Sunday, 23 Sep 2018

Siamo davvero andati sulla Luna? Il complotto lunare

Di Oliver Melis

US Astronaut Buzz Aldrin, walking on the Moon July 20 1969. Taken during the first Lunar landing of the Apollo 11 space mission by NASA. (Photo by Universal History Archive/Getty Images)

Oggi sono 49 anni dal giorno in cui la missione Apollo 11 sbarcò sulla Luna. Sono stati realizzati film, documentari, scritti libri ed esaminate le rocce e la polvere lunari riportate dagli astronauti sulla Terra eppure, su molti gruppi facebook ricorre spesso una domanda ricorrente: “Ma secondo voi l’uomo è andato veramente sulla Luna?

Questa domanda è solo una delle tante che proliferano sui moltissimi siti dedicati al complottismo nelle sue varie forme. In questo articolo esamineremo brevemente le principali accuse che vengono portate alla NASA in quella che, probabilmente, è cronologicamente la prima e tra le più diffuse tra le tante teorie del complotto che circolano in rete. Queste teorie sono moltissime, dal sempiterno assassinio di Kennedy alle scie chimiche, e generano una quantità di domande le cui risposte, spesso, fanno trasalire chi con un bagaglio tecnico – scientifico, più o meno nutrito o anche solamente un po’ di buon senso, si trova a doverle commentare.

Torniamo alla domanda: “Ma, secondo voi, l’uomo è andato veramente sulla Luna“?

Mi capita spesso di trovare le risposte più strampalate, c’è chi afferma di sapere con certezza che le missioni erano fasulle, realizzate da registi pagati dal Governo americano o dalla NASA. Per arrivare a formulare una risposta sensata bisogna, però, partire da un presupposto: il “secondo voi” della domanda non ha alcun senso, perché? Perché non è il modo giusto di porre la domanda e la risposta, per quanto sia possibile, va motivata e dimostrata su basi tecniche e scientifiche e non sulle sensazioni.

Il complotto lunare nasce nel 1976 quando viene pubblicato un libro, “We never went to the Moon“, scritto da Bill Kaysing e Randy Read. Kaysing, nel libro, afferma di lavorare per la Rocketdyne, azienda produttrice di motori a razzo, e qui sono da subito necessarie due precisazioni: Innanzitutto Kaysing era impegnato come supervisore dei manuali tecnici e non nella progettazione e costruzione dei motori. Il suo lavoro alla Rocketdyne si concluse nel 1963, ben 6 anni prima dello sbarco sulla Luna. Ma cosa scrisse Kaysing? Scrisse che la NASA negli anni sessanta, a causa di una cattiva gestione, non sarebbe stata in grado di mandare uomini sulla Luna e così fu presa una decisione, quella di inscenare i falsi allunaggi con la collaborazione di un noto regista, Stanley Kubrik che si prestò all’inganno sotto la minaccia di svelare il coinvolgimento del fratello Raul con il Partito Comunista. La teoria del complotto lunare di Kaysing è, generalmente, ritenuta la più fondata da moltissimi seguaci delle teorie complottiste.

Altri autori, accreditati e no, sostengono che il complotto lunare fu architettato dagli USA che, in epoca di guerra fredda, avevano la necessità  di affermare la propria supremazia tecnologica e militare sull’URSS e allo stesso tempo utilizzare le ingenti risorse finanziarie per sviluppare nuove armi.

Altri ancora sostengono che tutto l’inganno dello sbarco sulla Luna fu architettato per distrarre l’opinione pubblica dalla guerra in Vietnam o inscenare la conquista del nostro satellite in modo da garantirsi ingenti finanziamenti futuri.

Ma quali sono le prove che, secondo i sostenitori del complotto, dimostrerebbero che le missioni lunari sono state “falsificate”?

  • Le foto: non si vedono le stelle, come mai? Eppure sono nello spazio.
  • Fotografie e riprese non sono state fatte sulla Luna ma su un set cinematografico, prova ne sia la bandiera che sembra sventolare e sulla Luna non c’è vento.
  • Le ombre hanno direzioni diverse, le foto sono realizzate in presenza di due sorgenti di luce, quindi non possono essere state scattate sulla Luna.
  • Come fanno le pellicole a resistere agli sbalzi termici nel vuoto?
  • Il modulo lunare non ha creato un cratere durante l’atterraggio, quindi l’allunaggio è falso.
  • Come era possibile senza calcolatrici e con l’utilizzo di regoli e comandi manuali che l’uomo scendesse sulla Luna?
  • Com’è possibile mandare uomini sulla Luna senza incidenti o perdite?
  • Perché oggi, con la tecnologia attuale non si va più sulla Luna?

In realtà, gli autori di queste affermazioni e domande sono in errore o in malafede, vediamo perché.

Le foto: come sa chiunque abbia una minima infarinatura di tecnica fotografica, non si vedono le stelle nelle foto scattate sul suolo lunare perché, per non sovraesporre le foto, nell’obiettivo deve entrare poca luce e, siccome le stelle sono molto fioche, non si vedono. Se, al contrario, l’obbiettivo fosse stato più aperto, le immagini sarebbero state inutilizzabili per la sovraesposizione causata dalla forte luce solare.

La bandiera: sventola quando l’astronauta muove l’asta. Le vibrazioni fanno “sventolare” la bandiera anche in assenza di aria. Da ricordare che la bandiera era tenuta aperta da un’apposita stecca collocata sul lato superiore e fissata all’asta proprio perchè si era consapevoli che in assenza di atmosfera, e quindi di vento, la bandiera non si sarebbe aperta nè avrebbe sventolato.

Le ombre: anche in questo caso poche nozioni di fotografia chiariscono il mistero. Le ombre hanno direzioni diverse perché sono proiettate su superfici diverse e convergono poiché gli obiettivi sono dei grandangolari che rendono la convergenza delle ombre ancora più accentuata, inoltre non c’è nessuna doppia ombra nelle foto.

Le pellicole: proprio il vuoto protegge dal riscaldamento, il vuoto è un pessimo conduttore di calore, pensate ai Thermos, tra le pareti viene fatto il vuoto.

Il cratere: sulla Luna c’è un sesto della gravità terrestre e quindi serviva un motore poco potente per far atterrare il modulo lunare inoltre, l’atterraggio fu dolce e non un impatto. Esistono filmati dove si vede il modulo di servizio decollare a fine missione dove si può notare che l’onda d’urto del motori solleva solo un po’ di polvere e fa vibrare la bandiera e non provoca l’inferno di fuoco e fiamme dei lanciatori che partono dalla Terra.

Il regolo e i comandi manuali: i computer principali erano a terra e i computer di bordo erano in grado di svolgere in automatico le operazioni. Durante l’allunaggio del 1969 fu Armstrong a pilotare manualmente il modulo lunare. Come fece? Gli astronauti dell’epoca erano tutti piloti militari allenati e preparati che avevano già fatto migliaia di simulazioni.

Incidenti e perdite: ve ne furono parecchi, ne cito alcuni, l’incendio dell’Apollo 1 dove perirono tre astronauti oppure il più famoso di tutti, l’incidente spettacolare ma, fortunatamente senza conseguenze per l’equipaggio, dell’Apollo 13. Il modulo subì l’esplosione di un serbatoio e gli astronauti dovettero fare ricorso a tutta la loro esperienza per riportare a casa la pelle.

Perché non tornarci? Innanzitutto per i costi, ancora molto alti nonostante i grandi passi avanti fatti dalla tecnologia negli ultimi cinquant’anni. Si consideri che durante la missione Apollo il budget ed i finanziamenti riservati alla NASA sfioravano il 4% del PIL americano, mentre oggi arrivano a malapena allo 0,4%. Ricordiamoci che all’inizio degli anni ’70 vi fu una crisi economica dovuta all’aumento dei costi del petrolio (da noi fu chiamato periodo dell’austerity) per cui l’opinione pubblica chiese a gran voce di sospendere le costosissime, e apparentemente poco pratiche, missioni verso la Luna. C’è, però, da dire che da qualche tempo si discute di un ritorno in grande stile, il presidente Trump ha posto il ritorno sulla Luna come priorità nel programma spaziale del suo mandato. Inoltre la Cina ha già mandato sonde robottizzate sulla Luna e si prepara a mandarci uomini per poi costituire una base permanente. Da qualche tempo si parla anche di alcuni soggetti privati che sarebbero interessati ad andare sulla Luna per scopi commerciali.

Insomma, siamo stati sulla Luna?

Si, ci siamo stati eccome. Dodici astronauti hanno camminato sul suolo Lunare, scattato foto, prelevato 400 chili di campioni di rocce e polvere,  posato sismografi e specchi tuttora funzionanti ed utilizzati da molti scienziati per test e misurazioni. 60.000 tra scienziati, ingegneri e tecnici della NASA e di molte altre aziende che hanno collaborato al progetto hanno lavorato allo sviluppo delle missioni e dei sistemi. Qualcosa come 400.000 persone alle dipendenze di circa 20.000 aziende hanno realizzato il grande sogno dell’uomo, conquistare un’altro mondo. Tutti collusi e colpevoli di aver ingannato miliardi di persone? Nessuno, nemmeno in punto di morte, che abbia avuto un rimorso? No, milioni di persone hanno visto in televisione i poderosi Saturn V levarsi, tra le fiamme, verso il cielo, in migliaia hanno assistito dal vivo o in televisione ai lanci e agli spash down delle capsule di ritorno e questo grande sforzo ha prodotto per tutto il mondo enormi ricadute in campo tecnologico ed economico, ricadute di cui ancora oggi usufruiamo.

Nuovi combustibili, nuove leghe e nuovi materiali fanno ora parte della nostra vita, grazie all’impegno e alla dedizione di quegli uomini coraggiosi. Nuovi ritrovati medici, Per esempio il pacemaker, derivato dai dispositivi di monitoraggio dei parametri vitali degli astronauti. Gran parte della tecnologia che oggi ci rende la vita migliore la dobbiamo a quegli uomini coraggiosi che hanno fatto il grande passo, come recitò Armstrong: “un piccolo balzo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità“. Fu un momento brevissimo,  pochi passi e di nuovo a bordo ma ci fu un brivido che percorse tutto il mondo quando si seppe che, a causa di un urto, dal pannello di comando si era divelta una levetta, precisamente quella che azionava il booster di lancio che avrebbe riportato il modulo lunare verso la capsula che attendeva in orbita per riportare gli astronauti a casa. Fu il tappo di una penna biro a salvare i due astronauti e a far si che la missione terminasse con successo.

Una chicca finale, non l’ho scritto prima e magari ve ne siete dimenticati… Stanley Kubrik non aveva fratelli.

Oliver Melis è owner su facebook delle pagine Perle complottare e le scie chimiche sono una cazzata

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