Thursday, 13 Dec 2018

La filettatura fuori dal tempo

di Oliver Melis

Sulla Terra vengono ritrovati manufatti che per alcuni sfidano la logica e che non dovrebbero invece appartenere all’epoca che viene loro calcolata.
Questi misteriosi manufatti, chiamati con l’acronimo di “Ooparts”, sarebbero, per chi ha una visione alternativa del passato del nostro pianeta “fuori posto”, in quanto sarebbero la prova dell’utilizzo di tecnologie simili a quelle odierne ma sviluppate decine di migliaia, se non milioni di anni fa.

Nonostante il proliferare di teorie simili, ad oggi, nessuno ha mai dimostrato che questi oggetti appartengono a una cultura, a una civiltà pre umana o aliena.

Ci occupiamo, in questo breve articolo, del ritrovamento di alcuni Ooparts incastonati all’interno di pietre che hanno destato molto scalpore per la loro rassomiglianza a un prodotto della nostra moderna tecnologia.
Le pietre, secondo i vari siti on line che se ne sono occupati, proverrebbero da una cava vicino al villaggio di Sarakseevo, nel distretto di Serpuchov, in Russia. Vengono spesso definite “pietre straordinarie” per via del fatto che sembrano contenere, incastonati, dei bulloni filettati che sarebbero come pietrificati. Quello che fanno notare i cultori delle antiche civiltà tecnologicamente evolute è che i bulloni pietrificati sarebbero il risultato di un processo di sviluppo tecnologico lungo migliaia se non milioni di anni.

Le notizie, frammentarie e poco documentate, mancano di indicazioni precise, si parla vagamente della presunta antichità dei reperti, si traccia un breve profilo dell’oggetto, definendolo “di piccole dimensioni”, circa un centimetro, paragonandolo a una filettatura o a una bobina apparentemente metallica definendo il tutto “chiaramente anacronistico”.

Questa, almeno secondo noi, è una definizione molto fantasiosa: si cerca di interpretare un oggetto paragonandolo a oggetti simili senza avere dei dati di fatto che possano supportare queste teorie.

Ad occuparsi del reperto è stata una ONG, la Kosmopolisk, fondata dall’ingegnere aerospaziale Vladimir Aleksandrovic Cernobrov, impegnato all’epoca nelle indagini di una presunta caduta di un meteorite. Secondo quanto riportato dai vari siti ufologici e complottisti che hanno pubblicato la notizia, i ricercatori sottoposero i reperti ad analisi presso l’istituto Paleontologico di Mosca coinvolgendo decine di scienziati, dei quali non abbiamo però nessun nominativo e nessun sito riporta gli effettivi risultati delle analisi svolte, infatti gli unici dettagli che abbiamo raccolto parlano della presunta vite posta in una cavità e che una presunta analisi ai raggi X avrebbe rivelato la presenza di fossili attorno alla vite che sarebbero stati identificati come “Crinoidi” appartenenti al Giurassico, un periodo compreso tra 199 e i 145 milioni di anni fa.
La roccia quindi sarebbe antichissima, quindi anche la filettatura lo è. Ma siamo sicuri si tratti di un bullone o di una vite? Innanzitutto, cerchiamo di capire cosa sono i crinoidi.

I crinoidi sono chiamati anche gigli di mare, o garofani di mare, per la loro forma caratteristica. Esclusivamente marini, i crinoidi erano molto abbondanti nei mari preistorici; vivono per lo più attaccati al substrato per mezzo di un lungo peduncolo; attualmente non sono rare sono le forme che, fisse negli stadi giovanili, divengono mobili allo stadio di adulto (per esempio Antedon).
I crinoidi apparvero nel Cambriano (era Paleozoica). Durante il periodo Ordoviciano medio, si differenziarono le sottoclassi Camerata, Inadunata e Flexibilia, che poi scomparvero verso la fine del periodo Triassico (era Mesozoica), quando apparve il gruppo degli Articulata, che raggruppa quasi tutti i rappresentanti post paleozoici e recenti.
Un crinoide, strutturalmente è diviso in tre parti ben distinte, che sono nell’ordine il calice, il peduncolo e le braccia. I tessuti molli sono sostenuti da un endoscheletro composto di carbonato di calcio. Nel processo di fossilizzazione i tessuti molli decompongono lasciando solo il materiale solido che, spesso, somiglia ad oggetti artificiali come gli ingranaggi di una macchina, bulloni o viti filettate.

Questo spiegherebbe perché la “vite” si trova in uno spazio vuoto: una volta erano protetti dalla materia organica dei crinoidi. C’è chi però sostiene ancora che la vite non può essere confusa con fossili di organismi a causa della loro anatomia.

Insomma, il buon senso e la scienza ci dicono che si tratta dei resti di antichi organismi marini ma, i cultori di ipotesi alternative sulla storia della vita nel nostro pianeta non sembrano minimamente intenzionati ad arretrare di un passo, per loro questi strani ritrovamenti sono viti e bulloni…

Peccato non vi sia l’ombra di ruggine intorno ai fossili.

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