Saturday, 18 Aug 2018

La missione della sonda Genesis

di Oliver Melis

L’immagine sopra potrebbe trarre in inganno perché può dare l’idea di una eccezionale ripresa di una nave spaziale aliena che si è abbattuta sulla Terra schiantandosi. Per decenni tanti presunti ufologi hanno usato immagini simili a questa per illudere il proprio seguito. In realtà a fare il botto è stata una navicella spaziale molto terrestre, una capsula che conteneva della preziosa polvere di stelle o di una stella, a essere precisi, il nostro Sole.

La capsula con la polvere solare fu sganciata dalla sonda Genesis ma schiantò nel deserto dello Utah (Usa).
Il piano prevedeva l’apertura di due paracadute, il primo per stabilizzare l’assetto della capsula e il secondo – il principale – per frenarne la velocità di rientro (40 mila km/h) a partire da 6,1 km d’altitudine. Due elicotteri, pilotati da due esperti piloti ingaggiati dalla Nasa direttamente da Hollywood, subito dopo avrebbero dovuto catturare con un gancio il prezioso carico: 10-20 microgrammi di polvere solare raccolti dal vento solare durante la missione.

La missione della sonda Genesis, facente parte del progetto Discovery, fu il primo tentativo di raccogliere un campione di vento solare e la prima missione spaziale oltre l’orbita lunare a riportare sulla Terra dei campioni. Venne lanciata l’8 agosto del 2001 e rientrò sulla Terra l’8 settembre del 2004.

La cosa stupefacente è che, quelli raccolti dalla sonda, sono i primi materiali extraterrestri – peraltro invisibili a occhio nudo – raccolti nello spazio esterno, cioè oltre la Luna. Purtroppo, come detto, un difetto al sistema di apertura dei paracadute provocò lo schianto a terra della capsula ad oltre 310 km/h, provocando seri danni anche ai contenitori dei campioni raccolti.

Grazie al tempestivo intervento dei tecnici della NASA si riuscì, però, a recuperare parte del carico, in particolare ioni dell’ossigeno e dell’azoto, utili per misurare la composizione isotopica del vento solare, che era l’obbiettivo prioritario della missione.

Secondo Bernard Marty, del Centre de Recherche Petrogaphiques et Geochimiques di Nancy – Francia, “Questa scoperta indica che gli oggetti del sistema solare  sono anomali rispetto alla composizione della nebulosa inziale da cui il sistema solare è nato. Individuare la causa di questa eterogeneità avrà un forte impatto su come pensiamo si sia formato il sistema solare.

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