Saturday, 18 Aug 2018

Acquarius, il dovere dell’accoglienza ed il diritto dell’Italia a non essere lasciata sola

di Massimo Zito

Sulla pelle dei 600 e passa migranti dell’Acquarius, la nave battente bandiera di Gibilterra, di proprietà della ONG Medici senza Frontiere concessa in uso alla ONG SOS Mediterranée che per diversi giorni ha stazionato tra le acque territoriali italiane e quelle Maltesi a causa del rifiuto delle due nazioni mediterranee di concederle l’accesso ai propri porti, si è consumata una battaglia demagogica da parte degli opposti fronti.

Da una parte le associazioni di volontari, le organizzazioni ed i movimenti politici della sinistra, gran parte della stampa e la Chiesa Cattolica, dall’altra il governo e parte dei movimenti politici di destra. In mezzo, tanta gente che, grazie ai social network, ha espresso la sua opinione in proposito, spesso in modo poco urbano e, sia da destra che da sinistra, è passato in secondo piano il dramma dei migranti rispetto allo scontro politico-ideologico che si è scatenato.

Tra tanta confusione di idee ed opinioni contrapposte la principale vittima, oltre ai migranti, è stata la verità.

I detrattori del governo si sono affrettati a sottolineare, appoggiati naturalmente dai volontari delle ONG coinvolte, le condizioni precarie cui erano costretti i migranti, enfatizzando la presenza di donne in stato di gravidanza, di alcuni bambini e parecchi minori non accompagnati; il governo ed i suoi sostenitori si sono affannati a chiarire che il divieto di approdo in Italia notificato all’Acquarius dipendeva solo dal precedente rifiuto di Malta di accogliere la nave.

Intanto sono volate accuse di razzismo, di cinismo, di nazifascismo o peggio, senza tenere minimamente in conto che il blocco era stato esercitato esclusivamente nei confronti dell’Acquarius. Pochi o nessuno si sono ricordati di sottolineare che mentre la nave ONG restava a bagnomaria facendo il girotondo a metà strada tra Italia e Malta, la Marina Militare italiana, oltre a prestare assistenza logistica e sanitaria alla nave in stallo, raccoglieva e portava in salvo nei porti italiani quasi mille migranti raccolti appena al largo della Libia.

Ma non era il governo dei razzisti? E se fosse così, come mai questi li salvano e quegli altri li lasciano in mare? È certamente un comportamento poco coerente.

A meno che, non ci sia una ragione specifica, non comunicata ai media, per cui il problema è sorto proprio con quella nave di quella ONG e, in effetti, in queste ore si parla di un futuro blocco dei porti limitato alle navi delle ONG.

Non si può escludere, vista la tempistica dei fatti e le concomitanti amministrative, che ci sia stato anche un interesse elettorale, in fondo Salvini ha mantenuto una promessa elettorale, una delle poche volte che in Italia abbiamo visto un politico mantenere una promessa elettorale, in fondo nemmeno il governo ha troppo sottolineato l’azione della Marina Militare.

Ora l’Acquarius con circa un sesto dei migranti a bordo si dirige verso Valencia scortata dalle nostre navi militari che hanno preso a bordo circa 500 migranti, a parte una cinquantina di loro che è stata o sarà nelle prossime ore, portata in territorio italiano.

Solo dopo che il nuovissimo governo spagnolo, di centrosinistra, ha dato la disponibilità per lo sbarco dei migranti nel porto di Valencia, hanno cominciato a farsi sentire le voci dei governanti d’Europa: “Italiani cinici e rivoltanti” ha tuonato Macron, il nuovo premier spagnolo ci ha accusato di illegalità e minacciato sanzioni penali al nostro paese mentre Junker ha assunto una linea più prudente, condannando l’Italia ma rimarcando che, in effetti, il nostro paese è stato lasciato troppo solo ad affrontare la questione migranti.

Lasciatemi dire che paesi come la Spagna e la Francia sono gli ultimi a poter fare la morale all’Italia, anzi non la possono proprio fare, ricordiamo tutti la milizia spagnola di Ceuta e Melilla sparare con ad altezza d’uomo contro coloro che, provenienti dall’Africa subsahariana, tentano di scavalcare le recinzioni per approdare in un paese europeo (Ceuta e Melilla sono territori spagnoli sulle coste del Marocco) oppure i fatti di Ventimiglia e di Bardonecchia, quest’ultima in particolare, dove la polizia francese si permise, in pieno territorio italiano, di irrompere nella sede locale di una ONG, quella stessa polizia francese che pochi giorni prima aveva braccato come un animale una donna incinta che tentava entrare clandestinamente in Francia, la stessa donna che poco dopo moriva in ospedale dopo un parto problematico.

E che dire di Junker? il capo della commissione europea che si è sgravata la coscienza dando un miliardo e mezzo di euro all’Italia per contribuire all’accoglienza in nome di tutti i paesi della UE, quella stessa UE che forte dei dissenati accordi di Dublino, si è sempre rifiutata di ridistribuire equamente i migranti economici, lasciando sola l’Italia a gestire l’enorme e costante flusso migratorio in arrivo dall’Africa.

È risibile ricordare che la cattivissima Italia si è limitata a fermare solo questa volta una sola nave senza mettere in pericolo di vita nessuno, checchè raccontino certi media, il capitano della quale, pur rivendicando i pericoli cui la stuazione esponeva le donne in stato di gravidanza, ha rifiutato il trasbordo di quest’ultime su una nave militare italiana che le avrebbe accompagnate in Sicilia. Perchè?

Insomma, l’episodio dell’Acquarius ha dato la stura ad un mare di polemiche reciproche, ad accuse insensate da una parte e dall’altra, ha dato fiato all’intolleranza reciproca delle parti politiche e sociali italiane dove nazifascisti, razzisti, irresponsabili e buonisti sono stati gli aggettivi più usati, il tutto, ovviamente, condito da centinaia di fake news, dai tantissimi meme messi in giro dagli odiatori di professione, da slogan di una parte e dell’altra irrecivibili ed incommentabili.

È chiaro che Salvini cercava il casus belli per far esplodere la questione, dopo anni in cui l’Italia ha supinamente accettato di fare da cuscinetto europeo alla migrazione di massa dall’Africa in cambio di qualche miliardo di flessibilità sul deficit ottenuto da Renzi, e l’ha trovato. È da ribadire che l’Italia non ha smesso di soccorrere e di accogliere nemmeno durante la crisi della nave Acquarius.

Dopo il fallimento, avvenuto pochi giorni fa, dell’incontro per modificare il trattato di Dublino, l’Italia ha voluto alzare la voce per costringere i partners europei a riportare la questione dei migranti sul tavolo di discussione. Forse si poteva trovare un modo meno eclatante e più diplomatico di attirare l’attenzione sul problema ma sappiamo che molti paesi europei su questo argomento fanno orecchie da mercante. Sia come sia, la questione umanitaria è centrale e quello dell’accoglienza è un dovere imprescindibile per una nazione civile occidentale ma è altrettanto imprescindibile che gli altri paesi della UE si decidano a condividere il carico e la responsabilità delle migrazioni di massa. Si metta a punto un piano attraverso il quale ogni paese si prenda carico di un tot di migranti l’anno e si pongano le basi per aiutare seriamente questa gente nei paesi di provenienza per fermare, o almeno rallentare, i flussi migratori.

L’occidente è andato ad esportare la democrazia con le armi in mezzo mondo, fregandosene spesso e volentieri delle sovranità nazionali, lo si faccia senza remore anche in quei paesi dilaniati da guerre civili e rivalità tribali tra le varie etnie, sfruttati all’osso dalle multinazionali attraverso governi corrotti, quegli stessi paesi che facevano parte degli imperi coloniali di Francia, Regno Unito, Spagna e Germania. Si investa localmente in infrastrutture, scuole e ospedali, si esportino fabbriche ed industrie, si insegni a quella gente a convivere tra diverse etnie e a vivere sotto leggi democratiche.

Se l’episodio dell’Acquarius non diventerà l’occasione per avviare una vera cooperazione tra le nazioni europee per affrontare davvero e risolvere il problema della gestione dei migranti e dei flussi migratori, forse l’intero concetto di Unione Europea sarà da rivedere dalla base.

L’Italia non è razzista né intollerante, è, però, in tanti suoi cittadini, prossima all’esasperazione. L’Italia non intende rinunciare ai doveri dell’accoglienza né al rispetto dei diritti umani, l’Italia, però, non vuole essere lasciata sola ad affrontare un problema che sta diventando più grande di lei.

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