Sunday, 18 Nov 2018

I misteriosi Wandjina

di Oliver Melis

Nel 1938, il dottor Andreas Lommel, membro dell’Istituto Frobenius, ha convissuto per diversi mesi nella parte nordoccidentale dell’Australia, nella regione di Kimberly, con una tribù aborigena chiamata Unambal, una cultura antica forse 60 mila anni.

Il ricercatore fu attratto maggiormente da dei disegni enigmatici che rappresentavano i Wandjina, pitture rupestri di esseri mitici connessi con la creazione del mondo che risalirebbero a un periodo compreso tra i 50.000 e i 40.000 anni fa. Presentano occhi grandi e neri, un naso adunco e il loro volto è privo di bocca.

Gli aborigeni avrebbero riferito che la mancanza della bocca nei disegni serve per evitare che gli Dei provochino tempeste e alluvioni, perché essi sarebbero spiriti delle nuvole e della pioggia.

Gli aborigeni australiani credevano che questi esseri un bel giorno decisero di creare il mondo e tutti gli esseri viventi che lo popolano, esseri umani compresi. Per non scordare mai l’importanza dei Wandjina sembra che gli aborigeni ritocchino costantemente i volti in modo che il tempo non li cancelli e la memoria rimanga cosi sempre viva, forse nel tempo lo stile della pittura è cambiato visto che le stesse presentano una quarantina di strati accumulatisi negli anni.

I dipinti rupestri sono stati interpretati in tanti modi, come esseri umani stilizzati, gufi e non è mancata l’interpretazione che li vede come alieni scesi sulla Terra migliaia di anni fa e venerati come Dei, la teoria degli antichi astronauti raccoglie sempre molto apprezzamento da quando Peter Kolosimo, Von Danniken e altri hanno iniziato a reinterpretare il passato dell’essere umano vedendo extraterrestri “creatori” con troppa disinvoltura un po’ ovunque.

Nonostante il popolo degli Unambal sia molto antico, la legge tradizionale e la cultura sono ancora attive e vive. I Worora, i Ngarinyin e i Wunumbul sono le tre tribù che venerano i Wandjina e si considerano i custodi delle più antiche pitture rupestri di tutta l’Australia.

I volti degli Wandjiana sono realizzati con uno stile particolare e chi li ritiene “alieni” nota subito una cosa, i grandi occhi neri che ricordano quelli di un essere grigio, l’essere alieno per antonomasia, descritto in decine di presunti casi di rapimento ormai da diversi decenni.

I dipinti usano colori come il nero, il rosso, il giallo su uno sfondo bianco, a volte soli, altre in gruppo, con disposizioni diverse e assieme a altri oggetti o figure come il serpente arcobaleno. Le teste dei Wandjina presentano linee o blocchi di colore, sono rappresentati fulmini, nuvole e pioggia e gli aborigeni sono convinti ancora oggi che queste immagini siano in grado di punire chi viola le leggi.

La mitologia degli Unambal viene raccontata oralmente e come riporta il sito della Bradshaw Fundation, gli aborigeni vedono la Terra come il grande serpente Ungut e la Via Lattea è vista come un altro serpente, chiamato Wallangranda. I due serpenti sognando hanno creato il tutto, compresi gli spiriti Wandjina che gli aborigeni adorano.

L’uomo si è insediato in Australia molto tempo fa, alcune scoperte portano a 65.000 anni fa la presenza umana nel nuovissimo continente

Chris Clarkson e i colleghi dell’Università del Queensland hanno scoperto 11 mila reperti all’interno del Kakadu National Park, nel Territorio del Nord. Gli strumenti includono alcune delle asce in pietra più antiche mai ritrovate, pietre per polverizzare semi, e punte finemente lavorate, forse usate in antiche lance. Nel sito sono state trovate anche enormi quantità di ocra e frammenti di silicati usati per decorare la roccia. Secondo la datazione del carbone e del quarzo, alcuni reperti potrebbero essere molto più antichi, fino a 80.000 anni fa e forse la presenza dei sapiens ha influito con l’estinzione sia della fauna locale che di altri ominidi.

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