Thursday, 13 Dec 2018

Colonizzare Marte significa contaminarlo, forse a discapito della possibile vita locale

Potrebbero mancare solo una manciata di anni allo sbarco dell’uomo in carne ed ossa su Marte, esistono ancora una serie di difficoltà tecniche e logistiche ma si prevede che entro una ventina d’anni, al massimo, saremo in grado di inviare una missione con astronauti su Marte e allora, anche per via del tempo necessario da aspettare per effettuare il viaggio di ritorno, la costituzione di una colonia permanentemente abitata sarà solo una questione di tempo

Evidentemente, dovendo gli astronauti permanere per quasi due anni su Marte prima di prendere la via del ritorno a casa, la realizzazione di strutture atte ad ospitare esseri umani per periodi prolungati sarà inevitabile e non è neanche pensabile che alla prima missione esplorativa non ne segua una seconda e così via.

Gli uomini saranno sempre più affamati di spazio vitale e delle risorse che un pianeta nuovo potrebbe offrire in abbondanza.

Non sappiamo se Marte sia sterile o ospiti la vita: i lander ed i rover che si sono succeduti nell’esplorazione del pianeta rosso hanno inviato dati che ci hanno detto che il nostro vicino cosmico, un tempo, ha sicuramente offerto condizioni adatte ad ospitare la vita, con abbondante acqua liquida sulla sua superficie, un’atmosfera abbastanza densa ed un campo magnetico adeguato a proteggerlo dalla furia dei flares e del vento solare.

Forse, un tempo, Marte ospitò la vita e forse, a livello microscopico, la ospita ancora oggi, probabilmente nelle profondità del pianeta dove sembra vi sia ancora acqua liquida e abbastanza riparo dalle radiazioni cosmiche che bombardano la superficie del pianeta ora che il campo magnetico è quasi scomparso e l’atmosfera è notevolmente rarefatta.

Dal nostro punto di vista, se Marte oggi fosse sterile potremmo evitarci un dilemma morale o etico su questo fronte. Ma se su Marte esistesse la vita, gli esploratori umani potrebbero, involontariamente, provocarne l’estinzione, contaminando l’ambiente con i nostri batteri e inquinandolo con i nostri rifiuti.

Insomma, cosa dovremmo sapere prima di andare su Marte?

La vita, per quanto ne sappiamo, ha alcuni requisiti di base. Potrebbe esistere in qualsiasi parte dell’universo purché vi sia acqua liquida, una fonte di calore ed energia e quantità copiose di alcuni elementi essenziali, come carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto e potassio.

Marte possiede questi requisiti, come almeno altri due posti nel nostro sistema solare. Sia Europa, una delle grandi lune di Giove, che Encelado, una delle grandi lune di Saturno, sembrano possedere, a loro volta, questi prerequisiti per ospitare la biologia nativa.

Sotto i loro spessi strati di ghiaccio superficiale, sia Europa che Encelado sembrano possedere vasti oceani d’acqua dove la vita potrebbe essersi sviluppata.

Dall’inizio dell’era spaziale, gli scienziati hanno preso sul serio il rischio della contaminazione biologica di altri mondi. Già nel 1959, la NASA tenne riunioni per discutere la necessità di sterilizzare i veicoli spaziali destinati ad essere inviati su altri mondi. Da allora, tutte le missioni di esplorazione planetaria hanno aderito a standard di sterilizzazione atti a ridurre al minimo il rischio di trasportarvi virus e batteri terrestri. Oggi esistono protocolli NASA per la protezione di tutti i corpi del sistema solare, incluso Marte.

Dal momento che evitare la contaminazione biologica di Europa ed Encelado è un requisito estremamente ben compreso e prioritario di tutte le missioni negli ambienti di Giove e di Saturno, le loro lune rimangono incontaminate. La missione Galileo della NASA esplorò Giove e le sue lune dal 1995 al 2003. Data l’orbita di Galileo, esisteva la possibilità che la nave spaziale, una volta esaurito il propellente del razzo e soggetta ai gravitazionali di Giove e delle sue molte lune, potesse un giorno schiantarsi e quindi contaminare Europa.

Tale collisione avrebbe potuto non verificarsi per molti milioni di anni, tuttavia, sebbene il rischio fosse piccolo, era anche reale. La NASA ha prestato molta attenzione alle linee guida del Comitato per l’esplorazione planetaria e lunare delle National Academies, che ha rilevato gravi obiezioni circa l’eventuale dismissione accidentale del veicolo spaziale Galileo su Europa.

Per eliminare completamente tale rischio, il 21 settembre 2003, la NASA ha utilizzato le ultime gocce di carburante sulla nave spaziale per farla tuffare nell’atmosfera di Giove. A una velocità di 30 miglia al secondo, Galileo si è vaporizzato in pochi secondi .

Quattordici anni dopo, la NASA ha ripetuto la stessa identica operazione con la sonda Cassini che, esaurita la sua missione, fu fatta disintegrare nell’atmosfera di Saturno per evitare il rischio che potesse un giorno schiantarsi contro Encelado.

