Sunday, 18 Nov 2018

Come reagirebbe la gente alla scoperta di forme di vita aliena

Tra i tanti quesiti che si pone l’umanità, uno è particolarmente inquietante: siamo soli in questo universo infinito o la vita è infinitamente diversa in tutto l’universo? Ad oggi, non siamo ancora in grado di dare una risposta definitiva a questa domanda ma, se alla fine stabilissimo che non siamo davvero soli, cosa succederebbe nel mondo? Come reagirebbe la gente ad una simile rivelazione?

Secondo una ricerca svolta da Michael Varnum, professore di psicologia presso l’Arizona State University, che fa anche parte dell’Interplanetary Initiative dell’università, un gruppo di ricerca volto a costruire un quadro sociale per una futura società extraterrestre probabilmente l’umanità accoglierebbe la notizia con una certa tranquillità. Questa, almeno, è la conclusione di un progetto pilota che doveva empiricamente alla domanda: come reagirà il genere umano alla scoperta della vita fuori della Terra?

Varnum, per la sua ricerca, ha esaminato alcuni precedenti.

Il gruppo di Robertson nel 1953 concluse che vi sarebbero stati episodi di isteria di massa qualora la vita aliena fosse stata confermata. Da un sondaggio effettuato all’epoca emerse che il venticinque percento degli americani riteneva che vi sarebbero stati episodi di panico di massa nel caso fosse stata confermata l’esistenza di vita aliena. La famosa cronaca radiofonica di un’invasione aliena effettuata da Orson Welles diversi anni prima (1938) sembrerebbe confermare questa tesi ma le notizie successive alla trasmissione su scene di panico potrebbero essere state grossolanamente esagerate. Ad ogni modo, lo studio di Varnum ritiene che questa valutazione sia stata iperbolica. La realtà sarebbe probabilmente molto più ordinaria.

Prima di tutto, è molto più probabile che scopriremo forme di vita microbiche molto prima di incontrare esseri senzienti di un altro mondo. Per questa ragione, Varnum ha limitato la portata del suo studio alle reazioni documentate a notizie in cui gli scienziati si sono dimostrati possibilisti sull’esistenza di vita aliena microbica.

La ricerca inizia con un’analisi contestuale preliminare, sulle reazioni a cinque eventi di “scoperta” primari: la scoperta del 1967 delle pulsar, il segnale “Wow!” del 1977, la scoperta del 1996 di presunti microbi fossilizzati in una meteora di probabile provenienza marziana, la notizia delle variazioni di luminosità della stella di Tabby nel 2015 e la scoperta del 2017 di pianeti extrasolari nella zona abitabile di una stella.

Il team di Varnum ha analizzato la copertura delle notizie, i promemoria governativi diffusi ai media ed i comunicati stampa relativi all’evento, per determinare la percentuale di parole in ciascun articolo che erano positive, negative, remunerative o a rischio. Le parole che descrivono l’affetto positivo erano prevalenti di quelle che descrivevano l’affetto negativo. I risultati preliminari suggerivano che la reazione generale della società alle notizie sulla vita aliena era stata positiva e più orientata all’interesse che alla paura.

In un ulteriore sondaggio, a 504 persone è stato chiesto di rispondere a una situazione ipotetica: immaginare che gli scienziati abbiano appena annunciato di avere scoperto vita aliena microbica al di fuori della Terra. Anche in questo caso, gli intervistati hanno dimostrato di predere la notizia con una certa calma e in modo positivo. Ulteriori certezze Varnum le ha acquisite valutando esempi più concreti: la copertura data del New York Times all’annuncio del 1996 effettuato da Bill Clinton sulla scoperta di fossili di vita marziana, e l’annuncio del 2010 di Craig Venter sulla vita sintetica. Ancora una volta, la vita aliena è stata vista in una luce positiva.

Il pregiudizio di positività è apparso più forte e deciso sulla vita microbica extraterrestre rispetto alla vita sintetica. Sembra esserci qualcosa di particolarmente positivo nell’idea che esista vita aliena“, ha affermato Varnum. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Psychology.

Siamo fantastici con la vita aliena

Naturalmente, l’analisi contestuale di situazioni ipotetiche e eventi passati non può necessariamente prevedere cosa accadrà realmente se verranno diffuse notizie che confermeranno l’esiste di vita extraterrestre. Secondo Varnum, però, l’annuncio fatto da Clinton 22 anni fa era abbastanza credibile e il suo ultimo effetto sul mondo è stato, sostanzialmente, una scrollata di spalle.

“Non ha causato un cambiamento radicale nel modo in cui le persone hanno vissuto le loro vite. Non ha indotto le persone ad abbandonare nulla“, spiega Varnum. “Gli esseri umani sono passati attraverso cambiamenti di paradigma piuttosto potenti, dal non essere al centro dell’universo alla teoria sull’evoluzione di Darwin. In passato, le persone avrebbero avuto paura di queste novità. Ma l’idea che una scoperta come questa possa destabilizzare qualsiasi cosa, a quanto pare, è poco credibile.”

Varnum pensa che la conferma dell’esistenza di vita aliena potrebbe essere considerata positivamente perché ci libererebbe della nostra solitudine.

Penso che se, dovessimo confermare la vita aliena, mi sentirei come se l’universo fosse un posto più caldo; che non siamo qui da soli“, ha concluso.

Bene, non mi sogno minimamente di mettere in dubbio la competenza di Varnum ma una perplessità mi resta: la ricerca effettuata da Varnum prende in considerazione solo l’ipotesi che un giorno possa arrivare la conferma, da parte della scienza, di avere scoperto l’esistenza di vita microbica su Marte o da qualche altra parte. La reazione dell’uomo comune potrebbe anche essere, davanti a questo annuncio, tranquilla, ma cosa succederebbe se la vita aliena venisse ad autoannunciarsi sul nostro pianeta?

Un conto è sapere che su Marte esistono dei microbi, esseri probabilmente non senzienti e comunque molto lontani, altro conto sarebbe trovarsi sulla porta di casa astronavi di esseri evidentemente più avanzati di noi dal punto di vista tecnologico.

Siamo sicuri che la gente avrebbe una reazione composta e tranquilla anche in quel caso?

A giudicare dalla diffidenza con cui gli abitanti dei paesini di provincia accolgono i forestieri di passaggio ho idea che le cose andrebbero molto diversamente da come le dipinge Varnum.

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