Tuesday, 20 Nov 2018

Una base lunare sarebbe meglio del Lunar gateway?

Il nuovo impegno della NASA per il ritorno dell’uomo sulla Luna sembra avere riacceso speranze e vecchi entusiasmi e sono in molti oggi a pensare che l‘agenzia spaziale americana dovrebbe puntare con più decisione verso quello che quasi tutti considerano uno step, necessario ma solo una tappa, verso l’approdo su Marte.

Un interessante articolo di Robert Zubrin, fondatore della Mars Society, la dice lunga sul sentimento che alberga nella mente e nei cuori di chi vede nella nuova politica spaziale di Trump la tanto agognata ripresa della corsa allo spazio, dopo decenni di stagnazione.

Nell’articolo apparso nell’edizione del 31 ottobre della rivista “The New Atlantis“, il fondatore della Mars Society, che ha a lungo cercato di spingere l’umanità verso le missioni sul Pianeta Rosso, spiega la sua idea per tornare sulla Luna più velocemente e più a buon mercato rispetto alle spese della NASA. Secondo lui, l’estrazione di minerali dalla superficie lunare potrebbe dare il via ad un’economia spaziale che fungerebbe da volano per tutto il resto.

Il piano Moon Direct, esposto da  Zubrin propone di inviare gli astronauti direttamente sulla Luna, piuttosto che spendere tempo e risorse per realizzare il Lunar Orbital Platform-Gateway progettato dalla NASA, la stazione spaziale posizionata in orbita cislunare che dovrebbe fungere da avamposto per le missioni con equipaggio sulla luna, su Marte e nello spazio profondo.

Zubrin sostiene che il Gateway non sia necessario e suggerisce, piuttosto, di costruire una base lunare. Secondo lui, in questo modo si ridurrebbero notevolmente i costi associati ai continui lanci verso il gateway e quelli associati alla sua costruzione e mantenimento.

Se vogliamo esplorare la luna e prepararci ad andare oltre, non abbiamo bisogno di una stazione spaziale nell’orbita lunare – ma potremmo usare una base sulla luna stessa“, scrive Zubrin.

La scoperta di acqua ghiacciata sulla superficie lunare rende un po’ più realizzabile l’idea di una base lunare. L’estrazione di questa risorsa naturale permetterebbe di produrre propellente a base di idrogeno e ossigeno per alimentare i viaggi di ritorno verso la Terra, scrive Zubrin. Inoltre, potrebbe alimentare veicoli leggeri per le escursioni lunari (LEV) per esplorazioni a lungo raggio della superficie allo scopo di individuare ulteriori risorse minerarie.

Avremmo a disposizione a basso costo un potente propellente che è stato per decenni un pilastro dei voli spaziali, usato dal Saturn V e dallo space shuttle. Estrarre quest’acqua e elettrolizzarla in idrogeno e ossigeno permetterebbe ai veicoli di fare rifornimento sulla luna, il che fornirebbe non solo il ritorno dalla luna, ma anche il viaggio da un luogo all’altro sulla luna, riducendo così drasticamente la durata e il costo di un programma di esplorazione lunare prolungato.”

In particolare, Zubrin raccomanda di costruire la base lunare vicino ai poli lunari, cioè nelle zone in l’acqua è stata scoperta nei crateri in ombra. Queste aree ricevono anche la maggior parte della luce solare, il che significa che c’è un maggiore potenziale per sfruttare l’energia prodotta da pannelli fotovoltaici.

L’invio di astronauti direttamente sulla Luna ridurrà anche i problemi di manutenzione di una stazione spaziale nell’orbita lunare e ridurrà i rischi per gli astronauti.

Per la stessa ragione per cui sulla Terra vediamo sempre lo stesso lato della luna, visto dalla superficie della luna, la Terra è sempre nello stesso punto nel cielo – quindi la finestra per il ritorno è sempre aperta“.

Inoltre, poiché la luna si trova in gran parte al di là della protezione del campo magnetico terrestre, gli astronauti di stanza nell’orbita lunare riceverebbero dosi non necessarie di radiazioni cosmiche, violando il principio che le dosi di radiazioni dovrebbero essere mantenute al livello più basso ragionevolmente ottenibile“, ha spiegato Zubrin. “Al contrario, ci sono enormi quantità di materiale adatto per la schermatura prontamente disponibili sulla luna, senza considerare l’eventualità di realizzare la base in qualche grotta, al riparo dalle radiazioni

Zubrin suggerisce, quindi, di utilizzare una navetta come shuttle per trasportare gli astronauti da e verso la luna. la navetta lascerebbe la Luna per incontrarsi con veicoli spaziali in orbita terrestre bassa, come la Stazione Spaziale Internazionale. L’equipaggio della navetta si trasferirebbe sulla stazione dove riceverebbe il cambio da un nuovo equipaggio che, rifornita la navetta, ripartirebbe sulla Luna mentre l’equipaggio di ritorno scenderebbe sulla Terra.

Il piano Moon Direct dovrebbe svolgersi in tre fasi distinte. Il primo passo richiederebbe una missione automatica che trasporti sulla Luna i materiali e le attrezzature necessarie per costruire la base lunare. Successivamente, gli equipaggi raggiungerebbero la Luna per assemblare la base e iniziare a produrre il propellente idrogeno-ossigeno. La fase finale, a lungo termine, comporterebbe ricorrenti missioni scientifiche e di esplorazione.

Secondo Zubrin, uno dei principali vantaggi del suo piano Moon Direct è che utilizzerebbe sistemi che sono già disponibili o potrebbero essere prontamente adattati dalle tecnologie esistenti.

La luna stessa, non l’orbita lunare, è dove possiamo fare le cose, è il potenziale sito per l’ingegno umano e la realizzazione, il luogo in cui le risorse e le scoperte attendono. Moon Direct darebbe alla NASA, per la prima volta da decenni, un programma spaziale umano con uno scopo chiaro: non solo fornirebbe preziosa esperienza e sviluppi per un’eventuale missione su Marte, ma darebbe anche una spinta necessaria all’opinione pubblica per ritrovare la fiducia nel fatto che l’America possa essere ancora e restare una nazione di pionieri“.

Una copia digitale dell’articolo “Full Moon Direct” di Zubrin è disponibile online .

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