Sunday, 18 Nov 2018

Il più grande rischio di pandemia? La disinformazione virale

(articolo di Heidi J. Larson -> professor of anthropology, risk and decision science at the London School of Hygiene & Tropical Medicine)

Un secolo dopo la peggiore epidemia di influenza del mondo, la rapida diffusione della disinformazione sta minando la fiducia nei vaccini cruciali per la salute pubblica, avverte Heidi Larson.

Nell’ottobre di un centinaio di anni fa, il tasso di mortalità per l’influenza spagnola del 1918 era al culmine. Si stima che 500 milioni di persone siano state infettate nel corso della pandemia; tra 50 milioni e 100 milioni morirono, circa il 3% della popolazione mondiale all’epoca.
A distanza di un secolo, i progressi nel campo dei vaccini hanno quasi anullato i focolai di influenza, rosolia, difterite e poliomielite.

Ma molte persone sottovalutano il rischio di contrarre queste malattie. Pochi si rendono conto che la sola influenza e le sue complicazioni hanno causato circa 80.000 morti solo negli Stati Uniti lo scorso inverno, principalmente tra gli anziani e nei malati. Dei 183 bambini piccoli le cui morti sono state confermate come correlate all’influenza, l’80% non era stato vaccinato in quella stagione, secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

Prevedo che il prossimo grande focolaio – che si tratti di un ceppo influenzale altamente mortale o qualcos’altro – non sarà dovuto alla mancanza di tecnologie preventive. Invece, il contagio emotivo, favorito dalla diffusione digitale, potrebbe erodere la fiducia nei vaccini al punto da metterne in dubbio l’efficacia. Il diluvio di informazioni contrastanti, disinformazione e informazioni manipolate sui social media dovrebbe essere riconosciuto come una minaccia per la salute pubblica globale.

Quindi, cosa si deve fare? Il Vaccine Confidence Project, che dirigo, lavora per rilevare i primi segnali di voci e paure ingiustificate sui vaccini, e quindi per affrontarli prima che si diffondano senza controllo, in una sorta di effetto valanga. Il team, internazionale, comprende esperti in antropologia, epidemiologia, statistica, scienze politiche e altro ancora. Monitoriamo notizie e social media e monitoriamo gli atteggiamenti. Abbiamo anche sviluppato un Vaccine Confidence Index, simile a un indice di fiducia dei consumatori, per tracciare gli atteggiamenti della popolazione.

L’atteggiamento emotivo nei confronti dei vaccini è imprevedibile, e questo rende la vigilanza e il monitoraggio cruciali per un efficace sensibilizzazione del pubblico. Nel 2016, il nostro progetto ha identificato l’Europa come la regione con il più alto scetticismo sulla sicurezza del vaccino (H. J. Larson et al. EBioMedicine 12, 295-301, 2016). L’Unione Europea ci ha incaricato di rieseguire il sondaggio questa estate; i risultati saranno rilasciati questo mese. Nelle Filippine, la fiducia nella sicurezza dei vaccini è scesa dall’82% nel 2015 al 21% nel 2018 (HJ Larson et al., Hum. Vaccines Immunother https://doi.org/10.1080/21645515.2018.1522468; 2018), a seguito di alcune legittime preoccupazioni sorte in relazione a nuovi vaccini contro la dengue. Anche i tassi di vaccinazione per i vaccini “consolidati” quali quelli per il tetano, la poliomielite e altri sono crollati.

Abbiamo scoperto che è utile classificare la disinformazione in più livelli. Tra le più dannose c’è la cattiva scienza: persone dotate di credibili credenziali in campo medico che alimentano paure esagerate o infondate. L’esempio canonico è la pubblicazione del 1998 del famigerato ex medico Andrew Wakefield che evidenziava un legame tra l’autismo e il vaccino contro il morbillo, la parotite e la rosolia (MMR). Nonostante la sua licenza sia stata revocata e il suo lavoro ritirato, Wakefield persiste nella campagna contro il vaccino. Gli esperti affermano che i suoi sforzi hanno contribuito a generare ansie e rifiuti dei vaccini, incluso quello contro il morbillo nel corso dell’epidemia del 2017, in Minnesota. Se Wakefield fosse stato sottoposto a verifiche disciplinari, e se il suo articolo fosse stato ritirato 12 mesi dopo la pubblicazione anziché 12 anni, oggi nessuno baderebbe più al fatto che son passati 20 anni dalla sua pubblicazione.

La seconda categoria più pericolosa include coloro che vedono i dibattiti contro il vaccino come un’opportunità finanziaria per la vendita di libri, servizi o altri prodotti. (Wakefield, che sostiene che le preoccupazioni finanziarie non hanno influenzato la sua ricerca e che è stato ingiustamente denigrato, ha fornito testimonianze “a pagamento” contro i vaccini e ha depositato un brevetto che, presumibilmente, sarebbe diventato più prezioso se il vaccino fosse stato screditato).

Il successivo livello di disinformazione dannosa viene da coloro che vedono i dibattiti contro il vaccino come un’opportunità politica, un cuneo con cui polarizzare la società. Molteplici rapporti di quest’anno hanno verificato che i “troll” e i “bots” russi usavano un linguaggio emotivo e arrabbiato per diffondere disinformazione e esacerbare le divisioni tra chi era a favore e chi contro i vaccini (vedi DA Broniatowski e altri Am. J. Pub. Health 108, 1378-1384; 2018).

Poi ci sono i “super-spreaders“, che propagano la disinformazione attraverso i social media, rivolgendosi a interlocutori che la pensano allo stesso modo allo scopo di dare la massima eco alle proprie affermazioni. Una tesi comune è, ad esempio, che le sospette reazioni avverse ai vaccini (tipicamente coincidenze) sono in realtà reazioni “reali”.

In realtà, un uso mirato dei social media mirati può combattere la disinformazione.

Sia la Danimarca che l’Irlanda hanno affrontato il caso di gruppi di persone che trasmettevano testimonianze, sui social media e canali televisivi, di ragazze accusate di essere state danneggiate dali vaccini contro il papillomavirus umano (HPV). Come conseguenza, in Danimarca, i tassi nazionali di immunizzazione passarono da oltre il 90% nel 2000 a meno del 20% nel 2005.
In risposta, i funzionari della sanità pubblica danese hanno sottolineato il rischio di malattie e promosso storie di persone che avevano perso le mogli e le madri a causa del cancro del collo dell’utero. Hanno anche creato una pagina Facebook per rispondere alle domande dei genitori. Anche in Irlanda sono stati adottate le medesime tattiche sui social media irlandesi, per ricostruire la fiducia del vaccino contro l’HPV; i numeri per il 2018 mostrano un aumento del 6% per l’assorbimento dei vaccini a partire dal 2017.

Nessuna singola strategia funziona per tutti i tipi di disinformazione, in particolare tra coloro che sono già scettici. I materiali e le risorse educative sono importanti, ma limitati.

I funzionari sanitari e le campagne educative spesso falliscono perché creano messaggi basati su ciò che vogliono promuovere, senza affrontare le percezioni esistenti.

Il dialogo conta.

Le strategie devono includere l’ascolto e il coinvolgimento. Dobbiamo migliorare in questo: se emerge una tensione mortale come l’influenza del 1918 e l’esitazione delle persone a farsi vaccinare rimane al livello che è oggi, si diffonderà una malattia debilitante e fatale.

Articolo originale: Nature
Fonti citate: https://www.ebiomedicine.com/article/S2352-3964(16)30398-X/fulltext
https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/21645515.2018.1522468
https://www.newscientist.com/article/dn18954-banned-doctor-who-linked-mmr-vaccine-with-autism/
https://ajph.aphapublications.org/doi/10.2105/AJPH.2018.304567
https://www.ages.at/download/0/0/a00df22e71ad1b6ab84022774280e7e28c632fa3/fileadmin/AGES2015/Service/AGES-Akademie/2018-01-17_ASM_New_Year_s_Lecture_2018/HPV_denmark_vienna.pdf
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0140673618308547?via%3Dihub

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Programmatrice di professione, utente internet della prima ora. Le mie grandi passioni sono la storia contemporanea e la musica

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