Saturday, 21 Jul 2018

La sfera di Dyson e la ricerca di civiltà non umane

di Oliver Melis

Qualche tempo fa, lo strano comportamento della stella KIC 8462852, detta anche stella di Tabby, portò alcuni osservatori ad ipotizzare fossimo di fronte ad una sfera di Dyson. I suoi repentini cali di luminosità ancora non trovano una spiegazione definitiva ma l’ipotesi sfera di Dyson, pur non essendo ancora stata del tutto scartata, è sicuramente l’ultima delle possibilità esaminate; anello di frammenti planetari, nube di comete e un possibile grande pianeta con anelli sembrano essere le più probabili anche se non si accordano con l’iiregolarità dei cali di lumionosità.

Ma cos’è, esattamente, una sfera di Dyson?

Una sfera di Dyson è un’ipotetica  enorme struttura di rivestimento che potrebbe essere applicata attorno ad un corpo stellare allo scopo di catturarne l’energia. È stata teorizzata dall’astronomo britannico Freeman Dyson. nel suo articolo Search for Artificial Stellar Sources of Infrared Radiation (“Ricerca di sorgenti stellari artificiali di radiazione infrarossa”), pubblicato nel 1959 sulla rivista Science. Dyson teorizzò che delle società tecnologicamente avanzate avrebbero potuto circondare completamente la propria stella natia per poter massimizzare la cattura di energia proveniente dall’astro. Rinchiusa così la stella, sarebbe possibile intercettare tutte le lunghezze d’onda del visibile per inviarle verso l’interno, mentre tutta la radiazione non utilizzata verrebbe mandata all’esterno sotto forma di radiazione infrarossa.

Da ciò consegue che un possibile metodo per cercare civiltà extraterrestri potrebbe essere proprio la ricerca di grandi fonti di emissione infrarossa nello spettro elettromagnetico.

Un primo tentativo di individuare eventuali sfera di Dyson nella nostra e nelle galassie vicine è recente fallito. Non è stata individuata nessuna fonte di infrarossi compatibile con l’ipotesi di Dyson. Questo ricerca è stata promosso dal SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) come possibile metodo di ascolto di civiltà che non cercano intenzionalmente un contatto con eventuali civiltà vicine.

I progetti targati SETI si sono sempre basati sull’ascolto di segnali radio perché, in base all’unica tecnologia che conosciamo, la nostra, sono ritenuti quelli più promettenti di dare risultati. Anche l’ascolto di segnali dallo spazio non ha ancora prodotto risultati se non un controverso segnale, il cosiddetto segnale WOW! per il quale è stata proposta una spiegazione, spiegazione però rigettata dal SETI, e qualche falso allarme. Il dubbio è che non ci siano a portata di ascolto civiltà aliene che trasmettono segnali allo scopo di contattare i vicini e si è deciso, quindi, di cercare segnali che non vengono lanciati nello spazio circostante intenzionalmente.

L’idea prende spunto dal fatto che ogni oggetto emette delle radiazioni nello spettro dell’infrarosso e che, secondo Dyson, una civiltà tecnologica aliena simile alla nostra dovrebbe vivere a 27 gradi Celsius e a questa temperatura l’emissione nella parte infrarossa dello spettro ha una lunghezza d’onda di circa 10 micrometri. La ricerca, quindi, cerca di sfruttare i dati delle osservazioni astronomiche già disponibili, nel tentativo di rilevare le tracce infrarosse delle immense strutture necessarie a catturare tutta l’energia di una stella.

Per raggiungere questo scopo bisogna, però, trovare il modo di ovviare ad un problema: la nostra atmosfera emette molta radiazione in questa parte dello spettro elettromagnetico, schermando eventuali emissioni provenienti dallo spazio esterno. Nel 1983 fu lanciato l’infrared Astronomical Satellite (IRAS) in grado di osservare lo spettro degli infrarossi da di fuori dell’atmosfera, le ricerche di eventuali sfere di Dyson si sono quindi orientate sull’analisi dei dati raccolti da IRAS.

I dati di IRAS delle tracce infrarosse sono stati analizzaie da Richard Carrigan, ricercatore emerito del Fermilab di Batavia, che ha scoperto pochissimi candidati ideali nel raggio di qualche centinaio di anni luce. Una verifica ulteriore sulle onde radio non ha dato nessun esito. Nessuno trasmette. I ricercatori del SETI non si sono, però, arresi e hanno deciso di ampliare il raggio della ricerca perché, secondo un’ipotesi, le ipotetiche civiltà aliene potrebbero utilizzare non solo l’energia della loro stella ma quella di un’intera galassia.

Questa idea deriva da un’ipotesi dello scienziato russo Nikolai Kardashev nel 1964 introdusse una classificazione del grado di sviluppo di una civiltà basato sulla capacità dis fruttare l’energia. Secondo Kardashev sarebbero possibili tre diversi tipi di civiltà:

    • Quelle in grado di sfruttare tutte le risorse del proprio pianeta (Tipo 1)

    • Quelle in grado di sfruttare le risorse della propria stella (Tipo 2)

    • Quelle in grado di sfruttare le risorse della propria galassia(Tipo 3)

Nonostante le ricerche e la buona volontà per ora non è stata rilevata nessuna traccia di queste fantastiche civiltà e l’equazione di Drake resta con troppi fattori indeterminati.. Questo non significa che non esistano civiltà aliene, anche se non potremo dire che ne esistano finchè non ne rilevaremo una, e bisogna ricordarsi che stiamo cercando sulla base di ipotesi sviluppate sulla nostra esperienza tecnologica. L’universo è immenso e potrebbero essere possibili tecnologie che ancora non conosciamo e che non siamo in grado nemmeno di ipotizzare.

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