Il caso dell’acqua anomala o poliacqua

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di Oliver Melis

Nel 1962, Nikolai Fedyakin, un ricercatore russo, sta compiendo alcuni esperimenti sulle proprietà dell’acqua e scopre che facendola evaporare in una camera a vuoto e poi ricondensandola all’interno di capillari di vetro, l’acqua ha un comportamento strano. In particolare, vede che all’interno del capillare si formano due strati di liquidi a prima vista diversi tra loro. Poiché all’interno del capillare poteva esserci solamente acqua, Fedyakin suppone che il secondo liquido sia acqua con una struttura sconosciuta. Quanto scoperto da Nikolai Fedyakin giunge all’orecchio di uno dei più importanti chimici russi dell’epoca, ,, che inizia a eseguire studi su questa nuova sostanza impadronendosi degli studi fatti da Fedyakin.

Deryagin affina la procedura per ottenere la nuova sostanza e utilizza capillari in quarzo, invece che di vetro, per assicurare l’assenza di impurità. Le ricerche sull’acqua vanno avanti in segreto per diversi anni, poiché durante la Guerra fredda, USA e URSS lavorano per aumentare le conoscenze scientifiche e tecniche del proprio Paese a scapito del contendente.

Gli scienziati russi scoprono che il nuovo tipo di acqua ha proprietà differenti da quelle dell’acqua fino ad allora conosciuta: la nuova acqua, ribattezzata acqua anomala, va in ebollizione a temperature tra 200 e 300° C e solidifica a temperature attorno ai -30° C formando una fase solida che affonda nell’acqua, al contrario del ghiaccio, avendo una maggiore densità rispetto alla fase liquida. L’acqua anomala risulta più viscosa e più densa, quasi un gel. Sembra essere più stabile dell’acqua comune e risulta difficile da prelevare dai capillari in cui si deposita.

Fedyakin a questo punto è pronto per presentare le sue scoperte al mondo accademico internazionale e lo fa nel 1966, in occasione di un congresso a Nottingham e in seguito in altri consessi americani. Nonostante il peso delle scoperte, i colleghi rimangono stupefatti e scettici e in seguito, nei laboratori dell’occidente si cerca di replicare gli esperimenti iniziati dai russi, ottenendo di volta in volta risultati analoghi, o solo acqua comune. Proprio la non replicabilità degli esperimenti dovrebbe creare seri dubbi sulla veridicità del lavoro fatto dagli scienziati russi, ma per alcuni anni gli scienziati sono come accecati da questa nuova sostanza e soprattutto da ciò che tale scoperta potrebbe implicare.

La poliacqua

La prima ipotesi è che l’acqua in determinate condizioni si comporti come se avesse una struttura polimerica in cui, oltre ai legami a idrogeno che tengono insieme le varie molecole, esistono altri legami più forti e stabili che rendono la nuova acqua simile appunto a un polimero,  Gli scienziati propongono una struttura in cui le molecole di acqua si legano tra loro come gli esagoni della cella di un alveare.

Per 12  anni oltre 500 articoli scientifici sulla nuova sostanza compaiono su riviste prestigiose come Nature e Science, in cui si discutono le proprietà fisiche e spettroscopiche della poliacqua, le possibili strutture e le applicazioni pratiche. I mass media fanno il resto diffondendo la notizia della scoperta che può essere toccata con mano da chiunque essendo una sostanza molto comune. Non mancano racconti e film sulla poliacqua che viene citata anche in una puntata della famosa serie “Star trek”.

Questa sostanza per molti potrebbe cambiare molte cose a livello pratico e negli anni 60 con l’avvento delle varie plastiche si inizia a pensare quali utilizzi la poliacqua possa avere. Si pensa a nuovi tipi di antigelo o ad agenti anti corrosivi.

Ovviamente c’è il rovescio della medaglia. E come ogni nuova scoperta., anche quella della poliacqua scatena tesi allarmistiche diffuse dagli stessi scienziati. In alcuni romanzi si paventa la catastrofe mondiale causata proprio da una sostanza simile alla strana acqua scoperta dai russi. Alcuni scienziati parlano della possibilità che questa nuova acqua possa trasformare gli oceani in gelatinosa acqua distruggendo la vita sulla Terra.

Ma come le cose iniziano, finiscono e la scoperta della poliacqua si rivela una clamorosa bufala.

Sono gli americani a capirlo, quando proprio un ricercatore americano effettua un’analisi spettroscopica della poliacqua e del proprio sudore e scopre che i due spettri sono gli stessi. Altre prove rivelano che le proprietà peculiari della poliacqua  sono dovute ad impurezze presenti nell’acqua condensata. La mazzata finale arriva grazie all’aumento della potenza dei calcolatori, a nuovi strumenti e conoscenze teoriche, anche la struttura esagonale proposta non trova fondamenti teorici per la sua esistenza, e nel 1973, Fedyakin pubblica su Nature un articolo in cui ammette che la poliacqua è solo acqua contaminata da impurità.

Anche quando ci sono scienziati di mezzo, spesso capita di cadere in errore e di sopravvalutare una scoperta, anche se in totale buona fede, l’eccessivo entusiasmo e le affrettate eco mediatiche possono fare si che un errore di valutazione si trasformi in una scoperta che può avere una grande influenza sulla vita di tutti i giorni.

Fortunatamente, la scienza non è dogmatica ma evolve, semina il dubbio e si mette in discussione.

Fonte: Queryonline