Monday, 21 Jan 2019

Cambiamenti climatici: il futuro potrebbe riportarci ad un passato di milioni di anni fa

Un nuovo studio suggerisce che se non faremo nulla per ridurre le emissioni di carbonio, il clima della Terra potrebbe regredire ai livelli di 50 milioni di anni di anni fa nel giro di poche generazioni.

Le conseguenze più immediate potrebbero riportare il clima indietro di circa 3 milioni di anni. Secondo questo studio, entro il 2030, il clima della Terra potrebbe tornare ad assomigliare a quello del Pliocene medio, l’ultimo grande periodo caldo prima di oggi, quando la temperatura globale media di 1,8 gradi Celsius più calda dell’attuale.

Lo stesso studio suggerisce che, di questo passo, nel 2150 il nostro clima potrebbe somigliare a quelo dell’‘Eocene, il èerido di 50 milioni di anni fa durante il quale la Terra era virtualmente priva di ghiaccio, perchè livelli estremamente alti di anidride carbonica mantenevano la temperatura media globale all’incirca 13 gradi più alta dell’attuale.

A quel tempo, i coccodrilli nuotavano nelle foreste paludose del Circolo Polare Artico e le palme prosperavano in Alaska.

Se pensiamo al futuro in termini di passato, dove stiamo andando è un territorio inesplorato per la società umana“, dice l’autore principale dello studio Kevin Burke, paleologo dell’Università del Wisconsin-Madison.

Ci stiamo muovendo verso cambiamenti drammatici che avverranno in un lasso di tempo troppo breve, invertendo una tendenza di raffreddamento planetario che dura da milioni di anni nel giro di pochi secoli“.

La velocità del cambiamento climatico è più veloce di qualsiasi altra cosa il pianeta abbia mai sperimentato prima e l’unico modo di capire cosa succederà è guardare al passato per capire cosa succederà.

Il problema è che molte zone del nostro pianeta diventeranno inabitabili per gli esseri umani e la maggior parte della flora e della fauna che ci vive attualmente.

Il nuovo studio ha cercato di identificare un periodo nel passato con un clima simile a quello verso cui stiamo andando secondo le attuali proiezioni climatiche. Per riuscirci, i ricercatori hanno individuato sei parametri di riferimento del clima da tutta la storia geologica della Terra, partendo dall’inizio dell’Eocene arrivando fino agli inizi del 20° secolo.

Il team ha quindi confrontato questi periodi geologici con due diversi scenari climatici, calcolati utilizzando i migliori dati disponibili del quinto rapporto di valutazione del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC).

Il primo scenario è il caso peggiore possibile, un futuro in cui gli esseri umani non mitigano affatto le emissioni di gas a effetto serra, mentre il secondo scenario prevede che riusciremo a ridurre moderatamente le emissioni.

Usando non meno di tre diversi modelli climatici, i ricercatori hanno testato entrambi questi scenari e li hanno poi confrontati con ciascuno dei periodi geologici individuati. I risultati sono abbastanza chiari e abbiamo due sole opzioni: possiamo non fare nulla e ritrovarci con un clima simile all’Eocene, oppure possiamo provare a ridurre le nostre emissioni e fermare il clima alle condizioni del pliocene.

In entrambi gli scenari e su ciascuno dei modelli, i risultati a breve termine sono pressoché identici. Entro il 2040, il clima terrestre assomiglierà molto al Pliocene medio. A quel punto, non importa cosa faremo ed è molto probabile che i nostri figli e nipoti vivranno in un mondo in cui le temperature aumenteranno, le precipitazioni aumenteranno, le calotte polari si scioglieranno, i poli avranno un clima temperato ed il livello dei mari crescerà di diversi metri.

Durante il Pliocene, il clima era arido e l’Alto Artico ospitava foreste in cui era presente una fauna ricca e variegata. Cosa accadrà alla vita biologica attuale e alla società umana quando il clima ritornerà a quello stato nel giro di pochi secoli?

65 Myr Climate Change 1

(Wikimedia Commons)

I risultati del nuovo studio rivelano che questi rapidi cambiamenti partiranno probabilmente dal centro dei continenti e si allargheranno a spirale verso le coste in cerchi concentrici fino a inghiottire l’intero pianeta. Ciò significa che in alcune aree del mondo, soprattutto le parti che si trovano al centro di tali circoli, le conseguenze climatiche saranno drastiche.

Madison (Wisconsin) si riscalderà più di Seattle (Washington), anche se sono alla stessa latitudine“,  spiega il  coautore dello studio John Jack Williams, un ricercatore che si occupa delle risposte ecologiche ai cambiamenti climatici. Quando leggi che il mondo dovrebbe riscaldarsi di 3 gradi Celsius in questo secolo, significa che, rispetto alla media del mondo, la temperatura a Madison probabilmente aumenterà di almeno 6 gradi.

Inoltre, possiamo prevedere alcuni di questi cambiamenti climatici estremi, ma alcuni senza dubbio ci coglieranno di sorpresa. Nel peggiore dei casi, se il clima tornerà a somigliare a quello del Pliocene medio, la ricerca ha rilevato che quasi il 9% del pianeta vivrà climi “nuovi”. Ciò significa che in alcune aree del mondo, tra cui l’Asia orientale e sud-orientale, l’Australia settentrionale e le Americhe costiere, si dovrà vivere in condizioni climatiche che non hanno precedenti geologici o storici noti.

Le persone muoiono, le proprietà vengono danneggiate, vediamo incendi più frequenti ed intensi e tempeste più potenti che possono essere attribuite ai cambiamenti climatici: c’è più energia nel sistema climatico, che porta a eventi più intensi“.

Per fortuna, la vita ha dimostrato di essere capace di sopravvivere e di superare sfide apparentemente insormontabili. Abbiamo visto accadere grandi cose nella storia della Terra: i grandi cambiamenti climatici hanno permesso a nuove specie di evolversi ed affermarsi, la vita persiste e le specie si adattano e sopravvivono ma, stavolta, tutto avverrà troppo velocemente, vivremo su un pianeta diventato di colpo ostile in cui molte specie andranno perse. Queste sono cose di cui preoccuparsi, quindi questo studio ci aiuterà a capire come possiamo usare la nostra storia e la storia della Terra per capire i cambiamenti oggi e come possiamo adattarci al meglio“.

Questo studio è stato pubblicato in Proceedings of the National Academy of Sciences

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