Monday, 22 Oct 2018

Governo Conte, è presto per i bilanci

di Fortunato Vadalà

Le ultime elezioni politiche italiane hanno disegnato un inedito scenario politico e il primo giugno è nato il “governo del cambiamento”, il quale si fonda sul contratto di governo stipulato tra il Movimento cinque stelle e la Lega Nord per ralizzare alcuni specifici punti di programma tra quelli proposti in campagna elettorale dai due partiti.

La stagione estiva è quella meno indicata per valutare l’operato di un governo e quindi affermare che le cose siano cambiate è molto difficile. Si possono però fare una serie di considerazioni tenendo conto della prospettiva di un cittadino, il quale non ha votato le forze populiste sulla base delle loro promesse elettorali, che considera irrealizzabili, ma auspica che, una volta al governo, esse si muovano con pragmatismo per cercare una soluzione ai problemi del Paese.

Da questo punto di vista, i due vice premier Di Maio e Salvini sono sicuramente riusciti a creare una netta discontinuità con il passato fornendo giornalieri spunti di discussione e di polemica politica sui temi più disparati, dall’immigrazione all’ILVA, dalla TAV al TAP, passando per il ruolo delle ONG nei salvataggi in mare fino ad una molto parziale riforma del mercato del lavoro e un forte intervento sulla pubblicità dei giochi con vincita in denaro

L’accentramento dell’attenzione mediatica sui due leaders ha permesso al gruppo di tecnici di alto profilo che compongono il governo, il ministro dell’economia Tria, quello degli esteri Moavero Milanesi e lo stesso premier Conte di dedicarsi allo studio delle problematiche sul tavolo con tranquillità e rigore; inoltre questo “zoccolo duro” istituzionale, rigoroso e dotato di forte credibilità, si è dedicato alla alla costruzione di una rete di relazioni internazionali utile per garantire al Paese un maggiore spazio di manovra rispetto al passato, specie in campo economico.

In realtà, l’aspetto che maggiormente caratterizza l’operato del governo Conte è l’estrema prudenza e il tempo che si è preso per approfondire i vari dossier aperti, mentre i provvedimenti legislativi presi, pochi in verità, hanno avuto il pregio di non distruggere l’esistente e di introdurre alcune novità, le quali hanno, seppur limitatamente, arginato la deriva neoliberista, verso cui i governi targati Pd avevano spinto il nostro Paese.

Un discorso a parte merita la ministra della sanità Giulia Grillo che, pur essendo un tecnico ed essendo consapevole di certe criticità, si è trovata ad dover mediare tra la deriva populista di una piccola ma rumorosa frangia della base dei cinque stelle e della lega che fa riferimento ai movimenti complottisti, in particolare all’idea imperante in certi ambienti contro le vaccinazioni di massa obbligatorie. Questa mediazione, atta a non alienare le simpatie dei no-vax senza rompere con il mondo scientifico ha portato all’orrendo rinvio del divieto di accesso alle scuole materne per i bambini privi della prescritta certificazione di aver praticato le vaccinazioni inserito furbescamente, ma non troppo, nel decreto milleproroghe.

L’introduzione di alcuni correttivi alla riforma delle banche di credito cooperativo affinché si possa permettere ad esse di mantenere intatta la propria identità e indipendenza al fine di perseguire con maggiore efficienza l’obbiettivo di raccogliere il risparmio delle famiglie per incanalarlo nelle economie locali è un esempio concreto del buon lavoro svolto sottotraccia dai ministri tecnici mentre l’attenzione di tutti, in particolare dell’opposizione, era concentrata sulla questione migranti e sul decreto dignità. .

Il decreto dignità ha introdotto alcuni elementi a tutela dei diritti dei lavoratori ed è strano che il Partito Democratico sia all’opposizione su posizioni smaccatamente neoliberiste.

Non si può negare, d’altro canto, che l’attivismo del ministro dell’Interno Salvini sia stato utile per battere i pugni sul tavolo dell’Europa e porre la questione immigrazione all’attenzione dei palazzi del potere dell’Ue e l’azione contro le ONG, al netto di alcune discutibili storture,  ha finalmente introdotto un elemento di controllo sull’operato di queste organizzazioni, finora praticamente prive di controllo nel nome dei principi universali di solidarietà umana.

Certamente il governo Conte poco ha fatto, ma non è stato un completo disastro come i media schierati cercano di dire tutti i giorni.

Il pregio maggiore del governo è stato indubbiamente, anche qui al netto di alcuni distinguo operativi, quello di cercare di restituire all’azione pubblica il rigore morale e l’autorevolezza, che, troppo spesso, erano stati sacrificati dai partiti della seconda repubblica per favorire gli interessi di lobby, faccendieri, gente moralmente discutibile.

Gli errori, specie sul piano della comunicazione, non sono mancati, ma, al momento, sul piano concreto il governo Conte ha commesso pochi errori anche se non c’è dubbio che, complessivamente, abbia, per ora, concluso molto poco.

Il banco di prova sarà la prossima legge di bilancio che vedrà impegnato il governo alla ripresa dopo la pausa estiva e che costringerà le due forze politiche che hanno vinto le elezioni a misurarsi con i paletti imposti dall’Europa e dalle esigenze di bilancio e la necessità di almeno avviare le due principali riforme promesse in campagna elettorale: Flat Tax e Reddito di cittadinanza.

La presenza al governo dei tecnici di alto profilo e credibilità, i quali dovrebbero dirigere, nei fatti, le prossime scelte economiche, coadiuvati dall’attenta supervisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sono garanzia di rigore e attenzione ai vincoli assunti in sede di accordi europei e, quindi, assicurazione che per l’economia italiana non ci saranno gli scenari catastrofici che troppi disegnano solo per portare acqua al proprio mulino politico.

In ogni caso, il tempo ci dirà se questo governo potrà fare bene o se, come predicono numerose Cassandre, ci porterà allo sfacelo.

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