondendo il riflesso delle luci del proprio aereo sulla superficie del mare con l’apparizione di un oggetto sconosciuto, che avrebbe riferito al controllore di volo; poi sarebbe precipitato e si sarebbe inabissato nell’oceano a causa di un malfunzionamento dei motori. Il fatto che credesse negli UFO l’avrebbe portato a modificare l’interpretazione di un fenomeno perfettamente naturale.

Al di la delle speculazioni resta sempre possibile un errore del pilota e una cattiva interpretazione di quanto osservato, magari confondendo un corpo celeste con un oggetto in movimento, non sarebbe certamente la prima volta.

Quello che resta è il misterioso rumore che tanto ha fatto scrivere e parlare . Grazie a un lungo ed esauriente articolo del CISU che potete trovare qui – http://www.arpnet.it/ufo/RIU40.pdf – Il rapporto di indagine sull’incidente aereo L’“Aircraft Accident Investigation Summary Report” del Department of Transport, contiene una trascrizione delle comunicazioni radio tra Valentich e la Melbourne Flight Service Unit. Questa trascrizione riporta, alle ore 19:12:28, «Delta Sierra Juliet Melbourne // microfono aperto per 17 secondi//» come ultima trasmissione da parte del pilota. Numerose fonti hanno riportato che quei diciassette secondi di microfono aperto contenevano un rumore di apparenza metallica. Ci sono state molte speculazioni riguardo alla fonte di quel rumore metallico. Ciò che è meno noto è che fu effettuata un’analisi su quella parte del nastro.

Una copia del nastro venne fornita al padre di Frederick Valentich, Guido, dal Dipartimento dei Trasporti del Governo australiano. Ciò viene chiaramente affermato in una lettera indirizzata a Guido in data 5 marzo 1979 firmata dal Direttore G.V. Hughes. «E’ prassi usuale di questo Dipartimento considerare come confidenziali tutte le trasmissioni radio registrate. Peraltro, in questo caso, sono lieto di trasmetterle una copia registrata della voce di suo figlio da tenere come ricordo».

Il Dr. Richard Haines, negli Stati Uniti, ottenne una copia della registrazione delle trasmissioni radio ed effettuò un’analisi su di esse. I risultati furono pubblicati in un articolo a nome dello stesso Haines dal titolo “Results of Sound Spectrum Analysis of the Metallic Noises of a Tape Recorded Radio Transmission Between Cessna VH:DSJ and The Flight Service of Melbourne, Australia”, apparso nel Journal of UFO Studies, 1981, Volume III, CUFOS, Chicago, pagine 14-23. L’articolo riporta: «Sono state intraprese due azioni indipendenti per analizzare il nastro: (1) è stata prodotta una registrazione sonora come “modello di riferimento” in condizioni più simili possibile a quelle originali e (2) sia i suoni registrati pervenuti all’autore sia quelli del modello di riferimento sono stati sottoposti ad analisi di frequenza spettrale»(pag. 15). I suoni del modello di riferimento sono stati creati utilizzando un aereo Cessna 182, sia al suolo che in volo. «Il nastro in questione, contenente i rumori metallici non identificati e quelli di riferimento è stato quindi analizzato mediante l’utilizzo di un analizzatore di spettro sonoro Ubiquitous» (pag. 15). Haines scoprì che «… il periodo di diciassette secondi poteva essere suddiviso nelle seguenti sezioni di base…»(pag. 15): 1. sottofondo pre-rumore – durata 1,8 secondi, 2. prima sequenza di rumori metallici – 10,4 secondi; 3. pausa di 0,84 secondi; 4. seconda sequenza di rumori metallici – durata 4,04 secondi; 5. sottofondo post-rumore.» Nel testo, Haines si riferisce a queste sezioni come “intervalli”. Con riferimento al primo gruppo di rumori metallici, Haines concluse «Così, è possibile che il rumore metallico (raffica) possa essere stato prodotto, almeno sulla base delle sue caratteristiche temporali, da un’azione manuale estremamente rapida sull’interruttore da premere per parlare del microfono dell’aereo. L’autore ha avuto notizia che il pilota era noto per avere l’abitudine di premere in maniera sregolata l’interruttore del microfono durante il volo per qualche motivo»

Questa abitudine del pilota ha trovato conferma nel file del Dipartimento dei Trasporti in una “Investigator’s note” relativa a una conversazione tenutasi il 24 ottobre 1978 tra la signorina Rhonda Rushton (la ragazza di Valentich che aveva volato con lui più volte) e il dipendente del Dipartimento J.C. Sandercock. In particolare, secondo la nota: «Comunque, lei era al corrente di alcune non comuni abitudini che lui aveva quando volava. Esse riguardavano l’uso della radio. Le era noto che lui spesso ‘cliccava’ il tasto del microfono dopo aver trasmesso, e che non lo riponeva mai nel suo alloggiamento, ma teneva il microfono in grembo dove, a causa dei movimenti delle gambe, esso veniva a volte messo in funzione. Egli aveva inoltre l’abitudine di sfregare il microfono sulla manica del suo giubbotto prima di farne uso. La ragazza ha affermato che Valentich aveva le gambe lunghe e che dopo un certo periodo di tempo era sua abitudine sbloccare il sedile e spingerlo indietro, un’altra cosa che a volte gli metteva in funzione il microfono che teneva in grembo. Lei era dell’opinione che i ‘suoni metallici’ menzionati sui giornali potessero essere stati causati dallo spostamento del sedile e dall’attivazione del microfono». Questo in parte svela il mistero del rumore metallico ascritto da tanti ufologi a chissà quale fenomeno. Una spiegazione banale che non mette la parola fine al caso nonostante i tanti anni oramai trascorsi dalla scomparsa del giovane e sfortunato pilota.

Fonte CISU

Specialtanks a Remo Ponti.

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