Tuesday, 20 Nov 2018

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

L’assassinio di Desirèe non è solo il risultato dell’autodistruttività della giovane ma anche dell’ignavia delle autorità, che da anni tollerano l’esistenza di zone franche dove la legge e le regole della convivenza civile non esistono più.

Sui social, i moderni termometri dell’opinione pubblica, sta montando un’ondata di legittima indignazione contro gli autori del bestiale omicidio commesso nei giorni scorsi contro la giovane Desirèe, una ragazza vittima di svariati disagi, con una famiglia sfasciata, un padre condannato dalla giustizia penale nel 2012 per essere stato uno dei capi dello spaccio di droga a Cisterna di Latina, separato e colpito dal divieto di avvicinarsi all’ex moglie, una madre incapace, insieme ai nonni di gestire questa figlia insoddisfatta e infelice, al punto di interessare lo stesso padre spingendolo ad intervenire. Intervento che l’uomo non si è fatto pregare di effettuare, tanto che è intervenuto direttamente presso gli spacciatori locali e la stessa figlia che, colpita da uno schiaffo, lo denuncia per aggressione, spingendo un giudice ad imporre all’uomo gli arresti domiciliari.

Anche dai domiciliari l’uomo interviene, facendo spargere la voce che c’è l’assoluto divieto di cedere dosi di droga alla ragazza, cosa che, probabilmente, spinge la giovane, forse imbeccata da un’amica, a cercare a Roma, nel famigerato capannone di San Lorenzo, la droga che agognava.

E qui si compie la tragedia.

La ragazza frequenta per quasi due settimane il capannone dove trova pusher disposti a cederle le dosi, forse anche in cambio di prestazioni sessuali, stando a quanto dicono giornali e pensano gli inquirenti.

Fino alla tragica notte tra giovedì e venerdì: Desirèe avvisa la nonna che dormirà da un’amica, in realtà entra ed esce dallo stabile occupato da pusher, tossicodipendenti ed irregolari diverse volte durante la giornata, finchè entra un’ultima volta, sembra insieme ad un’amica o una conoscente, e non esce più. La drogano pesantemente, la stuprano ripetutamente e, alla fine, la lasciano morire per un collasso dovuto ad overdose di droga e tranquillanti. L’amica non dice nulla, forse patteggia il silenzio in cambio di qualche dose, la ragazza è abbandonata, nuda, su una brandina lurida, qualcuno la copre fino alla testa con una coperta, l’amica si impietosisce e la riveste ma per Desirèe è troppo tardi.

Una chiamata anonima provoca l’intervento sul posto di un’ambulanza ma i paramedici non riescono ad accedere allo stabile e chiedono l’intervento dei vigili del fuoco ed è solo dopo l’arrivo di questi che si riesce ad entrare nel capannone del degrado e del disagio e si rinviene il corpo ormai senza vita della ragazza.

Ora sono stati identificati i responsabili, due senegalesi ed un nigeriano irregolari e con precedenti, sono stati arrestati e si sta dando la caccia ad un quarto uomo. Secondo fonti di stampa sarebbero almeno altre 6 o 7 le persone che verranno iscritte nel registro degli indagati, con vari gradi di reponsabilità e favoreggiamento.

Fin qui la cronaca.

Ora, quando è troppo tardi, il comune di Roma intende costituirsi parte civile. Ma quale parte civile? Sono anni che la situazione di questo ed altri capannoni abbandonati viene tollerata in nome di uno strano senso dell’accoglienza, secondo il quale è giusto tollerare zone ed aree dove la legge non esiste, dove irregolari e sbandati vivono oltre i limiti accettabili in una società civile, dove i pushers trovano terreno fertile e spacciano incontrastati, certi che nessuno li disturberà.

Ma quale parte civile? Cosa vuole togliere a quelle bestie, ridotte ad uno stato di subumanità anche dall’ignavia di questa e delle precedenti amministrazioni comunali, tolleranti fino al masochismo e non solo a San Lorenzo, sono molteplici le aree di disagio a Roma, perfino interi quartieri, come a San Basilio, dove si tollera praticamente di tutto, dove la gente per bene ha paura ad uscire di casa anche solo per portare a passeggio il proprio cane e dove le forze dell’ordine latitano, e non per loro responsabilità.

E c’è chi fa la marce, partecipa alle fiaccolate, sempre troppo tardi. Andiamo a commemorare una giovane che avrà anche avuto le sue colpe, che “se l’è andata a cercare” come scrivono alcuni sui social ma che, probabilmente, pur nel suo impeto autodistruttivo, non avrebbe mai pensato di finire in quel modo la sua vita.

E ora inizia il balletto ipocrita della politica: la sindaca vuole costituirsi parte civile, la stessa sindaca che nulla ha fatto in oltre due anni per risolvere questa e altre situazioni ben note, e le opposizioni si stracciano le vesti, quelle stesse opposizioni che hanno lasciato per anni crescere e peggiorare queste situazioni mentre governavano la città. Gli italiani hanno la memoria corta ma sarà difficile per tutti non ricordare che fino a due anni fa Roma è stata governata sia dal centro destra che dal centro sinistra, le cui giunte per anni hanno chiuso gli occhi mentre San Lorenzo diventava il regno degli spacciatori e i vecchi capannoni abbandonati diventavano territori senza legge, regno di quelle bestie che oggi hanno ucciso Desirèe dopo averla ripetutamente stuprata mentre era incosciente per l’enorme quantità di droghe e tranquillanti che le avevano somministrato.

La sindaca e il ministro dell’interno, al di là dei proclami ipocriti, si muovano ed in fretta, provvedano a sgombrare questo e gli altri capannoni abbandonati; si provveda al rimpatrio di chi è stato colpito da provvedimenti di espulsione o che non è in possesso dei requisiti per il permesso di soggiorno, si reprima con forza il fenomeno dello spaccio di droga, si sistemino negli appositi centri di accoglienza coloro che hanno i requisiti. Insomma, non bastano più i proclami del senno di poi, fatti giusto per calmare l’opinionie pubblica nell’attesa che le acque si calmino per poi non cambiare nulla.

Anche perchè, al di là del tifo da stadio dei sostenitori delle opposte fazioni politiche, c’è una forte parte di opinone pubblica esasperata e sui social comincia a serpreggiare la tentazione di farsi giustizia da soli, un caso in cui si sa che, poi, ci vanno di mezzo tutti, colpevoli ed innocenti, soprattutto finisce per uscirne sconfitta la giustizia e con lei la legge e l’ordine sociale.

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

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