Marte è attualmente oggetto di sette missioni attive, tra cui due rover, Opportunity e Curiosity. Inoltre, il 26 novembre vi atterrerà anche il lander della missione InSight che effettuerà misurazioni della struttura interna di Marte. Successivamente, con i lanci previsti per il 2020, sia il rover ExoMars dell’ESA che il rover Mars 2020 della NASA sono progettati per cercare prove di vita su Marte.

La buona notizia è che i rover robotici pongono un basso rischio di contaminazione, dal momento che tutti i veicoli spaziali progettati per atterrare su Marte sono soggetti a rigorose procedure di sterilizzazione prima del lancio.

Qualsiasi biota terrestre che riesca a fare l’autostop su quei rover molto difficilmente riuscirebbe a sopravvivere al viaggio tra la Terra e Marte, esposto al vuoto dello spazio e all’esposizione a raggi X, raggi ultravioletti e raggi cosmici. Dato che l’esplorazione di Marte è stata finora limitata a veicoli senza equipaggio, il pianeta probabilmente rimane libero dalla contaminazione terrestre anche se permane un rischio minimo che qualche batterio particolarmente resistente sia riuscito a sopravvivere ai rigori dello spazio e dell’ambiente marziano.

Quando manderemo astronauti su Marte, questi viaggeranno con sistemi di supporto vitale e di approvvigionamento energetico, habitat, stampanti 3D, riserve di cibo e strumenti. Nessuno di questi materiali può essere sterilizzato efficacemente come i veicoli spaziali robotici. I coloni umani produrranno rifiuti, cercheranno di coltivare cibo e useranno macchinari per estrarre l’acqua e CO2 dal terreno e dall’atmosfera. Semplicemente vivendo su Marte, i coloni umani contamineranno Marte.

Contaminare Marte non è una conseguenza imprevista. Un quarto di secolo fa, un rapporto del Consiglio nazionale delle ricerche intitolato “Contaminazione biologica di Marte: questioni e raccomandazioni” affermava che le missioni che porteranno esseri umani su Marte inevitabilmente lo contamineranno.

C’è da ricordare anche che il rischio contaminazione potrebbe essere reciproco. E se l’eventuale microbioma marziano dovesse rivelarsi una minaccia per gli esseri umani? Il problema di riportare la vita di Marte sulla Terra ha serie implicazioni sociali, legali e internazionali che meritano una discussione prima che sia troppo tardi. Quali rischi potrebbe rappresentare la vita marziana per il nostro ambiente o per la nostra salute? E abbiamo il diritto di rischiare la contaminazione senza sapere con certezza se eventuali forme di vita marziana potrebbero attaccare la molecola del DNA e mettere così a rischio tutta la vita sulla Terra?

Intanto ricordiamoci che sono attualmente in corso due missioni spaziali verso asteroidi (Hayabusa2 sull’asteroide Ryugu e Osirix Rex verso Bennu) che riporteranno sulla Terra campioni della superficie di questi corpi celesti e che le missioni verso Marte in partenza nel 2020 dovrebbero raccogliere campioni che una missione successiva riporterà sulla Terra.

Puntualizzato questo, dobbiamo essere consapevoli che la NASA e gli Emirati Arabi Uniti hanno già in cantiere progetti per portare uomini su Marte, gli UAE addirittura parlano esplicitamente di fondare una colonia sul pianeta rosso entro il 2117. Vi sono, inoltre, diversi soggetti privati, SpaceXMars OneBlue Origin, che con tempistiche più o meno a breve – medio termine, hanno già in programma di trasportare coloni per costruire città su Marte. E queste missioni, indubbiamente, contamineranno il pianeta.

Colonizzare Marte significa contaminare Marte e non sapere mai per certo se avesse avuto la sua vita nativa

Marte sarà contaminato dalla vita terrestre. Credit: Pat Rawlings, SAIC / NASA

Alcuni ricercatori ritengono di aver scoperto prove della vita su Marte, sia nel passato che nel presente. Se c’è vita su Marte, allora Marte, almeno per ora, appartiene ai marziani. Marte è il loro pianeta e la vita di Marte sarebbe minacciata dalla presenza umana.

Sappiamo che si parla di regioni off limits dove non potranno avvenire atterraggi e tanto meno l’impianto di colonie o basi permanenti ma basterà a preservare il bioma marziano?

Siamo sicuri che l’umanità ha il diritto di colonizzare Marte semplicemente perché saremo presto in grado di farlo e perché eventuali forme di vita marziana non sembrano in grado di impedircelo? 

Abbiamo la tecnologia per utilizzare i robot per determinare se Marte è abitato. 

L’etica richiede che usiamo questi strumenti per rispondere in modo definitivo alla domanda sulla presenza di vita su Marte.

Dall’altra parte non possiamo dimenticarci l’avviso del grande scienziato Stephen Hawking secondo il quale saremo sempre gravemente a rischio estinzione finché non diventeremo una specie interplanetaria e non daremo all’umanità una seconda culla. Sappiamo di essere a rischio per un asteroide, un grande flare, l’esplosione di una nova, una guerra atomica, il riscaldamento globale e molte altre possibilità, non ultime la sovrappopolazione e l’esaurimento delle risorse: davvero vogliamo rischiare l’estinzione per salvaguardare qualche microbo marziano che potrebbe avere ormai perso ogni potenziale evolutivo?

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