Tuesday, 20 Nov 2018

La durata della vita non è stabilita solo dai geni: c’è un fattore sorprendente al quale nessuno aveva mai pensato

Si è sempre pensato che l’albero genealogico racchiudesse il segreto della lunga vita. Dagli ultimi studi, però, emerge una realtà leggermente diversa: ci sarebbe la possibilità che le stime precedenti sull’ereditarietà della longevità debbano essere riviste. Sebbene i nostri fattori genetici rivestano un ruolo importante nella questione longevità, questa incidenza non è così rilevante quanto abbiamo pensato finora.

Un’analisi sulla genealogia di oltre 400 milioni di persone ha rivelato che l’influenza della genetica sulla durata della vita è ben al di sotto rispetto a quanto stimato in precedenza.

Lo studio è stato sviluppato dalla società Calico Life Science, una compagnia di ricerca e sviluppo americana, la cui missione è comprendere la biologia dell’invecchiamento. In collaborazione con l’organizzazione di raccolta di fonti genealogiche online Ancestry.com, lo studio è stato pubblicato sulla rivista americana Genetics.

La ricerca fa pensare che ci sia anche qualcos’altro in gioco, qualcosa di più che un semplice fattore ereditario o la condivisione delle stesse condizioni ambientali.

Quel qualcosa è la scelta del partner.

Scegliendo partners che presentano tratti e atteggiamenti simili ai nostri, trasmettiamo fattori culturali e genetici che concorrono alla durata della vita, un po’ come trasmettiamo il benessere o lo status socioeconomico alla generazione futura.

Potremmo potenzialmente imparare molte cose sulla biologia e sull’invecchiamento dalla genetica umana, ma se l’ereditarietà della durata della vita umana è bassa, questo fattore abbassa anche le nostre aspettative sulle cose da imparare e quanto questo possa essere faciledichiara  l’autore principale della ricerca Graham Ruby – che studia il processo d’invecchiamento dell’uomo presso la società Calico Life Science – aggiungendo che la conoscenza di questi fattori “Aiuterebbe a contestualizzare le domande che gli studiosi dell’invecchiamento possono effettivamente porsi”.

Durante lo svolgimento della ricerca, una volta compreso in che modo si trasmettono certi tratti, gli scienziati hanno usato un strumento di misurazione chiamato ereditarietà. Si stima così il grado di variazione in un certo tratto – ad esempio quello della durata della vita – comparando gli effetti delle differenze genetiche, rispetto alle differenze non genetiche quali lo stile di vita, fattori socioculturali e incidenti.

Ricordiamo che gli studi precedenti hanno collocato l’ereditarietà della lunghezza della vita umana attorno al 15-30%.

La fonte genealogica online Ancestry.com , guidata dal direttore scientifico Catherine Ball  utilizza dati genealogici che vengono reperiti sulla rete globale, grazie ai quali la nuova ricerca suggerisce che questa stima è fin troppo alta.

La collaborazione con Ancestry permette a questa nuova analisi di raggiungere una conoscenza più approfondita usando un maggior numero di dati rispetto a qualsiasi altro studio precedente sulla longevità” afferma Ball.

Vagliando quei dati, le ricerche hanno selezionato una serie di famiglie (alberi genealogici in gran parte di americani di discendenze europee) che comprendono più di 400 milioni di persone nate tra il 19° e 20° secolo – ognuna delle quali connesse l’un l’altra da una parentela genitore-figlio o coniuge-coniuge.

Sviluppando un modello ed elaborando i dati, anche con un approccio statistico matematico, i ricercatori hanno notato qualcosa di insolito che non era mai stato rilevato in tutti gli altri studi precedenti.

Sembrava che la durata della vita dei coniugi fosse stranamente similare, più di quella dei fratelli di sesso opposto che di fatto condividevano molti più geni.

Questa correlazione tra coniugi potrebbe essere dovuta a fattori non genetici come la condivisione dello stesso ambiente, ma nei dati era presente una traccia che faceva intuire che ancora qualcosa doveva essere portato alla luce.

Di fatto non essendoci background genetico (non essendo parenti di sangue) né background familiare condiviso, è stato scoperto che anche cognati e cugini acquisiti avevano una durata della vita simile.

Molto più che genetica e nuclei familiari comuni, i dati rivelano che c’è un terzo fattore in gioco, chiamato accoppiamento assortativo, il fenomeno per il quale si tende a scegliere un partner che presenti dei tratti comuni. La tendenza generale a scegliere un partner non casuale rispetto al genotipo, si basa non solo sull’aspetto fisico ma anche sui valori e sui principi comuni.

Significa che quei fattori che sono importanti per una lunga vita tendono ad essere molto simili nelle coppie” dice Ruby. E uno di questi fattori è quanto a lungo essi vivono.

Naturalmente non si può intuire consciamente la longevità di un potenziale compagno, una sorta di senso che permette di individuare o indovinare quanto a lungo vivrà il partner. Per questo motivo la scelta del partner deve avvenire in base a caratteristiche simili, non solo genetiche ma anche socioculturali, in stretta correlazione con la longevità.

Ad esempio, se la ricchezza e il benessere conducono ad una vita più lunga, e le persone tendono a sposare coloro che sono altrettanto benestanti, questo condurrà a durate della vita simili tra famiglie con lo reddito.

Questo potrebbe accadere anche per altre caratteristiche determinate dalla genetica. Allora se le persone alte preferiscono coniugi altrettanto alti, e l’altezza determina quanto a lungo vivranno, si ripete lo stesso schema.

Tenendo conto dell’accoppiamento assortativo, i ricercatori hanno scoperto che, per quanto riguarda la longevità, il fattore ereditario non incide più del 7% , se non addirittura meno.

In conclusione, a svelarci quanto a lungo vivremo non sono i nostri geni come magari avremmo sperato, che è probabile pesino meno di quanto pensassimo, ma potrebbero entrare in gioco molti altri fattori, non necessariamente limitati all’ambiente in cui si vive e allo stile di vita.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Genetics.

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