Monday, 20 Aug 2018

L’assedio di Waco

L’assedio di Waco fu un’operazione di polizia federale condotta dall’amministrazione Clinton nel 1993 per espugnare un ranch di Waco (Texas) nel quale si erano barricati i davidiani, i membri, cioè, di una setta religiosa che faceva capo a David Koresh. L’assedio durò 50 giorni: cominciò il 28 febbraio e si concluse il successivo 19 aprile con l’incendio del ranch, dopo il quale si contarono 76 morti tra i membri della setta (fra cui 24 cittadini del Regno Unito, 20 bambini e due donne in gravidanza), compreso il leader della setta.

davidiani vivevano in una specie di comune, situata al vertice di una collina chiamata Mount Carmel (“Monte Carmelo”) nei pressi della cittadina di Waco. Secondo quanto riporta Wikipedia, sulla collina era nata la setta nel 1955 ma, in seguito ad una scissione, si erano formate due fazioni, ognuna delle quali reclamava il possesso della collina e del ranch; i davidiani insediati sul Carmelo erano guidati da George Roden, che aveva espulso dal ranch la fazione fedele a Koresh (pseudonimo di Vernon Howell).

Secondo Howell-Koresh, nel 1987 Roden avrebbe compiuto atti sacrileghi sul cadavere di una defunta esponente della setta, Anna Hughes; Koresh avrebbe allora tentato, con alcuni fedelissimi, di accedere con la forza alla cappella sulla collina, ma Roden armato di una mitraglietta IMI Uzi avrebbe iniziato a sparare contro i suo fedeli ed anche contro gli uomini del locale sceriffo, nel frattempo sopraggiunti. Roden fu arrestato e condannato alla prigione mentre Koresh, saldati i debiti della comunità riprese legalmente il possesso del del ranch e della collina. Nel 1989 Roden, agli arresti domiciliari, uccise con un’ascia un davidiano che era andato a trovarlo e fu quindi rinchiuso in manicomio.

Nel frattempo David Koresh informò i suoi fedeli che Dio lo aveva incaricato di procreare una stirpe quanto più ampia possibile per creare una “Casa di Davide“. Tutte le donne della comunità, pertanto, dividendosi dai propri mariti, si disposero a facilitare l’avveramento del disegno divino rivelato al loro profeta.

Nel 1993 il governo degli Stati Uniti cominciò ad indagare su Koresh e su quanto stesse accadendo davvero dentro al ranch; sulla base anche di informazioni fornite da un fuoriuscito della setta circa il possesso da parte del leader di armi ed esplosivi, si formularono diverse ipotesi di reato (possesso illegale di armi, abuso di alcool e droga, pedofilia, ecc.) e si decise per una perquisizione dei locali.

Secondo quanto riporta Gore Vidal nel suo “La fine della libertà“, Koresh si dimostrò sempre disponibile al confronto con i federali, ma questi mai risposero ai suoi appelli finchè, il 28 febbraio 1993 una squadra di agenti federali giunse al Mount Carmel Center, un complesso di edifici nel quale avevano luogo le attività dei davidiani, per verificare la presenza di armi ed esplosivo in un arsenale della setta mascherato da deposito.

Durante la perquisizione nacque una sparatoria tra le due parti in cui moritìrono 4 agenti e altre 16 persone rimasero ferite. Gli agenti sopravvissuti riuscirono a fuggire dal centro e, poche ore dopo, iniziò l’assedio di Waco ad opera dell’FBI e della Delta force.

Il Posse Comitatus Act del 1878 vieta l’utilizzo dei federali per le risoluzioni dei conflitti sul diritto privato, ma esistono eccezioni legali alla sua applicazione in caso di emergenza (invocati soprattutto dagli anni ’80 in relazione alla lotta alla droga, ma non solo. Reagan applicò un’eccezione nel 1987 nel caso della rivolta penitenziaria di Atlanta, e Clinton nel caso stesso di Waco).

Il 19 aprile 1993, un gruppo di agenti speciali dell’FBI e reparti scelti della “Delta Force”, che utilizzarono anche veicoli corazzati e carri armati di grossa stazza, circondarono la collina ed il ranch in cui era rifugiata la setta religiosa non lasciando loro nessuna possibilità di fuga. Al termine dell’assedio, settantasei, tra uomini, donne e bambini morirono, mentre nessun federale rimase ucciso.

All’interno della comune vennero rinvenute 305 armi automatiche appartenute alla setta, tra cui AK47 e AR15 modificati.

Teorie del complotto

Il giorno 19 aprile 1993 l’FBI utilizzò un alto numero di granate contenenti gas CS durante l’assalto alla setta di Waco. Il gas CS è altamente infiammabile ed esplosivo in ambienti chiusi e il successivo uso di dispositivi incendiari ne avrebbe provocato l’esplosione. Tutti gli edifici che componevano il ranch bruciarono totalmente e molti cadaveri recuperati dopo il raid presentavano dosi letali di cianuro, un prodotto della combustione del gas CS.

Nel 1999, il direttore dell’FBI, Louis Freeh, ammise che «almeno due bombe lacrimogene pirotecniche furono sparate a Waco», specificando, però, che «avevano come obiettivo il bunker sotterraneo di cemento, lontano dall’edificio principale in legno, però sono rimbalzate, finendo su un campo aperto. Non hanno nulla a che fare con le fiamme». Le buone intenzioni delle ammissioni di Freeh per provare a tranquillizzare gli animi gli si ritorsero contro, e ripresero le proteste che accusavano l’amministrazione Clinton di strage di Stato e, in particolare verso Janet Reno, ministro della Giustizia, accusata di depistare le indagini per fare luce sulla vicenda.

Fino ad allora, l’FBI aveva dichiarato che il rogo era scaturito dopo l’appiccamento di un incendio all’interno del centro da parte dei davidiani, intenti a porre fine all’assedio con un suicidio di massa. Sebbene ci fossero state accuse più o meno pesanti alla violenta azione delle autorità nei confronti della setta, fino ad allora solo i complottisti avevano avanzato l’ipotesi di un rogo doloso innescato molto probabilmente dalle forze governative per concludere il controverso capitolo della setta di David Koresh.

A complicare ulteriormente la posizione del governo, ci fu anche la presunta scomparsa di 3 cartelle di documenti sui fatti di Waco dall’ufficio di Vince Foster, tra l’altro morto suicida nel ’93 e sulla cui morte furono aperte tre inchieste federali, senza che mancassero, anche in quel caso, numerose formulazioni complottiste e accuse di depistaggio alla presidenza.

La presunta attività della Delta Force, l’unità antiterrorismo americana, sul luogo costituirebbe inoltre una violazione della legge americana che vieta la presenza di qualsiasi gruppo delle forze armate nel corso di operazioni della polizia.

Share
Potresti trovare interessanti
Share
Share
 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: