Thursday, 13 Dec 2018

Archeologia spaziale: perché dovremmo metterci a cercare detriti di antiche civiltà aliene

Eventuali civiltà aliene, seppure estinte, potrebbero avere lasciato dietro di sé artefatto e reliquie che noi potremmo, un giorno, essere in grado di rilevare.

Lo sviluppo di nuove tecnologie è spesso legato alla conoscenza già acquisita, portando ad un avanzamento tecnologico esponenziale nel tempo. Se quanto espresso nella frase precedente è vero, una civiltà che raggiunga un certo livello di maturità tecnologica, svilupperà inevitabilmente strumenti che possono portarla alla distruzione, ad esempio attraverso il cambiamento climatico o l’utilizzo di armi nucleari, biologiche o chimiche. Un tale esito è giustificato dall’ipotesi del Grande Filtro, in base alla quale esiste un punto limite oltre il quale poche o nessuna delle possibili civiltà riescono ad andare. Se, quindi, le civiltà tendessero inevitabilmente all’autodistruzione, come prevede l’ipotesi del Grande Filtro, ciò potrebbe dare una spiegazione al paradosso di Fermi, che si domanda “dove sono tutti?” davanti all’enorme quantità di stelle che ospitano pianeti potenzialmente in grado di ospitare la vita. Tutto questo dovrebbe implicare che le reliquie di civiltà morte, antiche e recenti, dovrebbero essere abbondanti nello spazio.

Quando avremo i mezzi per studiare i mondi potenzialmente abitabili attorno ad altre stelle, potremmo scoprire che esistono pianeti con superfici bruciate, mega-strutture abbandonate o atmosfere planetarie ricche di gas velenosi e nessun segno di vita. Ancora più intrigante è la possibilità che il nostro sistema solare potrebbe essere ogni tanto attraversato da cimeli tecnologici senza funzionalità rilevabili, come pezzi di equipaggiamento che hanno perso potenza nel corso dei milioni di anni di viaggio e si sono trasformati in spazzatura spaziale, un po’ come succederà alle nostre sonde Pioneer e Voyager che continueranno ad allontanarsi dal Sole anche quando avranno esaurito completamente l’energia e un giorno, tra milioni di anni, attraverseranno lontani sistemi stellari, forse con pianeti abitabili sui quali potrebbe essersi sviluppata una civiltà paragonabile alla nostra che si faranno domande su di noi.

La quantità di resti di unità tecnologiche presenti nello spazio interstellare dipende da quante civiltà tecnologiche si sono sviluppate nella galassia e se siano durate fino alla fase dell’esplorazione spaziale. Sulla base dei dati rilevati da Kepler, sappiamo che, mediamente, un sistema stellare su quattro ospita almeno un pianeta abitabile su scala terrestre. Anche solo se una piccola parte di tutti i mondi abitabili avessero sviluppato una civiltà tecnologica come la nostra, o addirittura superiore, durante la vita delle loro stelle, ci potrebbero essere moltissimi resti di queste civiltà che vagano nella Via Lattea e moltissimi mondi pieni di rovine sulla loro superficie, per non parlare di ciò che è rimasto nelle loro atmosfere dopo l’estinzione, tra sostanze tossiche e radiazioni.

Questa opportunità indica che esistono i presupposti per la nascita di una futura nuova scienzal’archeologia spaziale, cioè lo studio delle reliquie di civiltà estinte che sono esistite su altri mondi. Invece di usare le pale per scavare nel terreno, questa nuova frontiera sarà esplorata usando telescopi per individuare le reliquie nello spazio e sonde per catturarle e studiarle.

Una persona ragionevole potrebbe pensare che questo orizzonte di ricerca sia molto lontano nel futuro, eppure potremmo già avere individuato la prima reliquia di una civiltà lontana nello spazio e nel tempo.

Lo scorso anno il telescopio Pan STARRS ha identificato  il primo oggetto di provenienza interstellare mai visto attraversare il sistema solare, ‘Oumuamua. L’abbondanza di asteroidi interstellari del tipo di Oumuamua era stata stimata molto piccola e questo ha reso la sua comparsa una sorpresa completa.

Inoltre, Oumuamua ha caratteristiche che lo rendono diverso sia dagli asteroidi che dalle comete del sistema solare, rendendolo unico nella nostra esperienza. La cosa più intrigante di Oumuamua è stata la deviazione che ha avuto dall’orbita attesa, non giustificata da nulla di osservabile, comportandosi, di fatto, come una enorme vela solare. Le osservazioni hanno escluso che questo oggetto interstellare emetta qualche forma di energia e, anche se non possiamo escludere l’ipotesi di una sua origine aliena, non possiamo neppure confermarla. L’unico dato di fatto incontrovertibile è che questa roccia, se è una roccia, sembra essere molto insolita per molti aspetti.

La scoperta di ‘Oumumua dovrebbe motivarci a continuare a cercare detriti interstellari nel sistema solare. In questo senso, ad esempio, un asteroide che occupa un’orbita indicativa di tale un’origine esterna al sistema solare, BZ509, è stato  recentemente identificato su un’orbita retrograda attorno a Giove.

I sistemi di propulsione attualmente disponibili ci impediscono di raggiungere ‘Oumumua per esaminarlo a causa della sua alta velocità, ma, ancora per qualche decina di anni, esiste la possibilità che, con propulsori di nuova concezione che potrebbero essere inventati in tempi abbastanza brevi, un giorno si potrà lanciare una missione in grado di raggiungerlo. Inoltre, sebbene rappresentino una piccola minoranza di tutti gli asteroidi o comete del sistema solare, potremmo identificare oggetti di origine interstellare presenti nel sistema solare in base alle loro orbite insolite attorno a Giove, e potremmo davvero andare ad osservarli da vicino.

Noi abbiamo riempito lo spazio intorno al nostro pianeta di spazzatura spaziale ed alcune nostre sonde, ormai fuori servizio o quasi, si stanno dirigendo verso lo spazio interstellare o hanno già incominciato ad attraversarlo, proprio come Oumuamua, se fosse un oggetto artificiale. Individuare pezzi di spazzatura spaziale di origine artificiale fornirebbe una risposta affermativa alla vecchia domanda “Siamo soli?” Questo avrebbe un impatto drammatico sulla nostra cultura e aggiungerebbe una nuova prospettiva cosmica al significato dell’attività umana. C’è anche la speranza che individuare una civiltà estintasi a causa di guerre o cambiamenti climatici ci convincerà ad unirci per scongiurare un destino simile. Ancora più notevole sarebbe se l’imaging radar o fotografie ravvicinate di una reliquia interstellare individuata nel sistema solare mostrassero segni di una tecnologia avanzata non ancora alla nostra portata. Non c’è lezione migliore da imparare che osservare i progressi raggiunti da civiltà che hanno continuato a sviluppare tecnologie avanzate fino ad autodistruggersi.

Come in alcuni romanzi di fantascienza, possiamo imparare a migliorarci studiando le esperienze di chi ha fallito prima di noi.

 

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