Monday, 23 Jul 2018

Terremoti, è vero che sono aumentati?

Negli ultimi tempi, leggendo i social ed alcuni siti web, sembra che si stia diffondendo l’idea che il numero dei terremoti che si verificano e la loro intensità da qualche tempo sia in crescita.

In realtà, secondo quanto riportato nel sito dell’Istituto Nazionale di GeofisicaLa stima fornita da uno dei principali centri sismologici internazionali, il National Earthquake Information Center (NEIC) del servizio geologico degli Stati Uniti (United States Geological Survey), è di diversi milioni di terremoti che accadono nel mondo ogni anno. Molti di questi terremoti non sono percepiti dall’uomo in quanto avvengono in aree remote o sono di magnitudo così piccola da non poter essere avvertiti, ma solo registrati dai  sismometri. Il NEIC localizza dai 12000 ai 14000 terremoti ogni anno. Di questi circa 60 sono classificati come significativi ossia in grado di produrre danni considerevoli o morti e circa 20 sono quelli di forte intensità, con magnitudo superiore a 7.0.

In Italia l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, mediante l’analisi delle registrazioni della Rete Sismica Nazionale Centralizzata (RSNC), localizza dai 1700 ai 2500 eventi di magnitudo pari o superiore a 2.5 ogni anno. 
Dalla analisi della sismicità storica è emerso che in media in Italia ogni cento anni si verificano più di cento terremoti di magnitudo compresa tra 5.0 e 6.0 e dai 5 ai 10 terremoti di magnitudo superiore a 6.0.

Come si capisce, a fronte dei diversi milioni di terremoti che si verificano annualmente in tutto il pianeta, solo una sessantina sono abbastanza forti da produrre danni considerevoli e una ventina sono quelli fortissimi con magnitudo superiore a 7. Di questi, molti si verificano in aree scarsamente popolate e gli altri avvengono più o meno sempre nelle stesse aree.

Appurato che non vi sono particolari scostamenti statistici rispetto alla media a cosa è dovuta questa percezione secondo al quale i terremoti sono aumentati?

Le cause sono essenzialmente due: in primis è da considerare che ormai i media diffondono ogni tipo di informazione in modo capillare 24 ore su 24, cosa che fino a pochi anni fa non era pensabile, e la copertura degli eventi, qualsiasi evento, è enorme e immediata. Questo ovviamente porta ad avere più informazioni rispetto al passato creando la percezione che i terremoti si verifichino più spesso e con maggiore forza.

La seconda ragione sta nei social media e nei siti di informazione alternativa e di pseudoinformazione che diffondono notizie allarmanti proprio sui social. Da una parte, il diffondere notizie allarmanti, con titoli strillati che fanno appello alle paure recondite delle persone e alla loro emotività sono parte integrante di una tecnica chiamata clickbaiting, atta a stimolare la curiosità dei lettori a cliccare sul titolo per aprire l’articolo: questo serve a questi siti per ottenere maggiore visibilità per conseguire guadagni con la pubblicità che, fateci caso, è sempre presente e abbondante sulle pagine di questi siti. Dall’altra queste notizie vengono sfruttate da chi ne ha interesse per convalidare ipotesi antisistema o complottiste. Ad esempio, in questi giorni, alcuni siti stanno diffondendo l’idea che i terremoti attuali vengano provocati, per scopi indicibili, dalle autorità nazionali oppure che siano causati dall’avvicinarsi dell’ormai famoso pianeta che non arriva mai Nibiru e che la fine del mondo sia prossima. Anche in questo caso, lo scopo finale di chi scrive questi articoli, è quello di fare soldi sull’emotività e sulla credulità della gente.

La verità è che il nostro pianeta ha una sua vita che non si cura più di tanto del benessere di noi che lo abitiamo. I terremoti sono parte integrante del ciclo vitale della Terra e il fatto che riportiamo vittime anche in caso di terremoti relativamente importanti dipende esclusivamente da noi che costruiamo strutture dove sappiamo che il pericolo che la Terra si scuota è alto e, soprattutto, non le costruiamo utilizzando adeguate tecniche antisimiche, ormai ben note ed affermate.

Fonte: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

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