Saturday, 21 Jul 2018

Le ricadute tecnologiche meno conosciute delle missioni lunari

di Oliver Melis

Non siamo mai stati sulla Luna, le missioni lunari sono un complotto, un’invenzione, l’essere umano non può volare nello spazio e non può lasciare l’orbita della Terra

Frasi del genere compaiono spesso in siti,forum e libri che tentano maldestramente di confutare una delle tante conquiste dell’umanità e le missioni spaziali che alla fine degli anni 60 e nei primi anni 70 hanno visto dodici astronauti americani camminare sul suolo del nostro satellite, conquiste costellate da fallimenti e terribili incidenti che hanno messo a dura prova le capacità scientifiche e il coraggio di un gruppo di uomini spinti anche dalla guerra fredda e dalla frustrazione di fronte ai successi Sovietici che partirono alla conquista dello spazio con un netto vantaggio.

Tutto questo è costato molto caro, una spesa di 24 miliardi di dollari, 60.000 scienziati e ingegneri della NASA che coordinavano un esercito di 400.mila uomini di 20 mila aziende chiamate a realizzare il sogno e la promessa di un presidente. La conquista della Luna ha cambiato per molti versi la nostra storia, la conquista dello spazio ha mostrato un pianeta, la nostra casa comune che ha fatto cadere molte barriere e ancora continuerà a farne cadere consegnando al futuro un’umanità meno divisa.

A partire dal 1961 quando Gagarin aveva orbitato attorno al nostro pianeta senza però mai abbandonarlo, molti astronauti, sia sovietici che americani avevano compiuto missioni orbitali ma sempre legati alla forza di gravità della Terra. La NASA, però, era riuscita a fare un passo enorme, portare ripetutamente tre astronauti in orbita attorno alla Luna e, cosa ancora mal digerita dal più becero complottismo, far scendere sul suolo lunare degli uomini.

Spese inutili e folli per alcuni, le missioni spaziali e quelle lunari nello specifico hanno rivoluzionato la tecnologia con lo sviluppo di ritrovati che hanno cambiato la vita di tutti i giorni. Alcuni sono ben noti, le tecnologie sviluppate per le missioni Apollo sono la base di partenza da cui poi sono nati prodotti sempre più sofisticati, fino agli smartphone attuali, video camere speciali e molta tecnologia informatica ma vi sono alcuni sviluppi tecnologici molto meno noti e che, spesso, utilizziamo inconsapevoli della loro storia.

Si parte dalle fonti di energia alternative, come il metano liquido che la Beech Aircraft Corporation utilizzò realizzando dei serbatoi in grado di stoccare metano liquido a oltre 200 gradi sotto zero. La stessa azienda ha messo a punto un sistema in grado di convertire i motori a scoppio tradizionali di auto e camion per l’alimentazione a metano.

Un altro esempio è il trapano senza fili, realizzato dalla Black&Decker per dare ad Armstrong e Aldrin la possibilità di staccare campioni di roccia dal suolo lunare, ritrovato che oggi ci aiuta in tanti lavori.

Anche i pacemaker sono stati sviluppati da dispositivi studiati dalla Nasa per monitorare i parametri vitali degli astronauti.

Camminare sulla Luna richiedeva una tecnologia particolare per realizzare gli stivali degli astronauti: La tecnologia è stata sviluppata dalla DuPont e sfruttata da un ingegnere del programma Apollo, Al Gross, per produrre in collaborazione con Avia (calzature sportive), una nuova generazione di suole elastiche oggi usate da migliaia di sportivi.

Ricadute tecnologiche figlie di un’impresa ai lim iti del possibile che per alcuni poteva portare dalla Luna pericolose infezioni o sostanze dannose per gli esseri umani e per la Terra. La missione fu seguita con il fiato sospeso e le fasi più concitate, quelle del primo allunaggio tennero milioni di persone sulla corda, il fallimento dovuto a un guasto era un’opzione da non scartare del tutto. Gli astronauti della prima missione soprattutto non ebbero modo di simulare sulla Terra quanto andavano sperimentando nei pressi della Luna e in alcuni casi furono in grado di improvvisare, portando a termine un’impresa storica.

«Un piccolo passo per l’uomo, un balzo enorme per l’umanità».

Alla faccia di chi ancora non accetta che nel ’69 due uomini scesero sulla Luna lasciando le loro impronte e regalando all’umanità la possibilità di un futuro migliore.

Fonte La Stampa

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