Wednesday, 21 Nov 2018

L’intelligenza artificiale è una priorità per le nazioni moderne

Per gli Stati Uniti, l’intelligenza artificiale è una priorità da cui non si può prescindere: a sostenerlo è niente meno che l’ex generale Jim Mattis, Segretario alla Difesa, il quale si è rivolto direttamente al presidente Donald Trump per mettere in evidenza la necessità per il Pentagono di avvalersi della IA. Non è la prima volta, per altro, che Mattis si espone in tal senso: già nel mese di maggio del 2018, infatti, la Casa Bianca era stata invitata a individuare una strategia ad hoc. Non solo: perfino Henry Kissinger si è espresso sul tema.

Perché c’è bisogno dell’intelligenza artificiale?

Le ragioni per le quali Mattis punta l’attenzione sull’intelligenza artificiale vanno ricondotte a questioni di sicurezza: dal cyber spazio, infatti, provengono minacce pericolose per gli Usa. Oltre a ciò, è sempre importante concentrarsi sulle strategie di sviluppo ed evoluzione delle nuove tecnologie: in caso contrario, il rischio è che gli Stati Uniti rimangano indietro rispetto agli altri Paesi a livello militare, oltre che nell’ambito dei servizi e dell’industria; tutti settori in cui le reti neurali hanno acquisito un ruolo primario. Si pensi, per esempio, alle armi di nuova generazione, ma anche ai veicoli che si guidano da soli, o alla produzione automatizzata: tutti elementi che fanno pensare all’intelligenza artificiale come alla molla che ha dato il la alla rivoluzione del digitale.

Intelligenza artificiale in Europa

Da questa parte dell’Oceano Atlantico, la Commissione Europea non più tardi dello scorso mese di aprile, ha reso noto l’intenzione di far salire gli investimenti globali in questo ambito a venti miliardi di euro entro il 2020. Andrus Ansip, il vice presidente della Commissione, ha paragonato l’intelligenza artificiale al vapore e all’elettricità per la sua capacità di trasformare il mondo. In Francia, Emmanuel Macron ha dichiarato di avere in mente uno stanziamento pari a un miliardo e mezzo. Il resto del mondo, per altro, non sta a guardare: in Cina sono stati investiti diciotto miliardi di euro, ma nel 2025 questa cifra è destinata a raddoppiare.

Intelligenza artificiale in Italia

Per una volta, il nostro Paese non è l’ultima ruota del carro, anche per merito del Cini Aiis, il Laboratorio nazionale di Artificial Intelligence and Intelligent System a capo del quale c’è Rita Cucchiara: il suo compito è quello di garantire il miglior coordinamento possibile tra gli istituti di ricerca e gli atenei pubblici (sono coinvolti anche il Cnr e l’Iit); va detto, però, che il governo italiano non ha ancora adottato iniziative in tal senso.

La risposta di Trump

Tornando a Washington, per il momento Donald Trump non si è ancora pronunciato in via ufficiale, o comunque la sua risposta non è stata resa nota. Quel che è certo è che già in passato la Casa Bianca aveva annunciato l’intenzione di dare vita a un team di studio a proposito di questo argomento; tuttavia per il Pentagono questo non sembra essere sufficiente, a dispetto dei quasi due miliardi di dollari con cui è stato pagato il Joint Artificial Intelligence Center. Non si può escludere, per altro, un’alleanza con i colossi del settore: i laboratori più all’avanguardia sono quelli di Facebook, di Google, di Ibm, di Amazon e di Microsoft, anche se il ricorso a tecnologie in ambito militare in queste azienda non ha mai suscitato particolari entusiasmi. Il caso Maven è esemplificativo in tal senso, con Google che aveva deciso di non proseguire la collaborazione con il Pentagono in seguito alle lamentele dei dipendenti. Addirittura, molti manager e tecnici sono arrivati a dimettersi per non collaborare con la piattaforma di intelligenza artificiale che veniva utilizzata per esaminare le immagini riprese dai droni dell’esercito.

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