Sunday, 18 Nov 2018

La stella di Tabby e l’enigma della sfera di Dyson

di Oliver Melis

La stella KIC 8462852, posta a circa 1.400 anni luce dalla Terra, ha un comportamento particolare e non finisce di stupire i tanti astronomi. KC 8462852 nota come la stella di Tabby, da Tabetha Boyajian, l’astronoma statunitense che effettuò i primi studi della stella nel 2011, è venuta alla ribalta come possibile sede di attività di ingegneria extraterrestre a causa delle variazioni di luminosità che non si spiegano nemmeno ipotizzando il transito di un pianeta perché quando succede un fatto del genere, metodo utilizzato per capire se una stella ha una famiglia di pianeti, la caduta di luminosità ha una certa regolarità e la luminosità della stella non diminuisce di più dell’uno per cento.

Cosa causa l’abbassamento di luminosità di Tabby? Comete, pianeti giganti, nubi di polvere, sciami di asteroidi o forse, secondo alcuni siti la causa sarebbe la presenza di una mega struttura che circonderebbe la stella e ne causerebbe il temporaneo abbassamento di luminosità.

Lo spazio è sconfinato e solo nella nostra galassia, la via Lattea, sono presenti miliardi di stelle, molte simili al Sole, possibile che attorno a qualcuna di esse scienziati e ingegneri alieni abbiano costruito gigantesche strutture per catturarne la luce e convertirla in energia? Una sfera di Dyson insomma, una struttura che verrebbe costruita attorno a una stella per catturare tutta l’energia senza disperderla nello spazio. La stella dopo essere stata cosi “intrappolata” sparirebbe alla vista lasciando solo una traccia negli infrarossi e la struttura potrebbe cosi essere trovata.

Possibile? Non lo sappiamo ma una capacità tecnologica del genere non è ancora alla nostra portata e forse non lo sarà mai, circondare una stella come il Sole che ha un diametro di circa un milione e mezzo di chilometri sarebbe impresa ardua e costosa, visto che la massa del sistema solare è concentrata al 99% in quella del Sole, dove trovare i materiali necessari? Una domanda certamente non banale.

Lasciando questi voli di fantasia al campo di appartenenza, la fantascienza che ha già parlato di queste tecnologie anche in una puntata di Star Trek , se non ricordo male, dove una nave della Federazione si era appunto persa in un sistema stellare racchiuso in una sfera di Dyson.

La tesi che spiega meglio la caduta di luminosità, a oggi, è quella che ipotizza il passaggio di una famiglia di comete in grado di coprire in parte la stella ma non è la sola ipotesi accreditata dalla comunità scientifica.

A fine 2016, uno studio della University of Illinois guidato da Mohammed Sheikh, presenta una soluzione del tutto diversa: la fonte della variabilità non sarebbe da ricercare in fattori esterni come le occultazioni causate da pianeti giganti o i transiti di comete ma in fattori interni, sarebbe la stella a variare intrinsecamente la propria luminosità.

Questa soluzione non esclude però le altre ipotesi e secondo la teoria di Sheikh, il tutto può essere riportato a un modello matematico, limitandosi ad analizzare le variazioni più deboli.

Le variazioni di luminosità non sembrano del tutto casuali ma seguono un andamento abbastanza preciso che si ripete a piccola e grande scala con eventi autosomiglianti.

Quanto avviene sulla stella di Tabby, somiglia a qualcosa che viene già riscontrato nei cristalli, nelle rocce, nei materiali granulari e nei terremoti ma anche in tanti altri sistemi: la stella si troverebbe all’inizio di una transizione di fase, ma ancora non è chiaro questa transizione a cosa porterà né in quanto tempo.

La ricerca è pubblicata il 19 dicembre 2016 su Physical Review Letter.

Il Carnegie ha osservato indietro nel tempo scoprendo che la stella era molto brillante anche nel 2007 e nel 2014, il che ha complicato ancora di più la spiegazione per il comportamento anomalo della stella. Tra il 2009 e il 2012, invece, la stella si è affievolita dell’1% prima di cadere di un 2% nei sei mesi successivi, livello al quale si è poi attestata per gli ultimi sei mesi della campagna osservativa di Kepler. Per avere un quadro più completo è stata utilizzata la All Automaded Sky Survey (ASAS), ripescando i dati degli ultimi undici anni ai quali si sono aggiunti due anni della innovativa ASAS-SN destinata alle supernovae. La diminuzione è continuata quindi fino al 2015 e a fine 2017 la stella è dell’1.5% più debole rispetto a inizio 2015. Dal 2009 al 2013 e dal 2015 al 2017, però, la stella ha visto anche delle impennate di luminosità, quindi la variazione di luminosità presenta dei picchi, il che complica l’analisi (arXiv, ottobre 2017).

Una variazione nel “colore” potrebbe creare indizi ed è per questo che è stato utilizzato anche Spitzer e Swift, giungendo all’ipotesi che possa trattarsi di una nube di polvere irregolare posta intorno alla stella a creare le variazioni di lungo periodo (Astrophysical Journal, Ottobre 2017). La “prova”, non definitiva, starebbe in un calo di luminosità inferiore in infrarosso rispetto al calo ultravioletto mentre qualsiasi oggetto più grande della polvere provocherebbe un calo in tutta la banda elettromagnetica. La nube orbiterebbe la stella in circa 700 giorni.

Fonte: Astronomiamo

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