Sunday, 18 Nov 2018

I petroglifi di Ceto, una prova a favore dell’ipotesi degli Antichi Astronauti?

di Oliver Melis

A Ceto, in provincia di Brescia, Lombardia, presso la Riserva Regionale di Ceto-Cimbergo-Pasparddo, esiste una delle più grandi collezioni mondiali di petroglifi preistorici. L’area, tutelata dall’Unesco dal 1979 che ne ha riconosciuto circa 140.000, con le scoperte successive è arrivata a contare qualcosa come 300.000 diversi petroglifi. la Riserva raccoglie una parte del periodo Neolitico entro il quale si sviluppò la civiltà dei Camuni. Qui sono visibili da sempre le splendide incisioni rupestri che riproducono la vita quotidiana e la storia di questa antica cultura.

Queste misteriose figure vengono spesso annoverate come presunti Antichi Astronauti e hanno spinto alcuni cosiddetti ricercatori indipendenti a ipotizzare l’arrivo sulla Terra, durante il periodo Neolitico, di visitatori extraterrestri. Tale teoria, proposta dal professore russo Aleksandr Kasanzev, ha avuto grande attenzione, grazie alla scoperta di altre incisioni simili in aree lontanee del pianeta: aree che vanno dall’Africa, all’Australia, dalla Francia alla Mesoamerica, fino alle Ande.

Per Kasanzev e altri ricercatori i nostri antenati sarebbero il risultato di una creazione guidata attraverso manipolazioni genetiche da extraterrestri sugli ominidi al fine di farle evolvere in tempi rapidi: La tesi a sostegno di questa idea è il tempo relativamente breve impiegato dall’Homo sapiens per arrivare all’attuale progresso mai raggiunto da altri organismi, presenti su questo pianeta da molto più tempo di noi, anche di centinaia di milioni di anni.

Un’altra tesi invece afferma che gli esseri umani avrebbero ricevuto visite da extraterrestri sin dalle ere più antiche. Questi esseri alieni sarebbero diventate le divinità delle società antiche venendo in seguito raffigurate in dipinti ed opere d’arte, sia nell’antichità che in epoca medioevale. Gli indizi sarebbero numerosi e tutti celati in testi religiosi, come la Bibbia.

Anche il ritrovamento di OOPArt, ossia “oggetti fuori posto“, in quanto “fuori dal tempo“, vedrebbero l’uomo e la sua tecnologia molto più antichi rispetto a ciò che l’archeologia ufficiale ci insegna.

Ma lasciamo perdere per un momento le ipotesi di archeologia alternativa e di fanta interpretazione delle sacre scritture e chiediamoci cosa ci racconta l’archeologia ufficiale dei petroglifi e come li suddivide:

Neolitico

Con il Neolitico (V-IV millennio a.C. circa) si sviluppò in Val Camonica l’agricoltura, e quindi la nascita dei primi insediamenti. Nell’arte rupestre, gli elementi principali rappresentati sono figure umane e insiemi di elementi geometrici (rettangoli, cerchi, puntini) Secondo alcuni studiosi le figure antropomorfe schematiche sarebbero da attribuire ad epoche più tarde, e in particolare all’età del Bronzo (II millennio a.C.). In questo modo solo le figure geometriche (le probabili “mappe”) rappresenterebbero l’inizio dell’arte rupestre camuna post-paleolitica.

Età del rame

Durante l’Età del rame (o Calcolitico, III millennio a.C. circa), comparvero la ruota, il carro e le prime forme di metallurgia. I massi vengono istoriati con simboli celesti, animali, armi, arature, file di esseri umani. Il tutto forse da collegare alla venerazione degli antenati.

Età del bronzo

Con l’Età del bronzo (II millennio a.C. circa) le incisioni su rocce affioranti compare il tema delle armi, a testimonianza del maggior rilievo assunto dai guerrieri nella società camuna del tempo, accanto a quello delle figure geometriche (cerchi e varianti) in continuità con le epoche precedenti.

Età del ferro

Le incisioni dell’Età del ferro (I millennio a.C.) sono quelle attribuite al popolo dei Camuni e costituiscono circa il 70-80% di tutte le figure. Nelle opere dominano le rappresentazioni di duelli e di figure umane, anche di grandi dimensioni, che ostentano le proprie armi, la muscolatura e i genitali. Sono inoltre presenti capanne, labirinti, impronte di piede, scene di caccia, reticoli e simboli vari.

Età romana

Durante la dominazione romana della Val Camonica (I-V secolo d.C.) l’attività petroglifica subì una forte contrazione, fino a entrare in una fase di latenza.

Età medievale

Il Medioevo in Val Camonica segnò una ripresa a partire dall’Alto Medioevo un esiguo numero di incisioni, per lo più di simboli cristiani come croci e chiavi, si affiancarono e si sovrapposero a quelli pagani precedenti.

La domanda adesso è: “è più ragionevole credere a quanto ci spiega l’archeologia ufficiale o dare retta alle bizzarre ipotesi proposte da strambi personaggi noti solo per aver proposto ipotesi alternative basandosi solo su personali interpretazioni di antiche scritture e immagini preistoriche stilizzate come questi petroglifi?

Per noi la risposta, fino a prova contraria, è univoca.

Niente extraterrestri, dunque, ma semplici rappresentazioni di vita quotidiana, di usanze e di divinità.

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