Monday, 19 Nov 2018

L’equazione di Drake: quante civiltà aliene intelligenti ci sono nella galassia?

di Oliver Melis

L’equazione di Drake o formula di Green Bank è una formula matematica utilizzata per stimare il numero di civiltà extraterrestri in grado di comunicare ipoteticamente presenti nella nostra galassia.

Fu formulata nel 1961 dall’astronomo e astrofisico statunitense Frank Drake che nel 1960, condusse la prima ricerca di segnali radio provenienti da civiltà extraterrestri presso il National Radio Astronomy Observatory di Green Bank, in Virginia Occidentale. Più tardi l’Accademia nazionale delle scienze statunitense invitò Drake a partecipare ad un incontro sul tema della rilevazione di possibili intelligenze extraterrestri. L’incontro si tenne a Green Bank nel 1961, e l’equazione che porta il nome di Drake nacque dalla fase preparatoria dell’incontro dove Drake scrisse:

«pianificando l’incontro, mi resi conto con qualche giorno d’anticipo che avevamo bisogno di un programma. E così mi scrissi tutte le cose che avevamo bisogno di sapere per capire quanto difficile si sarebbe rivelato entrare in contatto con delle forme di vita extraterrestri. E guardando quell’elenco diventò piuttosto evidente che moltiplicando tutti quei fattori si otteneva un numero, N, che è il numero di civiltà rilevabili nella nostra galassia. Questo, ovviamente, mirando alla ricerca radio, e non alla ricerca di esseri primordiali o primitivi.»

L’equazione: N = R * • fp • ne • fl • fi • fc • L

Leggiamo l’equazione scomponendola nelle sue parti:

N = Il numero di civiltà rilevabili nella nostra galassia. Questo è il numero che l’equazione sta cercando di trovare.

R * = La velocità adatta che le stelle hanno per lo sviluppo della vita intelligente e che si stanno formando.

fp = La frazione di quelle stelle che hanno sistemi solari.

ne = Il numero di pianeti in ciascuno di quei sistemi solari che potrebbero supportare la vita. (Vedi come si sta riducendo il numero N a poco a poco?)

fl = La frazione di quei pianeti abitabili che contengono effettivamente vita.

fi = La frazione di quei pianeti viventi che in realtà hanno una vita intelligente.

fc = La frazione di civiltà intelligenti che sviluppano una tecnologia che rilascia segni visibili della loro esistenza nello spazio.

L = Il periodo di tempo in cui quei segnali sono stati trasmessi.

L’equazione di Drake sembrerebbe andare nella direzione giusta, cioé quella di dimostrare matematicamente che le forme di vita intelligente potrebbero essere comuni nell’universo, che potrebbe essere popolato da intelligenze tecnologicamente avanzate. Alcuni però muovono delle critiche all’equazione, non però sulla forma ma bensì sulla sostanza dell’equazione stessa.

Molti dei termini della formula derivano infatti da congetture e non dall’osservazione e le conclusioni che si potrebbero trarre utilizzandoli non avrebbero nessun valore. T.J. Nelson sostiene:

«L’equazione di Drake consiste in un gran numero di fattori probabilistici moltiplicati tra loro. Poiché ogni fattore è sicuramente compreso tra 0 e 1, il risultato è anch’esso un numero apparentemente ragionevole sicuramente compreso tra 0 e 1. Sfortunatamente, tutti i valori sono ignoti, rendendo il risultato meno che inutile.»

I parametri che compongono l’equazione inoltre fanno riferimento alla vita come la conosciamo, cioè sviluppata su pianeti simili alla Terra, mentre in linea di principio non è possibile escludere che forme di vita intelligente radicalmente diverse dalla vita comparsa sulla Terra possano svilupparsi, ad esempio, su pianeti di altro tipo.

Nonostante queste precisazioni, il valore teorico dell’equazione di Drake rimane indiscusso; Drake infatti la formulò come indicazione di massima in vista di future discussioni su civiltà extraterrestri, ponendola come punto di partenza per il dibattito.

Resta che, ad oggi, a quasi sessanta anni dalla formulazione dell’equazione, i valori di fl e di fi restano indefiniti e frutto esclusivo di congetture in quanto, nonostante l’osservazione astronomica abbia ormai individuato quasi 4000 pianeti extrasolari di cui alcune decine, simili alla terra per conformazione e dimensioni, posti alla giusta distanza dalla propria stella per potere avere acqua allo stato liquido, nessuna prova ci è arrivata né dall’osservazione astronomica né dalla ricerca di messaggi alieni effettuata dai radiotelescopi del SETI della presenza della vita, intelligente o meno, su questi pianeti.

Nonostante questo, abbiamo forti sospetti che sia possibile che esista vita microbica su almeno un paio di lune del sistema solare e forse, addirittura, su Marte. È probabile che, nei prossimi decenni, potremo avere conferma o smentita di questa ipotesi, il che ci permetterà di poter finalmente attribuire un valore probabilistico abbastanza certo a questi due determinanti fattori.

Fino a quel momento, l’equazione di Drake resterà un mero esercizio matematico cui gli scettici continueranno a rispondere con un sogghigno citando il paradosso di Fermi (dove sono tutti quanti?)

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