Thursday, 13 Dec 2018

Presentato da Pence il progetto del presidente Trump per la nuova Space Force americana

Qualche tempo fa fece scalpore una dichiarazione del presidente Trump che affermava di avere deciso la creazione di una sesta forza militare degli Stati Uniti: la Space Force, una forza militare indipendente, capace di prendersi in carico i compiti che già svolge l’aeronautica militare e di estendere le sue funzioni alla “protezione degli interessi statuitensi” nello spazio, considerato, evidentemente, dal presidente un nuovo possibile teatro di guerra.

Due giorni fa, il vicepresidente Mike Pence ha presentato, nel corso di una conferenza stampa tenutasi alla casa bianca, i dettagli dell’idea del presidente Trump, arrivandone ad ipotizzare la nascita entro il 2020.

Si, perchè per creare una nuova forza armata serve un voto del congresso e servono, soprattutto, molti soldi, fondi che può stanziare solo lo stesso congresso.

Il Trattato sullo Spazio Esterno, ratificato nel 1967 da gran parte delle nazioni con capacità tecnologiche del mondo, proibisce di mettere in orbita e di usare armi di distruzione di massa nello spazio, così come sono proibite manovre, esercitazioni o operazioni militari sulla Luna. Il trattato permette ai militari l’accesso allo spazio solo per finalità scientifiche e, in ogni caso, esclusivamente per scopi pacifici”.

Come notato da ArsTechnia, la funzione della Space Force sarà probabilmente quella di utilizzare le missioni spaziali militari per garantire la sicurezza, non necessariamente da minacce di origine militare, di missioni scientifiche e di ricerca tecnologica.

Bisogna, inoltre, sottolineare che le forze armate statunitensi hanno, di fatto, operato nello spazio per oltre mezzo secolo, in particolare in relazione all’uso militare di tecnologie di osservazione, spionaggio e comunicazioni per mezzo di satelliti.

L’astronauta Scott Kelly ha sottolineato che l’Air Force opera già da tempo nello spazio e una voce anonima dello stato maggiore ha definito la Space Force come “una soluzione in cerca di un problema“.

Sono numerosi, inoltre, gli osservatori, non solo americani, secondo i quali lo spazio diventerà inevitabilmente una nuova area di confronto, basta pensare a come diverse nazioni, oltre alle tradizionali USA e Russia, stanno incrementando le proprie capacità operative extra atmosferiche. Nazioni come Cina, India, Giappone e perfino alcune nazioni arabe hanno già la tecnologia dei lanci spaziali o stanno lavorando per averla.

La possibilità che un giorno vengano mandati in orbita satelliti armati con cannoni o missili ha messo, già da tempo, in allarme esperti e tecnici che hanno già cominciato a sviluppare software in grado di simulare scenari relativi a combattimenti spaziali. Non è chiaro, però, cosa potrebbe fare la nuova space force più di quanto faccia attualmente l’air force per prevenire questis cenari futuribili.

Vale la pena notare che l’idea non è una novità assoluta e che progetti simili siano già stati presi in considerazione diverse volte dall’inizio del millennio.

Già nel 2017, il Comitato per i servizi armati della Camera votò per dividere l’Air Force per creare un “Corpo spaziale“, ma il segretario alla Difesa dell’amministrazione Trump, James Mattis, cassò la proposta. “Esorto caldamente il Congresso a riconsiderare la proposta di un servizio spaziale separato” dichiarò all’epoca.

Secondo fonti interne, il Pentagono sarebbe da tempo consapevole di aver bisogno di intensificare la propria presenza nello spazio. Gli osservatori ritenevano, però, che alla i vertici militari avrebbero optato per richiedere un comando spaziale statunitense, che avrebbe riunito tutte le forze militari coinvolte nello spazio sotto un unico ombrello.

Non è proprio la stessa cosa che creare un ramo militare completamente nuovo, qualcosa che, certamente, richiederebbe più di due anni di preparazione ed un’adeguata organizzazione. Al momento, nessun esponente del Pentagono ha espresso un esplicito sostegno al progetto Space Force.

Durante il suo intervento, Pence ha delineato quattro azioni specifiche che l’amministrazione Trump considera come i primi passi fondamentali nella creazione della Space Force. Questi passaggi implicano la creazione di:

  1. un nuovo Comando Spaziale degli Stati Uniti, che “stabilirà un controllo di comando unificato per le nostre operazioni della Space Force, assicurerà l’integrazione tra le forze armate e svilupperà la dottrina, le tattiche, le tecniche e le procedure per combattere la guerra spaziale del futuro”.
  2. un corpo di astronauti militari, che Pence ha definito “un gruppo elitario di astronauti specializzati in tecniche di combattimento nello spazio”.
  3. un’Agenzia di sviluppo spaziale, che studierà e svilupperà nuove tecnologie e “garantirà capacità di lotta bellica all’avanguardia”.
  4. nuove strutture burocratiche che definiranno “chiare linee di responsabilità e la precisa catena di comando del Dipartimento della Space Force degli Stati Uniti”.  

secondo quanto detto da Pence, l’amministrazione Trump punta a rendere operativa la Space Force entro il 2020. “Il prossimo febbraio, nel bilancio del presidente, chiederemo al Congresso di mobilitare le risorse di cui abbiamo bisogno per avviare il tutto“.

Tuttavia, ci vorrà molto di più dei grandiosi discorsi di Trump e Pence per far sì che l’idea della Space Force possa realizzarsi. Solo il  Congresso ha l’autorità  di stabilire una nuova branca dell’esercito e l’ultima volta che è accaduta una cosa simile è stato nel 1947 quando fu fondata come arma indipendente l’Air Force statunitense. La Casa Bianca dovrà, quindi, convincere i membri del congresso che gli USA hanno davvero bisogno di istituire una forza armata spaziale, a quel punto il congresso dovrà prima scrivere una legge ad hoc e poi definire il budget necessario.

 

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Nel frattempo, i responsabili della campagna per la rielezione di Trump per il secondo mandato nel 2020, hanno avviato un sondaggio su twitter di quale dovrebbe essere il logo della nuova forza armata. Con l’occasione hanno cominciato ad esortare i sostenitori per avviare la raccolta dei fondi per la campagna elettorale.
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