Sunday, 18 Nov 2018

Una bufala la notizia sulla presenza di arsenico nella passata Mutti

Smentita la notizia che si era fatta virale sui social relativa al ritiro di un lotto di passata di pomodoro Mutti contaminata da Arsenico.

La notizia diffusasi sui social in questi ultimi giorni secondo la quale in un lotto di passata di pomodoro della Mutti sarebbero state riscontrate tracce di arsenico si è rivelata una bufala.Tutto è iniziato con la diffusione sui social e su Whattsapp di un presunto documento del Ministero della Salute, poi riconosciuto come falso, nel quale si spiegavano i motivi del ritiro del prodotto della Mutti. Il modulo di richiamo presentava infatti segni di contraffazione, come ad esempio il font del carattere usato per compilarlo diverso da quello normalmente usato dal ministero per la redazione di documenti di questo genere.

L’avviso incriminato, palesemente fasullo

Come al solito, molti utenti hanno creduto alla bufala e hanno condiviso la fake news senza fare alcuna verifica rendendola virale. Enorme, come è evidente, il danno economico e di immagine procurato alla Mutti.

Il Ministero ha commentato: “In relazione ad alcune recenti segnalazioni pervenute a questo Ministero si comunica che su vari social network (facebook, whatsapp) circolano dei falsi richiami dal mercato di prodotti alimentari, tra gli ultimi quella della ditta Mutti S.p.A. relativa ad un lotto di passata di pomodoro per presenza di arsenico. Il Ministero della Salute smentisce la veridicità di tali documenti pubblicati in rete. Si ricorda che i richiami dei prodotti alimentari predisposti dagli Operatori del Settore Alimentare (OSA) a seguito di non conformità a controlli ufficiali sono quelli pubblicati nell’apposita pagina del Portale del Ministero a questo link

Chiunque abbia prodotto questo falso avviso, potrebbe essersi macchiato del reato di procurato allarme. Mutti “ha già intrapreso tutte le opportune azioni legali a tutela della sua centenaria credibilità e immagine e per individuare i responsabili. Denuncia è stata fatta alla Polizia Postale per questo ingiustificato allarme che costituisce reato penale”.

L’azienda ha infine rassicurato i suoi consumatori: “l’attenzione per la qualità e per la sicurezza dei propri prodotti è infatti alla base dei valori dell’azienda. Principi che si traducono nell’utilizzo di solo pomodoro italiano e nell’impegno costante per mantenere alti standard qualitativi, attraverso la selezione di materie prime ottimali e il controllo accurato di tutto il processo produttivo. La promessa di qualità nei confronti dei consumatori è resa possibile grazie ad un insieme di condizioni uniche tra cui la consolidata collaborazione con le associazioni agricole e i produttori e un sistema severo di controllo del pomodoro in tutte le fasi della filiera“.

La frequenza e la diffusione di fake news di questo tipo cominciano a far sorgere il sospetto che potrebbero essere utilizzate come strumento di ricatto nei confronti delle aziende anche se, finora, non è stato denunciato alcun evento del genere. Il gioco sembra semplice: tu produci l’alimento x, io ricattatore ti comunico che se non mi verserai un tot, si diffonderà in rete una notizia che ti squalifica bloccandoti le vendite e danneggiando la tua immagine aziendale.

Come detto, al momento non risultano pubblicate denunce di simili tentativi di estorsione ma non è escluso che sia successo o succederà. Questo è uno dei danni collegati all’abitudine di condividere, anche in buona fede, sui social notizie che ci appaiono clamorose. La diffusione di fake news che mettono in dubbio la qualità dei prodotti alimentari può essere fatale per un’azienda, soprattutto in questo particolare momento storico in cui il consumatore sembra essere facilmente condizionabile. Non si tratta solo di una questione legata a minori vendite ma c’è il serio rischio che alcune aziende alle prese con un importante danno economico debbano poi tagliare il personale mettendo in difficoltà molte famiglie.

È assolutamente necessario imparare a verificare le notizie che pensiamo di condividere prima di farlo, infatti condividere una bufala potrebbe, oltre a danneggiare qualcuno, compresa l’economia del proprio paese, prima o poi potrebbe tradursi in una richiesta di risarcimento danni solo per avere cliccato su “condividi“.

Share
Potresti trovare interessanti
Share
Share
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: