Thursday, 13 Dec 2018

Individuati altri quattro oggetti che potrebbero avere un’origine esterna al sistema solare

Usando modelli computerizzati dettagliati delle orbite degli oggetti di tipo asteroidale posti tra il Sole e Giove, due ricercatori della Harvard University hanno scoperto che almeno quattro oggetti già noti potrebbero avere origini esterne al nostro sistema solare.

Dopo essere stati intrappolati dalla rete gravitazionale tesa tra Giove ed il Sole, i quattro oggetti di possibile origine interstellare, SP25 del 2011, RR2 2017, SV13 del 2017 e TL6 del 2018, effettuano un percorso che li porta oltre l’orbita di Giove fin quasi dalle parti di Nettuno, per poi avvicinarsi notevolmente alla Terra quando la loro orbita li riporta verso il Sole.

In un documento presentato nelle Notizie mensili della Royal Astronomical Society, Amir Siraj e Abraham Loeb, hanno confrontato le caratteristiche orbitali di questi oggetti ad alta inclinazione con quelle dei Centauri, la popolazione più simile di asteroidi conosciuti.

Pensiamo che potrebbero esserci centinaia di oggetti interstellari delle dimensioni di Oumuamua identificabili tramite orbite di tipo Centauro“, scrivono gli autori. 1I / 2017 U1 Oumuamua, il primo oggetto sicuramente interstellare che abbiamo individuato, è stato scoperto il 19 ottobre 2017 dal telescopio Pan-Starrs dell’Università delle Hawaii. Nello studio gli autori osservano che potrebbero esserci almeno 66 possibili altri oggetti interstellari, in base ai loro calcoli, con un diametro che varia da circa 100 metri a 10 chilometri di dimensione. Tutti questi potenziali interlopers interstellari dovrebbero presto essere rilevabili dall’LSST (Large Synoptic Survey Telescope), il grande telescopio attualmente in costruzione in Cile.

Il sistema Sole – Giove funziona come una rete da pesca che raccoglie oggetti interstellari“, ha spiegato l’astrofisico dell’Università di Harvard Abraham Loeb. ” In qualsiasi momento, ci sono alcune migliaia di oggetti intrappolati all’interno del sistema solare.

Il nostro lavoro,” spiega Loeb, “dimostra che concentrandosi su oggetti che si muovono con un’inclinazione più alta rispetto al piano dell’eclittica del sistema solare e su orbite controrotanti rispetto ai pianeti, possiamo riuscire ad isolare oggetti di origine interstellare.”

Ci sono quattro oggetti che non sappiamo se sono comete, asteroidi o artefatti” ha aggiunto Amir Siraj, studente di astrofisica ad Harvard. “Potremo saperne di più quando questi oggetti ripasseranno in prossimità della Terra, il primo a farlo sarà 2018 TL6 che si avvicinerà abbastanza nei prossimi vent’anni.”

Si tratta di oggetti sospettati di origine interstellare a causa delle loro orbite anomale ma non c’è, finora, nessuna prova che siano artificiali.

Il passaggio a distanza di rilevazione dei quattro oggetti prevede tempi che vanno dai 20 ai 120 anni, quindi passeranno almeno vent’anni prima che si riesca a fotografarne uno. Oumuamua, l’unico oggetto di cui siamo certi dell’origine esterna al sistema solare, la NASA lo ha descritto come un oggetto a forma di sigaro, molto allungato e roccioso, con una tonalità un po ‘rossastra. Su di lui, i dati del telescopio a infrarossi Spitzer della NASA, escludono la tipica attività cometaria, dice Loeb. Secondo l’astrofisico, il limite superiore delle dimensioni di Oumuamua, implica una superficie lucida, almeno dieci volte più riflettente di quella di un tipico asteroide.

Questi risultati sono in disaccordo con le proprietà di comete e asteroidi nel sistema solare sono pienamente coerenti con un’origine artificiale“, ha concluso Loeb.

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