Monday, 19 Nov 2018

La nuova direttiva UE sul copyright minaccia il libero uso della rete

di Massimo Zito

Gli Stati Uniti hanno ufficialmente abrogato il regolamento voluto dal presidente Obama per proteggere la neutralità della rete, con la conseguenza che, probabilmente, gli operatori che forniscono la connettività potranno stabilire delle corsie preferenziali e garantire maggiore banda, e quindi visibilità, a chi sarà disposto a pagare di più, sia esso un fornitore di servizi, un social network o un semplice utente. In pratica, da ora, un piccolo imprenditore che intende operare attraverso internet, per quanto sarà buopna la sua idea, partirà sempre svantaggiato rispetto ai giganti della rete.

È abbastanza probabile che anche l’Europa a breve adotterà questo principio e intanto, come antipasto, la commissione per gli affari giuridici dell’UE (JURI) ha approvato la cosiddetta direttiva sul copyright, una legislazione che, a detta dei principali esperti della rete e di molti dei padri fondatori di internet, è  sciatta nell’impostazione e approssimativa negli effetti e che quando sarà approvata, sarà già vecchia.  Ora la proposta passa all’esame del Parlamento Europeo che, già con un voto a luglio, potrebbe trasformarla in legge.

Le principali questioni relative al disegno di legge, che cercano di riscrivere le leggi europee sul copyright, riguardano gli articoli 11 e 13. Il primo richiederebbe che i siti web pagassero per collegarsi alle notizie, mentre il secondo richiederebbe a tutti i gestori di siti web di monitorare il rispetto del copyright sui loro siti stessi, compreso tutto ciò che è stato postato dagli utenti.

Entrambi gli articoli fanno richieste senza precedenti a chiunque gestisca un sito web popolare per monitorare il materiale protetto da copyright e pagare le tasse alle organizzazioni giornalistiche quando si collegano ai loro articoli“, ha osservato Gizmodo .

E non aiuta certamente il fatto che, come al solito, entrambi gli articoli sono estremamente vaghi, il che significa che rispettarli sarà difficile se non impossibile, come di recente è successo per il GDPR (la legge sulla protezione dei dati personali e sensibili). Insomma, una legge pensata per limitare lo strapotere di Google e Facebook nei confronti degli editori tradizionali, la direttiva sul copyright potrebbe avere l’effetto opposto di favorire i giganti del web che possono permettersi di spendere quanto necessario per far fronte alle sue richieste.

La settimana scorsa, 70 nomi di spicco della tecnologia – tra cui l’inventore del web, Tim Berners Lee – hanno firmato una lettera che esorta l’UE a rivedere almeno l’articolo 13.

L’articolo 13 compie un passo senza precedenti verso la trasformazione di Internet da una piattaforma aperta per la condivisione e l’innovazione, in uno strumento per la sorveglianza e il controllo automatizzato dei propri utenti“, hanno scritto.

È stato anche indicato il numero di modi in cui questa legislazione avrà un impatto sugli utenti di Internet. Potrebbe rendere inutilizzabilimeme in quanto spesso violano qualche copyright, mentre le persone che postano innocentemente sui social media una foto in cui indossano, ad esempio, una maglietta con immagini o con il nome del loro programma preferito potrebbero trovarsi segnalati e bloccati da un algoritmo.

“Che si tratti di siti di appuntamenti, aste online, gestione del codice sorgente o social media, ogni servizio che consente alle persone di parlare tra loro è compreso da questa proposta che tratta Internet come la TV via cavo”ha scritto su Motherboard Cory Doctorow, co-editore di per Boing Boing. 

Insomma, potreste venire denunciati per una citazione, una foto o un filmato in cui appare qualcosa protetta da copyright, non importa quanto inoffensivo ed in buona fede sia il vostro proposito.

Forse possiamo ancora fare qualcosa: chiunque di noi tenga alla sua libertà d’azione su internet può chiamare o inviare per e-mail un appello al deputato europeo eletto nel proprio colleggio, sperando sia sensibile ed informato sull’argomento.

Rischiamo che si taglino le ali ad internet, bisogna reagire.

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