Tuesday, 20 Nov 2018

Bufala: nuovi monumenti lunari

di Oliver Melis

Torniamo ad occuparci della Luna, per ribadire che nonostante le solite voci riportate su siti acchiappa click non esistono strutture ed edifici alieni sul suolo del nostro satellite, se non quelle poche sonde o attrezzature lasciate nel corso degli ultimi decenni da missioni spaziali “umane”.

Un sito in particolare, rifacendosi a notizie pubblicate su siti stranieri parla di ex-funzionari della NASA che confessano di possedere le prove che le missioni Apollo avevano l’incarico di studiare edifici fotografati dalle sonde robot della NASA. Nessuno conosce l’identità di questi misteriosi ex-funzionari che si occuparono di questi presunti manufatti strizzando l’occhio a possibili presenze aliene nel passato e nel presente, ovvio che si faccia leva sulla curiosità inondando il web di pessima informazione.

Queste fantomatiche strutture hanno attirato l’attenzione di Juan José Benitez che ha affermato: “Sono opera di una civiltà non-umana”. Juan José Benitez è un giornalista investigativo spagnolo molto attivo nel campo UFO.

Nell’articolo si tira in ballo niente meno che la Society for Planetary SETI Research (SPSR) che avrebbe pubblicato un rapporto in cui affermerebbe che: “le strutture misteriose che si trovano sul lato oscuro della Luna potrebbero essere state costruite da razze aliene, quindi non sono di origine umana”. Peccato che se cerchiamo un qualche documento o ricerca finiamo sempre sui soliti siti sensazionalistici…

Benitez fa delle accuse chiare: secondo lui, poco dopo l’atterraggio del modulo “Eagle” sulla superficie della luna nel luglio 1969, a Neil Armstrong è stata registrata una frequenza cardiaca accelerata a 160 battiti al minuto. Per la NASA, il cuore dell’astronauta era accelerato a causa della sua attività che in quel momento lo vedeva raccogliere campioni lunari. Tuttavia, dopo quattro decenni del primo sbarco sulla luna, un’altra versione mette in discussione le dichiarazioni della NASA sulle vere emozioni provate dagli astronauti stessi. Quali?

Secondo Benitez, non è stato il peso insignificante delle rocce ad aver eccitato il cuore di Armstrong, ma la vista di alcuni edifici.
Si tratta di affermazioni costruite sul nulla: chi sono i misteriosi ex-funzionari? Nessuno lo sa, nemmeno il signor Benitez forse.

Le missioni Apollo quindi, secondo questa fantasiosa e forzata ricostruzione servivano per documentare quanto scoperto dalle sonde artificiali, edifici e quant’altro. Non vi ricorda qualcosa? Si, anche in molti film di fantascienza si fanno discorsi del genere, ma sono film di fantascienza appunto. I soliti solerti funzionari si impegnano con altre decine di migliaia di persone a mantenere uno scottante segreto che poi alcuni di loro vanno a raccontare al primo ufologo che passa.

I nostri astronauti hanno trovato rovine di città lunari, piramidi trasparenti, cupole e Dio sa che cos’altro,” ha detto l’ex consulente scientifico dell’ Apollo 11, Richard Hoagland. Ma noi sappiamo chi è Hoagland: un giornalista scientifico che, negli anni 70, annunciò di aver scoperto i resti di un’antica civiltà su Marte, scrisse dei libri sull’argomento, ma la NASA smenti tutte le sue “scoperte.

Ma Hoagland e Benitez non sono soli, un altro ricercatore avrebbe effettuato una nuova scoperta. Mark Sawalha, impegnato nella ricerca di Alieni e UFO sulla Luna e nello spazio, di recente ha notato un oggetto sulla superficie lunare che, secondo lui, sarebbe chiaramente di natura artificiale. Il ricercatore mentre era intento a studiare le immagini del Lunar Reconnaissance Orbiter registrate sulla Luna ha notato qualcosa di strano nella zona di Eudoxus Crater.

Una struttura piramidale sconosciuta e non un artefatto. Mark Sawalha, nelle sue precedenti ricerche, sempre sulle foto dell’LRO e di altre sonde, avrebbe scoperto anche altre stranezze che secondo lui sarebbero di origine aliena: un astronave, dei cubi e altre strutture costruite sulla Luna e persino degli edifici su Venere. I risultati dello studio di Mark Sawalha sono stati postati su YouTube, non su una rivista scientifica però.

Continuiamo a chiederci perché la NASA permetta tutto questo, lasciare che qualcuno scopra “la verità” studiando le sue foto.

Share
Potresti trovare interessanti
Share
Share
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: