Monday, 19 Nov 2018

Il monumento di Yonaguni, l’Atlantide giapponese



di Oliver Melis

Nel 1986 durante un’immersione per documentare gli squali martello, a circa 25 metri di profondità, al largo del Giappone venne scoperta una struttura dalla forma piramidale che venne chiamata il Monumento di Yonaguni. La struttra attirò l’attenzione di un professore di geologia marina, Masaaki Kimura, che ritenne artificiale il sito fondando un’organizzazione orientata a dimostrare che il Monumento Yonaguni non fosse una formazione naturale, come sembrerebbe essere, ma una struttura artificiale, costituito da una rete enorme di strutture, collegate da un intricato sistema di strade e corsi d’acqua.

La storia fece il giro del mondo e si iniziò a parlare di città sommersa o di Atlantide giapponese.

La rubrica “Misteri della Storia” su History Channel produsse un episodio chiamato “Giappone: misteriose piramidi”, “Ancient Discoveries” produsse un episodio chiamato “Lost Cities of the Deep”, in cui si parlava della misteriosa città sommersa nelle acque del Giappone mentre altri documentari inerenti furono trasmessi dalla BBC e Discovery Channel.

Nell’era di internet, come troppo spesso capita, la curiosa scoperta venne strumentalizzata, senza nessuna base d’appoggio, dai soliti siti web poco attendibili che fanno del loro pane quotidiano il sensazionalismo arrivando a far circolare foto fasulle o astruse teorie. Un esempio dei falsi è la foto della testa scolpita nella formazione rocciosa scoperta dal professor Kimura, una roccia dalla forma tondeggiante con due fori o incavi che sembrano degli occhi come si vede sotto a sinistra mentre a destra la foto falsa della testa che sembra artificialecon una sorta di copricapo piumato.

In realtà, la teoria di Kimura non ha mai avuto un grande seuito tra gli archeoloi e gli scienziati e nemmeno tra gli pseudo tali. Del momumento Yonaguni si interessòanche il Dr. Robert Schoch, geologo presso la Boston University, noto per il suo lavoro sulla Sfinge e per quello relativo alle datazioni della Grande Piramide, in base ai quali, analizzando l’azione degli agenti atmosferici ed altri fattori, sarebbero monumenti molto più antichi di quanto gli egittologi attualmente ritengano,  che, dopo aver effettuato alcune immersioni, si oppose all’idea che Yonaguni sia artificiale.

Geologicamente, il Giappone si trova in una regione di grande instabilità tettonica, ovvero, l’Anello di fuoco del Pacifico; l’isola di Yonaguni si trova accanto alla convergenza della placca pacifica con la placca del Mar delle Filippine. Lo scontro tra queste due placche tettoniche ha provocato la formazioni di particolari strutture naturali rocciose. Patrick D. Nunn, professore di Geoscienze presso la University of the South Pacific, ha studiato queste strutture e rileva che le formazioni marine di Yonaguni sono rocce di ardesia come le Sanninudai di superfice (rocce stratificate di forma piatta o squadrata) , modellate esclusivamente da processi naturali, e conclude per quanto riguarda le strutture sottomarine che “non c’è ragione di supporre che essi sono artificiali”. Altri esempi di formazioni naturali con facce piane e taglienti, spigoli rettilinei sono le colonne di basalto del Giant’s Causeway e la formazione scala naturale sul Monte Old Rag.

Negli ultimi anni il dottor Kimura ha fatto una parziale retromarcia sul ritrovamento affermando che la struttura è naturale ma in passato venne abitata dall’uomo stimando in un primo tempo che tale popolazione doveva risalire all’8.000 a.C., rivedendo successivamente (2007) la stima a 2-3.000 anni fa. La teoria di Kimura però è stata smentita in quanto Yonaguni è una delle isole Ryukyu, e la prima prova archeologica della presenza dell’uomo risale al 300 aC, inoltre studi genetici hanno dimostrato che le popolazioni fondatrici Ryukyu migrarono verso sud dal Giappone e non da Taiwan come le più antiche popolazioni.

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